Asia-Pacific segna recupero e il Nikkei 225 guadagna l'1,66%
pubblicato:Dopo lo stop di venerdì a Wall Street per la celebrazione del Juneteenth (festività istituita nel 2021 che ricorda la liberazione degli ultimi schiavi in Usa il 19 giugno 1865), con l'inizio della nuova settimana sui mercati asiatici la tendenza è stata complessivamente di recupero grazie ai segnali distensivi in arrivo dalla Svizzera, dove sono in corso i negoziati tra Usa e Iran.
Il weekend non era stato molto incoraggiante con Teheran che aveva annunciato la chiusura dello Stretto di Hormuz in risposta ai continui attacchi di Israele contro il Libano. Donald Trump da parte sua aveva minacciato nuovi massicci bombardamenti sull'Iran. Alla fine, però, le parti hanno concordato una tabella di marcia con l'obiettivo di arrivare a un accordo entro 60 giorni. E il clima positivo per la regione si concretizza in un rialzo superiore all'1% per l'indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso.
Sul fronte valutario il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la divisa americana nei confronti delle altre dieci maggiori monete, è in rialzo di oltre lo 0,10% a fronte di un declino di circa lo 0,20% per lo yen sul biglietto verde. A Tokyo il Nikkei 225 guadagna l'1,66% (fa peggio l’indice più ampio Topix, apprezzatosi comunque di un netto 1,24%), sfondando per la prima volta quota 72.000 punti per chiudere sui nuovi massimi storici di 72.431,56 punti. A Seoul è di circa lo 0,80% l'espansione del Kospi, mentre a Sydney è stato dello 0,14% il declino dell'S&P/ASX 200 in chiusura della sessione.
Per il tredicesimo meeting consecutivo la People's Bank of China (PboC) ha lasciato invariato il loan prime rate annuale sul 3,00% raggiunto nel maggio 2025. La decisione era stata prevista da tutti i 30 economisti che componevano il consensus di Reuters. Piazze cinesi complessivamente in positivo. A meno di un'ora dallo stop alle contrattazioni, Shanghai Composite e Shanghai Shenzhen Csi 300 guadagnano circa l'1,40% e oltre il 2% rispettivamente, contro un progresso intorno all'1,20% per lo Shenzhen Composite. Contrastata Hong Kong: l'Hang Seng è infatti in calo di circa lo 0,30% (segno opposto per l'Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento per la Corporate China, in crescita di quasi lo 0,20%).
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