Nasdaq 100 respinto dai massimi: possibile shooting star mentre volano i rendimenti
pubblicato:Il pattern è ancora provvisorio: soltanto la chiusura e la successiva rottura dei minimi della candela fornirebbero una conferma ribassista per il Nasdaq 100

Il Nasdaq 100, osservato attraverso il CFD giornaliero, cambia direzione dopo avere tentato di superare i precedenti massimi storici.
Il movimento intraday sta dando origine a una possibile shooting star, candela caratterizzata da un corpo contenuto e da una lunga ombra superiore.
Il pattern segnala che i compratori sono inizialmente riusciti a spingere i prezzi sopra la precedente area di massimo, ma non hanno mantenuto il controllo del mercato.
Il successivo arretramento mostra infatti la presenza di venditori sui nuovi record.
La seduta non è però ancora terminata e la candela potrebbe assumere una fisionomia diversa nelle ore che mancano alla chiusura.
Anche qualora la shooting star venisse confermata, sarebbe necessario attendere una successiva discesa sotto il suo minimo prima di attribuirle un’effettiva valenza ribassista.
Tecnologia inizialmente positiva, poi prevalgono i rendimenti
Nella prima parte della seduta, tecnologia e semiconduttori avevano permesso ai principali indici statunitensi di mantenersi in territorio positivo.
La forza del comparto continuava a riflettere le aspettative legate agli investimenti nell’intelligenza artificiale e le indicazioni favorevoli provenienti dalla domanda di chip.
Il clima è però cambiato con il nuovo aumento dei rendimenti obbligazionari e con la pubblicazione di dati manifatturieri inferiori alle attese.
Il rendimento del Treasury decennale sale di 5 punti base al 5,33%, raggiungendo i livelli più elevati dal 2007. Il trentennale avanza della stessa entità al 5,68%, sui massimi dal 2002.
Il rendimento del titolo a due anni si muove invece in controtendenza, arretrando di un punto base al 4,88%. La curva dei rendimenti diventa quindi più ripida: un segnale che riflette non soltanto le attese sulla politica monetaria, ma anche la richiesta di un premio maggiore per detenere debito americano sulle scadenze più lunghe.
Un sell-off obbligazionario globale
Il rialzo dei rendimenti non riguarda soltanto gli Stati Uniti. Negli ultimi mesi il movimento è stato eccezionalmente generalizzato, nonostante le principali economie si trovino in fasi differenti dei rispettivi cicli.
Gli acquirenti sono rimasti in larga parte ai margini e la dispersione tra i vari mercati obbligazionari è risultata relativamente contenuta. Il fenomeno suggerisce la presenza di fattori comuni:
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inflazione più persistente del previsto;
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aumento dei prezzi dell’energia;
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emissioni pubbliche e private molto elevate;
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minore domanda strutturale da parte delle banche centrali;
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crescita del premio richiesto dagli investitori sulle scadenze più lunghe.
Per i titoli tecnologici, l’aumento dei rendimenti reali e nominali è particolarmente rilevante. Gran parte del loro valore dipende infatti da utili attesi nel futuro, che vengono scontati a tassi progressivamente più elevati.
Il petrolio alimenta i timori sull’inflazione
A contribuire alla nuova pressione sui rendimenti è anche il petrolio. Il mercato continua a valutare le tensioni in Medio Oriente e la mancanza di progressi sul fronte diplomatico.
Secondo alcune indicazioni, la Cina avrebbe inoltre sospeso le esportazioni di prodotti petroliferi raffinati. Se confermata e prolungata, la decisione potrebbe ridurre ulteriormente la disponibilità di carburanti sui mercati internazionali.
Il rincaro dell’energia mantiene alta l’attenzione sui rischi inflazionistici. Prezzi più elevati per petrolio, carburanti e trasporti possono trasferirsi sui costi delle imprese e sui prezzi finali, rendendo più difficile il ritorno dell’inflazione verso l’obiettivo della Federal Reserve.
Il Nasdaq si trova quindi stretto tra due forze contrapposte: da una parte la crescita degli utili e degli investimenti legati all’AI; dall’altra un costo del capitale sempre più elevato.
