Forti vendite sui titoli di Stato, volano i rendimenti dei BTP e non solo

di Giovanni Digiacomo pubblicato:
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Sorvegliato speciale l’OAT francese nel giorno di un budget all’insegna dei tagli. La pressione dei bond vigilantes è però generale e non risparmia Stati Uniti e Giappone

Forti vendite sui titoli di Stato, volano i rendimenti dei BTP e non solo
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Nervi a fior di pelle sui mercati del debito pubblico anche oggi. La penultima seduta di questa ottava di Borsa scarica le tensioni globali irrisolte su vari fronti sui titoli di Stato con vendite impetuose a 360 gradi che sono molto di più di un segnale dei bond vigilantes, sono una stridula sirena d’allarme.

Tanto che, nonostante i rendimenti di emissioni sovrane di primario interesse volino ormai su livelli decisamente interessanti, molti operatori ritirano la mano scottati.

Titoli di Stato, un coltello che cade...

Un vecchio adagio di Borsa suggerisce sempre di non prendere con la mano il coltello che cade e il ragionamento è particolarmente adatto agli obbligazionisti in queste ore: il rendimento schizza alle stelle e si fa goloso, ma questo significa anche che i prezzi dei titoli di Stato precipitano e metterli ora in portafoglio potrebbe generare rapidamente pesanti svalutazioni.

Qualcuno probabilmente avrà iniziato a questo punto a fare i conti in tasca ai grandi investitori del sovereign, come banche, assicurazioni e fondi...

Titoli di Stato: OAT francese sotto pressione nel giorno di un difficile budget

Uno degli esempi più caldi del momento il rendimento dell’OAT francese a 10 anni vola al 4,89% in queste ore, ma il future su questo titolo, che riflette quindi l’andamento speculare dei prezzi, è passato dagli oltre 120 euro di inizio anno a 108,58 euro.

Quindi, per fare il quadro, i prezzi dei titoli del debito francese scivolano su minimi storici, mentre il rendimento del decennale con il massimo di qualche ora fa al 4,963% ha rivisto livelli che non si vedevano dalla metà del 2002!

Oggi l’attenzione è concentrata su Parigi per via della presentazione del budget del premier Sebastien Lecornu che ha già promesso interventi per 54 miliardi di euro, ossia altrettanti tagli che potrebbero venire dal delicatissimo dossier delle pensioni, dal congelamento dei salari pubblici e da riforme al sistema dei congedi per malattia.

La Francia deve assolutamente ridurre il deficit che nel 2025 è stato del 5,1% del Pil, ossia 152,5 miliardi di euro. Dati recentissimi indicano che il debito pubblico di Parigi ha raggiunto il record di 3.596 miliardi di euro a fine giugno, quindi circa il 119% del Pil. Rimettere a posto i conti e riconquistare la fiducia dei mercati da tempo richiede verosimilmente delle misure lacrime e sangue: ampli stralci pubblicati dalla stampa nazionale confermano un congelamento delle prestazioni alle famiglie nel 2027 al livello di quest’anno, tagli per 600 milioni alle spese per il riavvio delle scuole, aumenti dell’IVA (la TVA locale) per oltre 7 miliardi di euro sul livello di quest’anno; poi l’imposta sui redditi in aumento di 5,7 miliardi, imposte sulle società invece in calo di 1,8 miliardi.
Il gettito fiscale dovrebbe crescere di 18 mld a 375,7 mld.

Circa 600 milioni dovrebbero venire dal contributo dei redditi più elevati, dovrebbe diminuire di oltre mille unità il numero di dipendenti pubblici, ma dovrebbe crescere di 8,5 miliardi la spesa in armamenti.
Tagli previsti anche per gli incentivi alle rinnovabili e un prelievo straordinario da 1,4 miliardi sulle giacenze in CDC. Gli annunci - mentre l'esecutivo presenta il progetto di budget - sono accompagnati da subito da accese proteste nei licei e nelle università, con le immagini dell’incendio al liceo di Nantes che fanno il giro del mondo.

