Azioni Campari giù su minaccia Trump
pubblicato:La Casa Bianca agita ancora lo spauracchio dazi, Equita taglia il target ma conferma la raccomandazione buy

Inizio di settimana in rosso per Campari che si allinea ai ribassi dei mercati azionari. Le Borse europee sono in difficoltà - ma anche i future sugli indici USA perdono terreno, con Wall Street che resterà chiusa per il Martin Luther King, Jr. Day - dopo l'ennesima intemerata di Trump. Il funambolico presidente americano ha minacciato di punire con dazi del 10% i Paesi che si opporranno all'acquisto della Groenlandia.
Trump all'attacco
A Piazza Affari sono ovviamente andate sotto pressione le azioni dei gruppi che maggiormente fanno affari con gli USA. Tra queste troviamo Campari che nei primi nove mesi del 2025 ha realizzato circa il 28% dei propri ricavi negli Stati Uniti, percentuale che ne fa di gran lunga il primo mercato di sbocco - l'Italia segue al secondo posto con il 16%.
Il report di Equita
Sul titolo Campari pesa anche il report di Equita. Gli analisti hanno leggermente rivisto al ribasso alcune stime in vista del cda per l'approvazione dei risultati 2025 in programma il 4 marzo. Sostanzialmente confermate le previsioni sui ricavi (+2% a/a), che sono allineate al consensus (+1,6%) e alla guidance (crescita in linea con quella 2024, ovvero +2,4%).
Contesto 2026 difficile
Equita rivede al ribasso la stima sul margine EBIT per previsti maggiori costi di marketing e un impatto dei dazi attualmente in essere più consistente nel quarto trimestre. Un punto a favore invece dal mix. Estendendo l'analisi al 2026, le dinamiche del trim4 2025 sembrano preannunciare un contesto difficile dal lato della domanda. La minaccia di Trump, se attuata, peggiorerebbe ulteriormente lo scenario.
Target tagliato ma titolo resta interessante
Gli analisti hanno tagliato del 6% la previsione sull'utile 2026, il che si riflette su prezzo obiettivo del titolo, ridotto anch'esso del 6% a 7,50 euro. Equita conferma la raccomandazione buy dato che Campari continua a sovraperformare il settore sui ricavi e prosegue nel percorso di riduzione del debito e taglio dei costi. Le azioni presentano inoltre multipli P/E sui minimi degli ultimi 10 anni e ben inferiori a quelli storici (18,7 contro 29,0).
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