Fed più divisa, mercati più nervosi: i rialzi dei tassi restano sul tavolo
pubblicato:Bond in allarme, Wall Street corregge: petrolio e boom dell'IA alimentano le pressioni sui prezzi

Fed ferma, ma il mercato capisce che i rialzi non sono affatto finiti
La Federal Reserve ha lasciato invariati i tassi d'interesse nell'intervallo 3,50%-3,75%, come ampiamente previsto dal mercato.
La vera sorpresa è arrivata però dal voto interno al FOMC: tre presidenti di Fed regionali (Cleveland, Minneapolis e Dallas) hanno votato per un rialzo immediato di 25 punti base, il primo caso dal 2016 in cui tre membri dissentono nella stessa direzione su una decisione di politica monetaria.
Il risultato è che la Fed appare oggi molto più divisa rispetto ai mesi scorsi e la pressione per un nuovo rialzo dei tassi sta aumentando.
Warsh non chiude la porta a nuovi rialzi
Il presidente Kevin Warsh ha ribadito l'impegno della banca centrale nel riportare l'inflazione verso il target del 2%, ma ha anche ammesso che il processo richiederà tempo.
Il messaggio è stato chiaro: la Fed non dispone di una "bacchetta magica" per ridurre rapidamente l'inflazione e, soprattutto, non considera conclusa la fase restrittiva.
Warsh ha inoltre sottolineato come il forte aumento dei rendimenti di mercato abbia già prodotto un irrigidimento delle condizioni finanziarie anche senza modificare il tasso ufficiale.
Questo ha consentito alla banca centrale di attendere ancora qualche settimana prima di intervenire.
Il mercato obbligazionario lancia un segnale molto più preoccupante
La reazione dei Treasury è stata molto significativa.
Mentre il rendimento del Treasury a due anni è sceso leggermente, quello del trentennale è balzato fino al 5,23%, il livello più elevato dal 2007, registrando il maggiore rialzo giornaliero degli ultimi dodici mesi.
È un messaggio che va oltre la decisione della Fed.
Gli investitori stanno chiedendo un premio sempre più elevato per finanziare il debito americano, segnale che il mercato ritiene probabile una fase di inflazione strutturalmente più elevata, accompagnata da tassi destinati a rimanere alti molto più a lungo rispetto a quanto ipotizzato fino a pochi mesi fa.
Petrolio e intelligenza artificiale alimentano le pressioni inflazionistiche
Secondo diversi membri del FOMC, i rischi inflazionistici non derivano più soltanto dai dazi o dal mercato del lavoro.
Le nuove fonti di pressione sono principalmente due:
- •
l'aumento dei prezzi energetici, tornati a salire dopo la ripresa delle tensioni tra Stati Uniti e Iran;
- •
gli enormi investimenti nell'intelligenza artificiale, che stanno generando una domanda eccezionalmente elevata di chip, data center, energia elettrica e infrastrutture.
Proprio quest'ultimo punto rappresenta una novità importante.
Alcuni esponenti della Fed ritengono che il boom dell'IA stia creando un livello di domanda che l'offerta fatica ad assorbire, contribuendo così a mantenere elevate le pressioni sui prezzi.
Wall Street paga il rialzo dei rendimenti
La combinazione tra una Fed ancora prudente e un deciso aumento dei rendimenti obbligazionari ha penalizzato soprattutto il mercato azionario.
Il Dow Jones ha perso oltre 1.100 punti (-2,2%), mentre anche il Nasdaq e il comparto dei semiconduttori hanno registrato forti vendite.
L'elemento più preoccupante per gli investitori non è stato tanto il mancato rialzo dei tassi quanto la consapevolezza che la Fed potrebbe essere costretta a intervenire nelle prossime riunioni se l'inflazione non mostrerà segnali convincenti di rallentamento.
Il grafico del Dow Jones entra in una fase molto delicata
Dal punto di vista tecnico, il quadro si è deteriorato sensibilmente.
Il ribasso successivo alla riunione della Fed ha riportato il Dow Jones a contatto con la neckline di un possibile testa e spalle ribassista, coincidente anche con la media mobile esponenziale a 50 giorni, in area 51.600 punti.
![]()
Per il momento si tratta soltanto di un test del supporto, non di una rottura confermata. Tuttavia, una chiusura sotto questo livello aumenterebbe sensibilmente il rischio che la figura venga completata, aprendo spazio a una correzione più profonda.
Al contrario, una rapida reazione sopra la neckline indebolirebbe l'ipotesi ribassista e confermerebbe che il movimento delle ultime settimane è soltanto una fase di consolidamento all'interno del trend rialzista di medio periodo.
Le prossime settimane saranno decisive
La Fed ha scelto di attendere, ma il messaggio uscito dalla riunione è più restrittivo di quanto suggerisca il semplice mantenimento dei tassi.
Tre governatori chiedono già un rialzo, i rendimenti obbligazionari continuano a salire e le nuove fonti di inflazione — dal petrolio agli investimenti nell'intelligenza artificiale — rendono sempre più difficile riportare rapidamente l'inflazione al 2%.
Per i mercati significa che la fase di "higher for longer" è tutt'altro che terminata. Le prossime due rilevazioni sull'inflazione, prima della riunione di settembre, saranno probabilmente decisive per capire se la Fed potrà continuare ad attendere oppure sarà costretta a riprendere il ciclo di rialzi.
Dal punto di vista tecnico, anche il Dow Jones è arrivato su un supporto chiave: la tenuta della neckline del possibile testa e spalle potrebbe fare la differenza tra una semplice correzione e un'inversione più significativa del trend.
Sul canale Telegram Econotrade Insights troverai gli aggiornamenti sull'andamento dei mercati, segnali operativi e commenti esclusivi per gestire i prossimi movimenti, richiedi la tua prova gratuita scrivendo a info@ftaonline.com