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Titoli di Stato, ma le vendite sono diffuse in Europa, America e Giappone

In queste ore però l’allarme inviato dai mercati dei titoli di Stato va ben oltre i confini francesi. Dopo i dati allarmanti di ieri sui livelli dell’inflazione in Europa (a settembre 4,9% in Spagna, 4,2% in Italia) i premi al rischio non cessano di riadattarsi a uno scenario in deterioramento.

Il pessimismo viene anche dai prezzi dell’energia che spingono ancora in queste ore. Nonostante i flussi dal Medioriente in qualche maniera migliorino le quotazioni del petrolio volano ancora alte: il Brent passa di mano a 100,64 dollari (+2,66%); il WTI a 92,47 dollari (+2,26%).

È la promessa di nuove pressioni sui bilanci pubblici, sulla propensione al consumo, sulla crescita. Così nell’Eurozona le vendite sul debito sovrano si consolidano.

Il rendimento del BTP decennale balza al 4,66% di altri 8 punti base: ha già toccato un massimo al 4,727% su un livello che non si vedeva da tre anni.

Il Bund tedesco segna un rialzo del rendimento di 3 punti base al 3,59% Lo spread BTP/Bund a 107 punti base ci riporta al maggio 2025.

Finisce molto rapidamente anche la finestra di ottimismo sull’economia USA portata ieri da un’inflazione PCE inferiore alle attese (ma comunque su un 3,4% bene superiore al target del 2%) e da un Pil del secondo trimestre oltre il consensus su un +2,2%

Il selloff sui bond è globale: il rendimento del Treasury a 10 anni in queste ore è al 5,317%, quello sui 309 anni è al 5,657%. Anche il rendimento dei decennali giapponesi vola al 3,10%.

Anche a Tokyo, e forse più che altrove, il budget è messo sotto pressione dai rincari dell’energia (in gran parte importata proprio dal Medioriente) e il governo deve gestire manovre politicamente difficili per tenere in equilibrio i conti pubblici per questo ha indetto sessioni parlamentari straordinarie particolarmente sfidanti.

Nel Regno Unito il rendimento del GILT a 10 anni segna un balzo al 5,423% in queste ore: il massimo intraday a 5,538% riportai ai livelli di inizio 2007...

Ma la pressione sui conti pubblici e la politica compone una narrazione valida anche per la Francia o gli Stati Uniti e per gran parte dei Paesi occidentali.

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Gli States hanno un debito pubblico da oltre 40 mila miliardi di dollari a quasi il 123% del Pil e un deficit/Pil che l’anno scorso è stato del 5,9%: il prezzo della benzina schizzato a 4,41 dollari al gallone è una spada di Damocle sempre più affilata che pende sulle prossime elezioni di Midterm di novembre. Le riserve strategiche di petrolio greggio USA sono passate da 413 milioni di barili a marzo a 285 milioni di barili... La situazione è simile in molti altri sistemi economici.

Pesano sulla politica di certo le manovre lacrime e sangue francesi in vista del prossimo anno in cui si voterà per un nuovo Presidente.

Di certo la strada per l’uscita dalla crisi oggi appare davvero in salita.

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Informazioni sull'autore:

Giovanni Digiacomo
Giovanni Digiacomo

Giornalista professionista con oltre venti anni di esperienza in ambito economico e finanziario. Supporta il notiziario economico-finanziario di FTA Online News con lanci, commenti, approfondimenti, analisi e interviste sui principali mercati e le più importanti asset class. Ha seguito per il sito di Borsa Italiana tematiche finanziarie come la crisi del debito sovrano europeo e la diffusione delle criptovalute. Si occupa di sostenibilità e innovazione per il Quinto Ampliamento e per il Journal di Message Group.