Asia-Pacific in negativo ma il Nikkei 225 guadagna lo 0,81%
pubblicato:Dopo una seduta in deciso arretramento per Wall Street (peggiore dei tre principali indici newyorkesi ancora il Nasdaq Composite, deprezzatosi dell'1,59% giovedì), alla riapertura degli scambi sui mercati asiatici la tendenza in negativo è stata confermata, anche se si è fatta più contrastata. A guidare i listini è ancora un'estrema volatilità, che si riflette anche nell'andamento delle materie prime (l'argento è in recupero dopo il tracollo del 13% di giovedì) e delle criptovalute. Le quotazioni del Bitcoin si sono dimezzate dal picco di ottobre, scivolando poco sopra i 60.000 dollari (Ether e Solana hanno lasciato sul terreno oltre il 30% nell'ultima settimana). Mentre i timori dello scoppio della bolla dell'intelligenza artificiale continuano a colpire sopratutto il comparto dei software, anche le trimestrali della Corporate America contribuiscono a deprimere la fiducia (Amazon.com ha toccato un crollo ampiamente superiore al 10% in after market). E il clima ribassista per la regione si concretizza in una contrazione di circa lo 0,60% per l'indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso.
Sul fronte valutario il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la divisa americana nei confronti delle altre dieci maggiori monete del mondo, è in calo di circa lo 0,10% a fronte di un rafforzamento dello 0,20% per lo yen sul biglietto verde. A Tokyo il Nikkei 225 guadagna lo 0,81% (fa meglio l'indice più ampio Topix, apprezzatosi dell'1,28%). Sul fronte macroeconomico, in dicembre l'indice anticipatore del Giappone è salito ulteriormente a 110,2 punti dai 109,9 punti di novembre (109,7 punti in ottobre), contro il marginale declino su 109,8 punti del consensus. L'indice di coincidenza, che sintetizza lo stato attuale dell'economia, è sceso su 114,5 punti dai 114,9 punti precedenti (115,9 punti in ottobre). La spesa delle famiglie nipponiche è invece diminuita in dicembre del 2,6% annuo, dopo la crescita del 2,9% di novembre (3,0% il ribasso di ottobre) e contro il calo limitato allo 0,5% del consensus. Su base sequenziale i consumi sono scesi del 2,9% contro il precedente rimbalzo del 6,2% (3,5% la flessione di ottobre) e la flessione dell'1,3% atteso dagli economisti.
Contrastate le piazze cinesi. Shanghai Composite e Shanghai Shenzhen Csi 300 perdono lo 0,25% e lo 0,57% rispettivamente, contro un declino limitato allo 0,04% per lo Shenzhen Composite. Male Hong Kong: a meno di un'ora dallo stop agli scambi l'Hang Seng perde infatti oltre l'1% (fa meglio l'Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell'ex colonia britannica per la Corporate China, in calo comunque di circa lo 0,70%). A Seoul è stata dell'1,44% la decisa contrazione del Kospi, che rimane comunque sopra i 5.000 punti, mentre a Sydney l'S&P/ASX 200 ha registrato una flessione del 2,03% in chiusura della sessione. Come previsto il Monetary Policy Committe (Mpc) della Reserve Bank of India (Rbi) ha lasciato fermi i tassi d'interesse sul 5,25% raggiunto a inizio dicembre con un taglio di 25 punti base, che aveva fatto seguito a quelli di pari ammontare di febbraio (prima riduzione dal maggio 2020) e aprile e ai 50 punti base di giugno. "I venti contrari esterni si sono intensificati, sebbene il completamento con successo degli accordi commerciali sia di buon auspicio", ha sottolineato il governatore Sanjay Malhotra.
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