Asia-Pacific in negativo. A Tokyo Nikkei 225 perde lo 0,19%
pubblicato:Dopo una seduta in negativo per Wall Street (peggiore dei tre principali indici newyorkesi il Dow Jones Industrial Average, deprezzatosi dello 0,63% venerdì), alla riapertura degli scambi sui mercati asiatici la tendenza ribassista è stata confermata anche se si è fatta più contrastata. Il prezzo del petrolio è tornato a salire dopo che gli Usa hanno attaccato obiettivi militari di Teheran. Nonostante i nuovi scontri, che hanno visto coinvolti anche tre cacciatorpedinieri Usa nello Stretto di Hormuz, Donald Trump ha negato che sia in corso un'escalatione del conflitto e ha spiegato che il cessate-il-fuoco rimane effettivo. Come nota la Cnbc, gli investitori considerano i problemi alla supply chain globale dovuti al blocco di Hormuz come un rischio macroeconomico strutturale e non più come una volatilità temporanea. E la parola chiave tra gli operatori è ormai l'acronimo Nacho, Not A Chance Hormuz Opens ovvero non c'è possibilità che lo Stretto di Hormuz apra. Il clima alla fine altalenante per la regione si concretizza intanto in un indice indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso, appena sotto la parità.
Sul fronte valutario il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la divisa americana nei confronti delle altre dieci maggiori monete, è in marginale calo a fronte di uno yen in crescita di circa lo 0,10% sul biglietto verde. A Tokyo il Nikkei 225 perde lo 0,19% (fa anche peggio l'indice più ampio Topix, deprezzatosi dello 0,29%). Sul fronte macroeconomico, in marzo i salari medi totali sono aumentati in Giappone del 2,7% annuo, in frenata dal 3,4% di febbraio e sotto al 3,2% del consensus. I salari reali sono invece saliti dell'1,0% annuo contro il 2,0% di febbraio. Il dato è inferiore all'1,8% atteso ma per la prima volta dal 2021 segna tre mesi consecutivi in crescita.
Riflettori sull'incontro di settimana prossima tra Trump e Xi Jinping. La delegazione Usa che si recherà a Pechino per il summit di 14-15 maggio secondo la Cnbc potrebbe essere ridimensionata, visto che a causa del prolungarsi del conflitto in Medio Oriente verosimilmente ci sarà meno margine per risolvere questioni come i le tariffe commerciali o l'approvvigionamento di terre rare. Complessivamente in negativo le piazze cinesi. A meno di un'ora dallo stop agli scambi lo Shanghai Composite si muove poco sotto la parità, contro un declino intorno allo 0,60% per lo Shanghai Shenzhen Csi 300 e un progresso di circa lo 0,10% per lo Shenzhen Composite. Male Hong Kong: l'Hang Seng segna infatti una perdita di quasi l'1% (fa meglio l'Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell'ex colonia britannica per la Corporate China, comunque in flessione di circa lo 0,40%). A Seoul è superiore allo 0,20% la crescita del Kospi, mentre a Sydney è stato di un netto 1,51% il calo dell'S&P/ASX 200 in chiusura della sessione.
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