ServiceNow crolla nonostante i conti in crescita: l’effetto contagio investe CrowdStrike

di Alessandro Magagnoli pubblicato:
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A Wall Street non basta più crescere: la guidance sul portafoglio contratti e il lieve miss sugli utili fanno perdere a NOW quasi il 19%

ServiceNow crolla nonostante i conti in crescita: l’effetto contagio investe CrowdStrike
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Brutta sorpresa per ServiceNow

Brutta sorpresa per ServiceNow (NOW), che nel pre-market perde circa il 18,8% a 121,91 dollari. La flessione non deriva da una trimestrale propriamente debole: ricavi, raccolta contrattuale e domanda legata all’intelligenza artificiale continuano infatti a crescere a ritmi sostenuti.

Il problema è la distanza tra risultati comunque positivi e aspettative di mercato estremamente elevate.

Nel terzo trimestre i ricavi complessivi sono aumentati del 20,5% a 4,11 miliardi di dollari, mentre quelli da abbonamenti hanno raggiunto 3,99 miliardi, con una crescita del 21%.

Le obbligazioni contrattuali residue correnti, cioè i ricavi già contrattualizzati che dovrebbero essere contabilizzati nei prossimi dodici mesi, sono salite del 20,5% a 13,65 miliardi.

ServiceNow ha inoltre superato la parte alta della propria guidance trimestrale, alzando le previsioni annuali sui ricavi da abbonamenti e sul margine di free cash flow.

Il target 2026 relativo al valore contrattuale annuale generato dall’intelligenza artificiale è stato portato a 1,7 miliardi di dollari, il 70% in più rispetto all’obiettivo indicato all’inizio dell’anno.

Dove nasce allora la delusione

Il primo elemento negativo è l’utile rettificato per azione, pari a 1 dollaro, leggermente inferiore agli 1,02 dollari attesi.

La differenza è stata attribuita soprattutto ai minori proventi finanziari e ai maggiori costi del debito connessi all’acquisizione di Armis, più che a un deterioramento dell’attività operativa.

A preoccupare maggiormente è però la guidance sul cRPO, per il quale ServiceNow prevede nel quarto trimestre una crescita del 18,5%, in rallentamento rispetto al 20,5% registrato nel terzo trimestre e inferiore alle attese del mercato.

Il cRPO è considerato uno degli indicatori più importanti per valutare la visibilità futura di una società software basata sugli abbonamenti. Il dato non segnala una contrazione degli affari, ma una moderazione della crescita: sufficiente, tuttavia, a provocare una violenta revisione delle valutazioni quando il titolo incorpora aspettative molto ambiziose.

Il messaggio del mercato è quindi piuttosto netto: crescere del 18-20% non basta più se i multipli presuppongono un’accelerazione continua.

L’AI cresce, ma deve ancora giustificare le valutazioni

I dati sull’intelligenza artificiale sono incoraggianti. Il consumo in produzione delle soluzioni di agentic AI è aumentato di oltre tredici volte e le operazioni superiori a 5 milioni di dollari di nuovo valore contrattuale annuale sono cresciute di oltre il 135%.

Gli investitori, però, chiedono prove più evidenti della capacità di queste iniziative di tradursi rapidamente in ricavi aggiuntivi, mantenendo contemporaneamente elevati margini e crescita degli abbonamenti.

Si rafforza inoltre il timore che i nuovi strumenti di AI generativa possano ridurre il vantaggio competitivo delle piattaforme software tradizionali.

L’ingresso di modelli sempre più evoluti nei campi della programmazione, dell’automazione e della sicurezza informatica rende meno scontata la capacità degli operatori storici di conservare nel tempo prezzi e margini elevati.

CrowdStrike travolta dall’effetto domino

Le vendite si estendono così a CrowdStrike (CRWD), in calo di circa il 6,9% nel pre-market, nonostante la società non abbia pubblicato nuovi risultati.

Si tratta principalmente di un movimento “per simpatia”: gli investitori stanno riducendo l’esposizione all’intero comparto software e cybersecurity dopo le delusioni relative a ServiceNow e Fortinet. La correzione coinvolge anche Salesforce, Palo Alto Networks, Atlassian e Zscaler.

Nel caso di CrowdStrike, l’assenza di novità societarie rende il ribasso meno significativo dal punto di vista fondamentale. Il movimento evidenzia però quanto il titolo sia vulnerabile a una compressione dei multipli: quando le valutazioni sono elevate, basta un segnale di rallentamento proveniente da una società comparabile per innescare vendite preventive.

Non è quindi ServiceNow a dimostrare che CrowdStrike stia rallentando. È il mercato che sta attribuendo una probabilità maggiore a tre rischi comuni:

  • •

    crescita della spesa informatica aziendale meno brillante;

  • •

    concorrenza più intensa da parte dei nuovi strumenti basati sull’AI;

  • •

    difficoltà nel monetizzare l’intelligenza artificiale abbastanza rapidamente da giustificare le valutazioni.

Il crollo di ServiceNow appare dunque soprattutto come una crisi delle aspettative, non dei ricavi.

Ma proprio questa è la maggiore fragilità del settore: quando i prezzi incorporano già una crescita quasi perfetta, anche una trimestrale complessivamente positiva può trasformarsi in un passo falso molto pesante.

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Informazioni sull'autore:

Alessandro Magagnoli
Alessandro Magagnoli

Nato nel 1966, mi sono laureato a Londra in economia applicata presso la University of East London nel luglio 1991, per poi conseguire un Master of Science nella stessa disciplina al Queen Mary and Westfield College nell'agosto 1992. La mia passione per l'analisi tecnica è nata nel 1992, e nel maggio 1993 ho ottenuto il diploma in Technical Analysis rilasciato dalla Society of Technical Analysis (STA). Ho insegnato nei dipartimenti di econometria all'Università Bicocca e all'Università Cattolica.