Trevi, si accende la sfida tra Webuild e ICOP a Piazza Affari
pubblicato:Al via oggi l'offerta in contanti del general contractor di casa Salini e ICOP rilancia alzando a 0,165 azioni proprie il corrispettivo. OPA e OPS finiranno il prossimo 20 novembre. Ecco cosa succede

Entra in una fase decisiva la guerra ingaggiata ormai da mesi su Trevi da Webuild e ICOP.
Oggi quest’ultima ha rilanciato l’offerta di scambio su TREVI – Finanziaria Industriale alzando il corrispettivo per il colosso cesenate dell’ingegneria a 0,165 azioni proprie ICOP per ogni titolo della preda apportato all’offerta.
La data non è casuale: proprio oggi comincia l’offerta concorrente di Webuild che da Rozzano ha messo invece sul piatto un’offerta in contanti da € 4,50 (cum dividend).
Per effetto della novità di stamane le due offerte si allineano sul piano temporale: finiranno tutte e due il prossimo 20 novembre 2026.
Trevi, nuova fase della battaglia tra Webuild e ICOP
Giova fare subito quindi una fotografia immediata ai prezzi in questo giorno che sancisce l’avvio di una nuova fase della battaglia tra Webuild e ICOP per Trevi.
In questo momento Trevi-Finanziaria Industriale passa di mano a Piazza Affari a € 5,025 (+3,87%).
La società guidata dall’amministratore delegato Giuseppe Caselli tratta quindi sopra il corrispettivo in contanti di Webuild appunto fermo a € 4,50.
In queste stesse ore ICOP tratta a 30,3 euro per azione (-0,98%) e quindi la sua offerta valuta le azioni di Trevi € 4,9995, corrispettivo carta contro carta ma attualmente superiore a quello di Webuild, anche se inferiore ai prezzi di Trevi di questo caldo avvio di ottava.
La prima impressione è quindi quella che il mercato, visto l’ultimo rilancio, stia puntando su nuove e più generose offerte dai contendenti.
Qualche considerazione in più sicuramente aiuterà. Cominciamo da Trevi.
Chi è Trevi-Finanziaria Industriale
Fondata alla fine degli anni Cinquanta a Cesena, la società di costruzioni e ingegneria ha vissuto fasi di sviluppo alterne negli ultimi decenni e si è specializzata in rami specifici delle costruzioni, dalle gallerie alle fondazioni speciali, ai macchinari specialistici.
Nel 2019 si rende necessaria una ricapitalizzazione che porta CDP (Cassa Depositi e Prestiti) e il fondo Polaris in pratica al controllo del gruppo: oggi hanno il 21,27% e il 9,99% del capitale rispettivamente.
Più di recente, lo scorso giugno 2026 il gruppo porta a compimento con successo un aumento di capitale da 100 milioni di euro per il quale riceve il supporto di azionisti maggiori e minori.
Il 6 agosto il comunicato con i risultati semestrali di Trevi il contributo della ricapitalizzazione al taglio del debito: la posizione finanziaria netta infatti si dimezza da 187 a 92 milioni di euro di saldo negativo.
Nei primi vivaci mesi di quest’anno Trevi ha in realtà registrato un calo dei ricavi del 13,2% a 270,9 milioni di euro: il gruppo ha però parlato di profilo temporale peculiare delle commesse per cui la maggiore attività operativa si potrebbe concentrare nella seconda metà dell’anno.
Il giro d’affari e gli altri indicatori sono comunque visti in linea agli obiettivi del piano industriale 2026-2029. Negli stessi sei mesi l’ebitda flette a 39 milioni di euro (-10,3%) e l’ebitda ricorrente torna a 40 milioni (-9,7%).
L’ebit cala del 10,9% a 24,5 milioni, ma il miglioramento della gestione finanziaria da -14 a -12,2 milioni e il calo delle imposte da 8,4 a 6,25 milioni consentono un balzo dell’utile netto da 6,1 a 7,23 milioni di euro.
Balza naturalmente la liquidità con l’aumento e il patrimonio netto passa da 133 a 244 milioni di euro. Con i caveat di cui sopra, se annualizziamo l’ebitda ricorrente a 80 milioni e calcoliamo l’enterprise value sommando PFN e capitalizzazione attuale, otteniamo un multiplo EV/EBITDA adj. inferiore a 3x (2,96x) decisamente attraente. Meno generosi altri multipli, ma come visto il gruppo è in rapida evoluzione e il balzo del portafoglio lavori nel primo semestre a 928 milioni di euro (+24,1%) regala visibilità sui prossimi esercizi e con 424 milioni di nuovi ordini acquisiti fornisce sicuramente un argomento importante alle recenti offerte.