ISM manifatturiero sotto le attese
Il quadro macroeconomico offre segnali contrastanti. L’indice ISM manifatturiero scende a 54,5 punti a settembre, dai 54,6 di agosto, mentre il mercato prevedeva un aumento a 55.
∅Il settore rimane comunque in territorio di espansione per il nono mese consecutivo.
Non si tratta quindi di un dato recessivo, ma di un’indicazione leggermente inferiore alle aspettative in un momento nel quale i rendimenti a lunga scadenza continuano a salire.
Anche la lettura finale dell’S&P Global Manufacturing PMI viene rivista al ribasso di 1,1 punti, a 55,9.
La combinazione tra attività economica ancora espansiva, dati leggermente meno brillanti e rendimenti in aumento è particolarmente scomoda per il mercato azionario.
Se i tassi salgono anche in presenza di indicatori economici più deboli, significa che la pressione sul mercato obbligazionario non dipende soltanto dalla forza della crescita.
Il mercato del lavoro resta solido
Dal mercato del lavoro arrivano invece indicazioni di tenuta. Le nuove richieste settimanali di sussidi di disoccupazione si attestano a 197.000 unità, sotto le 200.000 previste e le 198.000 della settimana precedente.
Le richieste continuative scendono a 1,70 milioni, contro gli 1,73 milioni attesi, raggiungendo il livello settimanale più basso degli ultimi tre anni e mezzo.
Anche i licenziamenti rilevati da Challenger diminuiscono del 20% su base annua e registrano il valore più basso per un mese di settembre dal 2022.
I dati confermano che la stretta monetaria non ha ancora prodotto un deterioramento significativo dell’occupazione. Questa solidità limita però lo spazio della Federal Reserve per adottare una linea più accomodante.
Attesa per il rapporto sull’occupazione
L’attenzione si sposta ora sul rapporto ufficiale relativo al mercato del lavoro di settembre, in calendario venerdì.
Le stime indicano la creazione di 90.000 nuovi posti di lavoro non agricoli, dopo i 162.000 di agosto. Il tasso di disoccupazione è atteso stabile al 4,1%, mentre i salari medi orari dovrebbero crescere dello 0,3% su base mensile.
Un dato molto superiore alle attese potrebbe alimentare nuovi rialzi dei rendimenti e aumentare la pressione sul Nasdaq. Una lettura moderatamente più debole potrebbe invece offrire sollievo al mercato obbligazionario.
Un crollo improvviso dell’occupazione non sarebbe necessariamente positivo: ridurrebbe le pressioni sui tassi, ma aumenterebbe i timori sulla crescita economica e sugli utili societari.
Kashkari: non è chiaro fino a dove debbano salire i tassi
Resta centrale anche il dibattito all’interno della Federal Reserve. Il presidente della Fed di Minneapolis, Neel Kashkari, ha dichiarato di non sapere fino a quale livello debbano salire i tassi per raffreddare adeguatamente le pressioni sui prezzi.
Kashkari ha ribadito la necessità di riportare l’inflazione verso l’obiettivo e ha sottolineato che l’intelligenza artificiale non rappresenta l’unico fattore alla base della crescita economica.
Nel corso della giornata sono previsti anche gli interventi di Christopher Waller, Philip Jefferson, Michelle Bowman, Lisa Cook e John Williams. Il mercato cercherà indicazioni sulla disponibilità della Fed a tollerare rendimenti così elevati e sull’eventualità di nuovi rialzi dei tassi ufficiali.
Analisi tecnica: falsa rottura dei massimi?
Il Nasdaq 100 ha raggiunto un massimo intraday vicino a 30.920 punti, superando temporaneamente la precedente area record compresa tra 30.750 e 30.800 punti. Il ritorno sotto questa fascia configura per il momento un tentativo di breakout fallito.
Se la seduta terminasse con una lunga ombra superiore e una chiusura in prossimità degli attuali 30.400 punti, la shooting star assumerebbe una fisionomia piuttosto chiara. Il pattern sarebbe reso più significativo dalla sua comparsa sui massimi storici e dopo il rapido rialzo partito da area 29.000.
