Unicredit, ancora sotto i riflettori il dossier Commerzbank

di Giovanni Digiacomo pubblicato:
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Il via libera della BCE potrebbe sbloccare il consolidamento delle quote tedesche poco dopo i conti del trimestre, ma ogni passo ulteriore sul dossier passerà probabilmente prima dal negoziato con il governo

Unicredit, ancora sotto i riflettori il dossier Commerzbank

Dopo un rally di oltre il 50% dai minimi di marzo il titolo di Unicredit ha avviato una fase interlocutoria di probabile consolidamento e viaggia oggi a 83,42 euro (-0,44%). L’azione, in trend lievemente calante dai top di agosto a 86,42 euro, si è sostanzialmente riattestata sui valori di inizio luglio.

Le azioni hanno leggermente sottoperformato l’andamento delle banche del Ftse MIB sintetizzabile dall’ETF WisdomTree FTSE MIB Banks (codice ISIN XS3306519201) che però ha le sue caratteristiche peculiari e comunque non mostra movimenti troppo distanti da quelli della banca di Piazza Gae Aulenti (vedasi grafico più giù), nonostante il comparto bancario presente nel paniere principale di Milano sia in gran parte interessato dalle partite di un risiko che per ora lascia in posizione periferica di ‘osservatore’ la stessa Unicredit.

Unicredit, ancora sotto i riflettori il dossier Commerzbank

Unicredit, ancora rumors su Commerzbank: ecco la situazione

D’altronde la banca guidata dall’ad Andrea Orcel ha un dossier peculiare tutto da gestire in Germania dove la conquista d Commerzbank deve ancora superare alcune tappe essenziali, a partire dal via libera della BCE che dovrebbe arrivare dalla terza settimana di ottobre in poi, se si calcolano i 60 giorni lavorativi dalla fine di luglio, quando è arrivato l’ok della Bafin tedesca (lo Consob teutonica). Il gruppo potrà avviare il consolidamento delle quote di ‘quasi controllo’ della banca di Fraconforte solo dopo l’ok dell’Eurotower.

Di che partecipazioni parliamo? Dopo l’offerta di scambio terminata lo scorso 3 luglio con adesioni nettamente superiori alle previsioni, Unicredit ha diritti di voto per circa il 49,64% di Commerzbank (sul nuovo capitale della banca tedesca post buyback al 30 agosto scorso) e in assemblee con il 42% del capitale presente potrebbe facilmente avere la meglio, ma l’accento per ora sembra posto sul confronto con il governo tedesco, azionista al 13,27% della banca e quindi secondo grande azionista in un gruppo in cui per il resto il capitale è diviso tra passivi e piccoli soci.

Nel frattempo Unicredit ha incassato, appena lo scorso 8 settembre il via libera della BCE sull’applicazione del Danish Compromise al consolidato, con il risultato di un beneficio di ben 52 punti base sul CET1 ratio, che su asset ponderati per il rischio di oltre 308 miliardi a fine giungo significherebbe 1,6 miliardi di capitale primario in più.

Ora lo scenario di dialogo e cauta convergenza tra Unicredit e il governo tedesco è stato scosso dal recente articolo del Financial Times secondo il quale Piazza Gae Aulenti potrebbe stringere più rapidamente del previsto sulla presa di controllo di Commerzbank spingendo per un’assemblea straordinaria no per il 19 maggio 2027, ma già all’inizio del prossimo anno, a gennaio.

In quell’occasione Unicredit potrebbe in teoria presentare **una lista di maggioranza e sostituire i 10 dei 20 membri del consiglio di sorveglianza non nominati dai dipendenti.

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Unicredit, il 21 ottobre i risultati trimestrali

Unicredit non ha ovviamente commentato i rumors, oltretutto è già in black-period mancando meno di 30 giorni al prossimo 21 ottobre, quando saranno approvati i dati del terzo trimestre e dei nove mesi e ci sarà probabilmente un aggiornamento al mercato sui dossier più caldi del gruppo. Il consensus degli analisti su questo periodo intermedio sarà diffuso nei prossimi giorni, ma intanto è nota la guidance 2026 che prevede:

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    Utile netto 2026 a ben oltre 11 miliardi (11,5 mld al netto degli oneri straordinari di integrazione)

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    Un costo del rischio in calo tra 15 e 20 punti base

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    Un CET 1 ratio che a questo punto dovrebbe essere intorno al 15% con l’approvazione del Danish Compromise

I fondamentali del gruppo restano insomma uno dei punti di riferimento e dei driver di prezzo da non perdere di vista.

Vale la pena di segnalare il recente report di Mediobanca (outperform, tp a € 124) che valuta come improbabile un’altra offerta su Commerz (che potrebbe per esempio scattare in caso di acquisti di grossi pacchetti fuori mercato): costringerebbe a riconoscere agli azionisti il prezzo migliore e aggiornato con oneri crescenti del deal. La banca di piazzetta Cuccia ribadisce l’idea che la fusione inversa HVB in Commerzbank sia la strada migliore in termini di impatto economico.

Ma a oggi i tempi non sembrano maturi per operazioni straordinarie e sembra più probabile che il management si concentri su quei progetti che ha sempre confermato sulla banca di Francoforte, ossia il miglioramento della sua redditività e sulla riduzione dei suoi costi per allinearli ai parametri di HVB e dell’intero gruppo.

Quella ancora oggi sembra la via maestra.

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Giovanni Digiacomo
Giovanni Digiacomo

Giornalista professionista con oltre venti anni di esperienza in ambito economico e finanziario. Supporta il notiziario economico-finanziario di FTA Online News con lanci, commenti, approfondimenti, analisi e interviste sui principali mercati e le più importanti asset class. Ha seguito per il sito di Borsa Italiana tematiche finanziarie come la crisi del debito sovrano europeo e la diffusione delle criptovalute. Si occupa di sostenibilità e innovazione per il Quinto Ampliamento e per il Journal di Message Group.