Caro carburanti, Eni e IP tagliano i prezzi, ma serviranno altre misure

di Giovanni Digiacomo pubblicato:
4 min

Ecco cosa succede alla pompa e perché i piccoli distributori (oltre metà della rete) e i camionisti protestano

Caro carburanti, Eni e IP tagliano i prezzi, ma serviranno altre misure

Stamattina la rilevazione dei prezzi dei carburanti del MIMIT in Italia indicava per il self prezzi alla pompa della benzina a 2,152 euro per litro e a quella del gasolio a 2,369 euro.
In autostrada i due combustibili salivano a 2,214 e 2,420 euro per litro rispettivamente, sempre con le solite discrepanze e asimmetrie regionali e provinciali.

Variazioni dello zerovirgola sul giorno precedente, eppure il weekend dell’idrocarburo italiano e l’avvio di questa settimana sono stati tra i più caldi del settore per molteplici motivi.

Carburanti, Eni vara i tagli, IP segue, il governo ringrazia

Tutto è cominciato con uno stringato comunicato di Eni venerdì pomeriggio 25 settembre destinato a conquistare le prime pagine dei giornali: “Eni ha fissato un limite massimo (price cap) al prezzo dei carburanti commercializzati da Enilive pari a 2,19 €/l per il gasolio e a 1,99 €/l per la benzina (circa 17 centesimi in meno rispetto ai livelli medi attuali)”.

Poco dopo il governo (che di Eni è indirettamente anche il maggiore azionista) ringrazia la compagnia del cane a sei zampe il cui intervento “va nella auspicata direzione di calmierare il caro carburante che, a causa del difficile contesto internazionale”. La data non è casuale e tutto lascia intendere che si tratti di un intervento coordinato.

Proprio il 25 settembre è l’ultimo giorno per lo sconto di 12,2 centesimi sulle accise sul gasolio, dal giorno dopo si scende a un taglio delle accise di 6,1 centesimi (durerà fino al 6 ottobre poi sparirà del tutto).

L’Eni per ora prevede che i tetti dureranno 30 giorni e sono collegati proprio all’agevolazione fiscale sulle accise.

D’altronde senza troppa malizia si può ipotizzare che la misura allontani la possibilità di un intervento diretto dell’esecutivo sul contributo dei settori energetici e forse finanziari alla crisi: eventuali misure, si sa, dividono fortemente la maggioranza, ma non sono da escludere.

A stretto giro interviene l’altro grande operatore italiano dei carburanti al dettaglio verticalmente integrato IP, la Italiana Petroli che ormai appartiene alla SOCAR azera (dall’Azebarjan parte il gasdotto che in Grecia diventa il TAP che approda sulle coste pugliesi).

Ovviamente il governo ringrazia anche in questo caso: IP conta più di 4.500 distributori.
A circa 4.000 unità ammonta anche il numero di stazioni di Eni.

In totale in Italia sono attive circa 22 mila stazioni di servizio contro le circa 14 mila della Germania e le meno di 11 mila in Francia (in Spagna sono più di 12 mila). Quindi gli interventi di IP ed ENI, per quanto temporanei ed emergenziali coprono una buona fetta e strategica del mercato.

Sconti sì, ma c'è chi protesta, ecco perché

Non mancano le polemiche. In Italia Eni controlla tre raffinerie (Sannazzaro, Livorno e Taranto) e il 50% di quella di Milazzo.
Socar ha una raffineria vicino Ancona e una in provincia di Novara oltre a un contratto importante con una raffineria ravennate. Il problema della raffinazione è europeo e ultradecennale, ma in pratica oggi IP ed ENI sono gli unici due operatori di mercato verticalmente integrati e quindi capaci di bilanciare lungo la filiera interventi sui prezzi a valle.

Non così gli altri maggiori attori del mercato, un’altra metà abbondante delle reti distribuzione come visto. I più piccoli rischiano infatti di essere messi fuori mercato e protestano, minacciando anche un ricorso all’Antitrust. I distributori non integrati, a partire da quelli federati dalla FIGISC della Confcommercio, insomma protestano.

Carburanti, ma serviranno ben altre misure su domanda e offerta

Di certo la soluzione è temporanea e serviranno presto nuove misure e si spera soluzioni di più ampio respiro industriale e geopolitico più elevato.

Nel suo consueto Whateveritatakes oggi Federico Fubini ricorda che l’erosione delle riserve strategiche occidentali, che finora hanno scongiurato fiammate incontrollate dei prezzi del petrolio, rischia di porre limiti temporali molto stretti a questa situazione di relativo controllo dell’allarme. Senza interventi più strutturali sul fronte della domanda e dell’offerta, si rischiano in pochi mesi un aggravamento della situazione e impatti più gravi su tutta l’economia e il nostro stile di vita.

Gli sconti possono calmierare temporaneamente i prezzi, insomma, ma ci vogliono a breve misure più strutturali. Contro il caro gasolio gli autotrasportatori siciliani hanno già annunciato uno stop da venerdì 16 a martedì 20 ottobre.
I camionisti sono in pratica uno dei pilastri fondamentali del ponte tra prezzi dei carburanti e carrello della spesa in Italia, il governo sicuramente li ascolterà come ha già fatto nei mesi passati.

C’è stata qualche novità in definitiva, ma servirà ben altro per uscire dalla crisi.

Le informazioni contenute in questo sito non costituiscono consigli né offerte di servizi di investimento. Leggi il Disclaimer.

Informazioni sull'autore:

Giovanni Digiacomo
Giovanni Digiacomo

Giornalista professionista con oltre venti anni di esperienza in ambito economico e finanziario. Supporta il notiziario economico-finanziario di FTA Online News con lanci, commenti, approfondimenti, analisi e interviste sui principali mercati e le più importanti asset class. Ha seguito per il sito di Borsa Italiana tematiche finanziarie come la crisi del debito sovrano europeo e la diffusione delle criptovalute. Si occupa di sostenibilità e innovazione per il Quinto Ampliamento e per il Journal di Message Group.