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La conferma ribassista richiederebbe tuttavia la violazione del minimo della candela, attualmente vicino a 30.300 punti. Sotto questa soglia aumenterebbe il rischio di una correzione verso:
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30.000 punti, primo supporto psicologico;
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29.600-29.650 punti, dove transita la media mobile esponenziale a 50 giorni;
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29.050-29.100 punti, area della media mobile a 100 giorni;
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28.700-28.800 punti, in caso di accelerazione della discesa.
Finché l’indice resta sopra le medie mobili esponenziali a 50 e 100 giorni, la tendenza di fondo rimane comunque rialzista. La shooting star segnalerebbe quindi inizialmente il rischio di una correzione, non necessariamente l’avvio di un’inversione strutturale.
Sopra 30.920 il pattern verrebbe negato
Lo scenario negativo perderebbe rapidamente significato in caso di ritorno sopra 30.750-30.800 punti e verrebbe sostanzialmente negato con il superamento del massimo intraday a 30.920 punti.
Una chiusura sopra questa soglia confermerebbe la rottura dei precedenti massimi storici e potrebbe aprire spazio verso 31.200-31.300 punti, con estensioni successive in area 31.500.
Il mercato si trova quindi davanti a uno snodo molto chiaro: sopra 30.920 riprenderebbe il trend rialzista, mentre la conferma sotto 30.300 trasformerebbe il tentativo fallito sui massimi in un segnale correttivo più credibile.
La forma definitiva della candela e la reazione del mercato ai dati sull’occupazione saranno determinanti per stabilire quale dei due scenari prevarrà.
La shooting star potrebbe coincidere con il massimo di onda B
La possibile shooting star assume un significato ulteriore se inserita in una lettura secondo la teoria delle onde di Elliott. Il ribasso sviluppato dal massimo di inizio giugno fino al minimo di fine luglio appare infatti articolato in tre segmenti, caratteristica compatibile con un’onda A correttiva.
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Il successivo recupero può essere a sua volta suddiviso in tre movimenti e avrebbe riportato il Nasdaq 100 leggermente sopra il punto di partenza della precedente discesa.
Il massimo intraday a 30.920 punti potrebbe quindi coincidere con la conclusione dell’onda B di un possibile flat , figura correttiva formata secondo la successione 3-3-5.
Se questa interpretazione fosse corretta, mancherebbe ancora un’onda C ribassista, normalmente più direzionale e articolata in cinque segmenti. La sua ampiezza non può essere stabilita in anticipo, ma alcuni riferimenti possono essere ricavati dalla lunghezza dell’onda A.
Una prima estensione pari al 61,8% di A indicherebbe un obiettivo orientativo nell’area 28.600-28.700 punti. Se invece l’onda C replicasse interamente l’ampiezza di A, il target cadrebbe approssimativamente tra 27.100 e 27.300 punti, molto vicino al minimo di fine luglio e al supporto orizzontale indicato sul grafico.
Nel caso tipico di un flat espanso, C può anche raggiungere 1,618 volte l’ampiezza di A. Questa proiezione condurrebbe verso area 24.800-25.000 punti, ma rappresenta per ora uno scenario estremo e non lo sviluppo più probabile in assenza di conferme intermedie.
Il conteggio resta comunque soltanto un’ipotesi. Un primo segnale a favore dell’avvio di onda C arriverebbe con la violazione del minimo della shooting star in area 30.300 punti. Il quadro diventerebbe più credibile sotto 30.000 e soprattutto con la perdita della media mobile a 50 giorni, attualmente vicina a 29.640 punti.
La rottura della media mobile a 100 giorni, passante intorno a 29.080 punti, rappresenterebbe una conferma strutturale più forte e renderebbe realistico un ritorno verso 28.600 e successivamente verso 27.100-27.300 punti.
Al contrario, il superamento stabile di 30.920 punti dimostrerebbe che il massimo attribuito a B non è ancora definitivo. Una prosecuzione decisa sopra 31.000-31.200 punti, senza una rapida inversione, indebolirebbe sensibilmente l’ipotesi del flat e imporrebbe di rivedere il conteggio.
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