Asia-Pacific in negativo ma il Nikkei 225 guadagna lo 0,71%

di FTA Online News pubblicato:
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Dopo un deciso arretramento per Wall Street (peggiore dei tre principali indici newyorkesi il Dow Jones Industrial Average, deprezzatosi del 2,19% mercoledì), alla riapertura degli scambi sui mercati asiatici la tendenza in negativo è stata complessivamente confermata, anche se si è fatta maggiormente contrastata.

Sotto i riflettori la Federal Reserve (Fed) che, come previsto, ha confermato ancora i tassi d'interesse Usa sul range del 3,50%-3,75% raggiunto in dicembre con un taglio di 25 punti base. Nella sua seconda riunione da chairman la credibilità di Kevin Warsh è stata messa a dura prova. La decisione è arrivata con 9 voti a favore sui 12 totali (Lorie Logan, Beth Hammack e Neel Kashkari delle Fed di Dallas, Cleveland e Minneapolis hanno infatti chiesto un rialzo di 25 punti base).

Come già anticipato Warsh ha abbandonato la cosiddetta forward guidance ma la mancanza di una prospettiva futura, a fronte dell'ammissione che l'inflazione da almeno 63 mesi si trova sopra al 2% di target, ha avuto come reazione dai mercati un'impennata dei rendimenti dei Treasury e un indebolimento del dollaro. La tendenza alla fine ribassista per la regione si concretizza intanto in una contrazione di circa lo 0,20% per l'indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso.

Sul fronte valutario il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la divisa americana nei confronti delle altre dieci maggiori monete, è sostanzialmente invariato contro un modesto indebolimento dello yen sul biglietto verde. A Tokyo il Nikkei 225 guadagna lo 0,71% (segno opposto per l’indice più ampio Topix, deprezzatosi invece dello 0,54%).

Sul fronte macroeconomico, in luglio l'indice della fiducia dei consumatori è salito ulteriormente in Giappone a 34,9 punti dai 33,8 punti di giugno (33,6 punti in maggio), contro il progresso limitato a 34,2 punti atteso dagli economisti. Il dato resta comunque sotto la soglia di 50 punti che separa fiducia da pessimismo consecutivamente dal marzo 2006.

Complessivamente in negativo le piazze cinesi. A meno di un'ora dallo stop agli scambi Shanghai Composite e Shanghai Shenzhen Csi 300 perdono circa lo 0,30% e lo 0,40% contro una flessione di ben oltre l'1% per lo Shenzhen Composite.

Vira invece in positivo Hong Kong: l'Hang Seng è infatti in rialzo di circa lo 0,20% (segno opposto per l'Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell'ex colonia britannica per la Corporate China, in calo di quasi l'1%).

A Seoul è di oltre l'1% il ribasso del Kospi, mentre a Sydney è stato dello 0,78% il declino dell'S&P/ASX 200 in chiusura. Nel secondo trimestre 2026 l'indice dei prezzi all'export è cresciuto in Australia del 3,9% annuo, a fronte di un rialzo dell'1,1% su base sequenziale. L'indice dei prezzi all'import è invece salito del 5,7% sul precedente trimestre e del 6,2% annuo.

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