Va comunque evidenziato che il consiglio di amministrazione presieduto da Paolo Marchioni ha bocciato entrambe le proposte giunte a Piazza Affari. Capire perché fornisce altri elementi utili di riflessione.
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Trevi, l’offerta di Webuild
Il termine con cui un consiglio di amministrazione esprime (obbligatoriamente) un parere su un’offerta giunta per l’acquisizione della società è “non congruo dal un punto di vista finanziario”.
Così il 24 settembre (giovedì scorso), il consiglio della società di Cesena ha espresso un’opinione negativa sull’offerta. Va precisato che è piuttosto tipico in questi casi, ma il comunicato permette di fare il punto sulle proposte di Webuild.
Il general contractor è guidato dall’amministratore delegato Pietro Salini, primo azionista con il 35,8% circa del capitale (46,39% dei vori) seguito – giova ricordarlo – dalla stessa CDP con il 16,4% del capitale (20,77%) cui di affianca Intesa Sanpaolo con un 4,61% del capitale.
Ora dalla conquista di Trevi Webuild si aspetta sinergie a regime (nel 2029) di 80-90 milioni di euro in termini di ebitda, cifre non da poco anche per un colosso che già nel 2025 ha registrato ricavi da oltre 1,1 miliardi di euro (questi i dati di Webuild). Cifre che per due terzi circa sarebbero riconducibili a lavori già nel backlog o nella pipeline di breve, cui si aggiungerebbero almeno 10 milioni dal procurement congiunto e altri 20 milioni da messa in comune di servizi e standardizzazione dei processi centrali.
Webuild ritiene che la conquista di Trevi possa aggiungere circa 150-170 milioni di ebitda. Cifre importanti alle quali il cda di Trevi contrappone il ragionamento che chi liquiderà il proprio investimento non potrà partecipare della successiva crescita integrata.
Per completezza va ricordato che i calcoli di Webuild rilevano un premio del 29,8% sui prezzi di Trevi del 26 giugno scorso (prima della prima offerta di ICOP) e di quasi il 40% sulla media ponderata dei prezzi dei tre mesi precedenti.
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Trevi, il rilancio di ICOP
Va detto anche che lo scorso 10 settembre il cda di Trevi ha ritenuto non congruo dal punto di vista finanziario anche il corrispettivo di ICOP pari in quel momento a 0,133 azioni ordinarie di ICOP per ogni titolo di Trevi apportato all’offerta, ma con l’aggiornamento di oggi è più utile per i soci rifare i calcoli sulla nuova proposta da 0,165 azioni della quotata di Basiliano (Udine).
C’è stato un corposo aumento del 24,1% dell’offerta che – calcola ICOP – ora implica un premio del 49% sui valori del 26 giugno e uno del 60% sul prezzo medio ponderato dei tre mesi precedenti.
Di certo anche prima il piano di ICOP per Trevi era per forze di cose assai diverso da quello di Webuild: essendo un’offerta carta contro carta, si tratta in pratica di una proposta industriale anche agli attuali azionisti. Questo è naturalmente un pregio per gli offerenti, ma rappresenta un rischio secondo il cda della preda.
Cosa ha in mente ICOP? Un colosso integrato globale dell’ingegneria del sottosuolo da 2,2 miliardi di euro di backlog e oltre un miliardo di ricavi sul pro-forma 2025. ICOP stima dall’integrazione un aumento dei ricavi di 120-140 milioni e uno di ebitda da 55-75 milioni di euro.
E sicuramente c’è già chi ci sta guadagnando molto.
Dal 26 giugno il titolo di Trevi ha guadagnato più del 40%, un sollievo per molti dopo la perdita di oltre due terzi del valore delle azioni tra febbraio e fine marzo. Così nel capitale è entrato anche Praude Asset Management Limited che a luglio ha comprato il 13,98% di Trevi, oltre 9,1 milioni di azioni: si tratta dell’asset manager maltese fondato dall’avvocato trevisano Massimo Malvesio nel 2009 e probabilmente chiuderà a Milano un’altra partita in forte utile.