Campari sotto pressione, gli USA sono il punto debole

di Simone Ferradini pubblicato:
3 min

Brusca flessione per Campari che cede quasi il 7% a 6,11 euro nonostante ricavi in crescita e in accelerazione nel terzo trimestre. Il mercato non ha però gradito la debolezza del Nord America e la previsione di vendite in calo negli USA nell'ultima parte dell'anno

Campari sotto pressione, gli USA sono il punto debole
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Dati nel complesso buoni ma c'è il problema USA

Ieri dopo la chiusura del mercato Campari ha comunicato i dati delle vendite al 30 settembre. I ricavi si attestano a 2,289 miliardi di euro, pari a una crescita organica del 2,9% a/a, con leggera accelerazione nel terzo trimestre (+3,4%). Indicazioni positive quindi ma, come spesso accade, il diavolo si nasconde nei dettagli. Andando infatti a scomporre i dati su base geografica scopriamo che il Nord America (36% dei ricavi del gruppo nei nove mesi) ha evidenziato un flessione organica del 2%: un risultato molto deludente dato che il consensus era per un +2,6%.

Che il Nord America sia il punto debole lo scopriamo anche analizzando le indicazioni per la parte finale del 2026 e per l'intero esercizio. La guidance viene confermata a vendite organiche a +3% circa (meglio del settore) e margine EBIT-rettificato in crescita organica. Il management rivede però le previsioni sui motori della crescita: più dinamica in Europa e più contenuta in Nord America, mentre negli USA è addirittura atteso "un marginale calo delle vendite nette".

Analisti delusi dal Nord America, Equita passa da buy a hold

A questo punto appare chiaro che l'ondata di vendite sul titolo è stata innescata da dati e prospettive peggiori delle attese in Nord America e in particolare negli USA. Gli analisti di Citigroup lo sottolineano, così come quelli di Equita che non hanno perso tempo e hanno peggiorato le valutazioni sul titolo: la raccomandazione passa da buy a hold e il prezzo obiettivo da 7,60 a 7,10 euro.

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L'analisi del grafico di Campari

L'affondo odierno allontana il titolo da 6,80-6,85 euro, massimi allineati che sin dall'estate 2025 impediscono alle quotazioni di lasciarsi alle spalle la fascia laterale in cui oscillano da ottobre 2024 e dare vita a un tentativo di inversione della tendenza ribassista in essere da fine 2021.

Campari deve ora guardarsi dal rischio di discese sotto 5,80-5,85, operazione che potrebbe anticipare un riavvicinamento alla parte basse del range di cui sopra a 5,10-5,30: conferme in tal senso sotto 5,67.

Concrete indicazioni positive sono attese solo a seguito del superamento di 6,50, prologo a un attacco ai 6,80-6,85. In caso di successo si aprirebbero scenari rialzisti molto interessanti in direzione di 7,90 almeno con obiettivo successivo a 8,60: conferme oltre 6,9360, minimo del settembre 2024.

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Informazioni sull'autore:

Simone Ferradini
Simone Ferradini

Nato a Firenze nel 1970. Laurea in Scienze Economiche e Bancarie all'Università di Siena con una tesi sulla gestione del passivo delle banche. Analista finanziario dal 1999 con esperienza nell'ambito dell'analisi fondamentale equity, dell'analisi tecnica e dellanalisi dei dati macroeconomici. Ha tenuto corsi di formazione per personale bancario su mercati e strumenti finanziari. Collabora con FTAOnline dal 2002 occupandosi di approfondimenti tecnici e macroeconomici. Dal 2013 iscritto all'albo dei giornalisti pubblicisti, contribuisce ai lanci del notiziario e redige articoli per il sito.