Borsa in calo. Vendite diffuse, male banche e moda

di FTA Online News pubblicato:
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Listini azionari italiani, europei e statunitensi in netto ripiegamento oggi, in una seduta caratterizzata da vendite diffuse sui titoli di Stato delle maggiori economie, da un rimbalzo al rialzo delle quotazioni del petrolio greggio e da un clima risk-off in espansione su diverse classi di attivi.

Gli indici azionari americani arretrano: S&P 500 -0,28%; NASDAQ -0,28%; Dow Jones -0,5%.

Fanno anche peggio i mercati azionari europei: EURO STOXX 50 -1,48%; Londra (FTSE 100) -1,73%; Francoforte (DAX) -0,94%; Parigi (CAC 40) -1,62%; Madrid (IBEX 35) -2,28%.

In netto calo anche Piazza Affari: FTSE MIB -2,21%, FTSE Italia All-Share -2,2%, FTSE Italia Mid Cap -1,64%, FTSE Italia STAR -0,66%.

L’euro mostra una decisa debolezza su un dollaro che si rivela come uno dei pochi safe haven in un clima generale di avversione al rischio: EUR/USD segna 1,12046 (-0,74%) e il l’euro arretra anche su yen (-0,72%) e franco svizzero (-1,38%).

Il sell-off sui titoli di Stato europei e globali spiega buona parte della seduta di oggi. Al termine il rendimento del BTP decennale segna un balzo di ben 12 punti base al 4,69%, lo spread sul Bund torna a 118 punti base su livelli che non si vedevano dall’inizio del 2025 e apre una divaricazione sui titoli di Stato tedeschi che non si vedeva da tempo: oggi in chiusura il rendimento del Bund tedesco flette di 5 punti base al 3,52% e riscopre a Berlino uno dei pochi rifugi per gli investitori in un mercato molto avverso.
Balza di 11 punti base anche il rendimento dell’OAT francese al 4,92% nella giornata: la presentazione del budget 2027 da 54 miliardi di euro da parte del premier Sebastien Lecornu e le contemporanee dure proteste degli studenti d’Oltralpe sono un altro elemento fondamentale della seduta odierna dei mercati.

A Piazza Affari influisce particolarmente sui listini il peso relativo del comparto prociclico del credito che, come spesso accade, veicola sui listini generali il nervosismo degli operatori: FTSE Italia Banche a -3,94%, anche in Europa prevalgono le vendite sul settore con un Euro Stoxx Banks in flessione del 3,66%.
A Milano sotto pressione un po’ tutti gli istituti: Unicredit -4,07%, Intesa -4,02%, MPS -3,74% Di fronte a vendite così diffuse passano temporaneamente in secondo piano i temi del risiko (per esempio i segnali di MPS a Unicredit).

In rosso Generali -2,08 che ieri ha approvato (a quanto pare senza l'unanimità del cda) la fusione per incorporazione di Alleanza Assicurazioni in Generali Italia. L'operazione rientra nel percorso strategico di razionalizzazione della Country Italia e punta a garantire la salvaguardia del marchio, dell'identità e della rete distributiva di Alleanza. Male nel settore assicurativo anche Unipol (-2,83%).

Molto venduto anche il settore ciclico della moda con Brunello Cucinelli in flessione del 2,73% e Moncler che cede il 2,8% Tra le poche performance positive quelle del settore microchip-AI forse incoraggiato dai risultati brillanti della società delle memorie Micron sulla quale però a New York oggi prevalgono le vendite: Technoprobe +2,73%, Prysmian +2,22%, STM +1,58%. Petrolio in deciso rialzo anche se lontano ancora dai recenti massimi: il Brent segna 101,1 dollari al barile (+3,13%). Il WTI cresce meno e si porta a 92,02 dollari al barile (+1,77%), un altro settore, quello dell’energia in cui l’Europa rischia di rimanere indietro rispetto agli Stati Uniti. In rialzo anche il gas naturale con il TTF olandese a 73,075 €/MWh (+0,99%).

Prosegue la correzione di Telecom Italia -1,59% dopo che la riapertura dell'OPAS di Poste Italiane -3,2% si è chiusa con adesioni totali pari all'85,822%, quindi non ha raggiunto il 90% necessario per il delisting. Ieri il cda di Telecom ha preso atto della comunicazione di avvio dell'esercizio dell'attività di direzione e coordinamento da parte di Poste Italiane.

Eni guadagna lo 0,04%, il gruppo ha annunciato il completamento del riassetto azionario di Plenitude. L'operazione è avvenuta tramite un aumento di capitale non proporzionale pari a 1,56 miliardi di euro, che ha riconosciuto un Equity Value al 100% di Plenitude pre-money pari a 10,75 miliardi di euro (circa 13,1 miliardi di euro in termini di Enterprise Value). A seguito del perfezionamento dell’operazione, il capitale sociale di Plenitude è detenuto da Eni (65,03%), Ares (26,24%) ed EIP (8,73%).

Recupera terreno l’oro dopo i recenti cali e torna a 4.1790 dollari l’oncia (+0,34%).

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