Il caso Emanuele Scieri a Un Giorno In Pretura, cosa accadde nella caserma Gamerra nel 1999
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La storia di Emanuele Scieri rappresenta una delle ferite più profonde legate al nonnismo nell'Esercito italiano. Nella caldissima estate del 1999, il 26enne siracusano, laureato in giurisprudenza e futuro avvocato, varca la soglia della caserma Gamerra di Pisa per svolgere il servizio di leva, senza sapere che da quel luogo non uscirà mai più vivo.
La scomparsa di Emanuele Scieri e il finto incidente della torre
Il 13 agosto 1999 Scieri rientra in caserma dopo una libera uscita. Aveva già confidato ai superiori di non voler proseguire il percorso per diventare paracadutista della brigata Folgore. Al contrappello notturno, però, il suo nome viene depennato con superficialità e il giovane viene registrato come semplice assente. Nessuno avvia le ricerche, né si cura di capire dove sia finito.
Soltanto tre giorni dopo, il 16 agosto, il corpo di Scieri viene ritrovato ai piedi della torre di asciugamento dei paracadute, a meno di cinque metri dal muro di cinta pattugliato dal Picchetto armato ordinario. Chiunque dichiara di aver visto nulla. I vertici della struttura bollano subito la tragedia come una "prova di coraggio" finita male, sostenendo che la recluta sia caduta tentando una scalata in solitaria. Una versione che porta alla rapida archiviazione del caso nel 2000.
Per 18 anni la famiglia e la madre Isabella Guarino non smettono di cercare la verità, smontando il depistaggio iniziale grazie all'istituzione di una commissione parlamentare d'inchiesta guidata dalle deputate Stefania Prestigiacomo e Sofia Amoddio.
Le audizioni svelano una cappa di omertà e confermano che l'area del ritrovo era uno spazio noto ai comandi e tollerato, dove gli "anziani" infliggevano sistematiche prevaricazioni.
Le ombre della caserma
Dall'inchiesta parlamentare emerge anche l'esistenza di un documento spedito dal comandante della Folgore, il generale Enrico Celentano, a tutti i reparti della Toscana. Il testo raccoglieva e incentivava pratiche di nonnismo, affiancate da insulti e minacce dirette alle reclute che opponevano resistenza agli istruttori.
Nel corso dei lavori viene ascoltato anche Mario Ciancarella, ex ufficiale dell'Aeronautica, che subito dopo il delitto aveva riferito alla Procura di Pisa dettagli ricevuti tramite una telefonata anonima, venendo ripagato all'epoca con otto giorni di carcere per presunto sciacallaggio.
Gli elementi raccolti dalla commissione spingono il procuratore Sandro Crini a riaprire le indagini insieme alla magistratura militare, portando sotto accusa l'ex caporalmaggiore Alessandro Panella e l'ex caporale Luigi Zabara per omicidio pluriaggravato in concorso.
Gli accertamenti spazzano via la tesi della fatalità, mentre la posizione del generale Celentano, indagato per favoreggiamento, si avvia verso il proscioglimento.
La verità processuale sulla notte del delitto alla Gamerra
I processi ordinari ricostruiscono nel dettaglio quanto avvenuto tra le 22.30 e le 23.45 del 13 agosto 1999. Panella e Zabara sorprendono Scieri mentre tenta di usare il telefono cellulare, violando le disposizioni interne. I due caporali lo aggrediscono: lo costringono a fare flessioni, lo colpiscono con pugni sulla schiena e gli calpestano le dita delle mani con gli anfibi.
Subito dopo, la recluta viene obbligata a salire sulla scala esterna della torre di asciugamento con le scarpe slegate e facendo perno solo sulle braccia. Panella lo segue dall'interno della scala e sferra un violento colpo al piede sinistro di Scieri per fargli perdere la presa.
Sopraffatto dal dolore e dallo stress fisico, Scieri precipita da un'altezza di oltre cinque metri. L'autopsia eseguita dopo la riesumazione smentirà la morte immediata: Scieri è rimasto al suolo abbandonato al buio, spegnendosi soltanto dopo un'agonia durata diverse ore. La giustizia ha condannato in via definitiva Panella a 22 anni di reclusione e Zabara a 9 anni, 9 mesi e 10 giorni.