Volano i falchi, le borse si nascondono
pubblicato:La sparata dell'euro dollaro delle ultime ore, che ha visto il cambio salire da area 1,1270 a 1,1450 circa (migliore seduta dal dicembre 2020), è la chiara dimostrazione di come ormai i mercati si siano rassegnati al rialzo dei tassi anche da parte della BCE

Volano in falchi, le borse si nascondono
Il rialzo dei tassi ormai è dato per scontato anche per l’area euro, l’incertezza riguarda il quando, non tanto il se. Le borse come è normale che accada si adeguano a questo cambiamento di scenario, ma la fine dell’uptrend di lungo termine non sembra ancora essere arrivata.
Euro forte in vista di rialzi della BCE
La sparata dell'euro dollaro delle ultime ore, che ha visto il cambio salire da area 1,1270 a 1,1450 circa (migliore seduta dal dicembre 2020), è la chiara dimostrazione di come ormai i mercati si siano rassegnati: dopo quello che ha già fatto la Banca d'Inghilterra, due rialzi del costo del denaro in un mese, e quello che si appresta a fare la Fed, che a partire da marzo interverrà sui tassi probabilmente 3 o 4 volte nel corso dell'anno, anche la Bce sarà costretta a seguire.
Salgono i rendimenti dei bond
E non è solo l'euro, su una prospettiva di riduzione del differenziale dei tassi con il dollaro, a muoversi, lo hanno fatto in modo deciso anche i bond. Il Btp decennale è salito al di sopra dell'1,6% di rendimento, il Bund tedesco è tornato allo 0,14%. Il Treasury Note a dieci anni Usa flirta ormai sempre più spesso con l'1,85% e c'è da scommettere che entro breve tenterà anche la scalata al 2%.
Tempesta perfetta in arrivo?
Per le borse la crescita dell'inflazione e il conseguente atteggiamento meno accomodante delle banche centrali non sarebbe un problema, anzi una crescita dei prezzi può anche avvenire con un'economia in ottima salute, e quindi può essere accolta come un segnale positivo dai mercati azionari. Questa volta tuttavia il decollo dell'inflazione è imputabile sostanzialmente ad un solo fattore, i prezzi fuori controllo dell'energia, e si leggono già da più parti indizi di un rallentamento dell'economia. E questo sì che fa male alle borse, dal momento che mette sotto stress gli utili aziendali. Lo scenario che si profila all'orizzonte è uno di tassi in crescita e economia in rallentamento, se non si tratta di una tempesta perfetta poco ci manca (lo sarebbe senza gli imponenti messi in atto da banche centrali e governi per contrastare gli ingenti danni del Covid).
Per dare un'idea della velocità con la quale aumenta la componente energia basta guardare i dati per l'inflazione dell'area euro (dato preliminare di gennaio +5,1% a/a con attese di +4,4%): energia a gennaio +28,6% rispetto a +25,9% di dicembre, cibo, alcol e tabacco +3,6%, rispetto a +3,2% di dicembre, servizi +2,4%, stabile rispetto dicembre, beni industriali non energetici +2,3% rispetto a +2,9% di dicembre.
Rallenta la crescita economica
Tornando al rallentamento della crescita economica questi sono gli ultimi indizi in tale senso: negli Usa l'indice ISM non manifatturiero è sceso a 59,9 da 62,3, peggio delle attese. L'occupazione non agricola è calata di 301mila unità contro stime di un rialzo di 207mila unità e un dato precedente revisionato di 776mila.
Da questa parte dell'Atlantico l'indice PMI composito dell'Eurozona, considerato un buon indicatore dello stato di salute generale dell'economia, è sceso nella lettura finale di gennaio a 52,3 a gennaio da 53,3 di dicembre, il livello più basso da febbraio dell'anno scorso e alle stime preliminari di 52,4 punti.
Chris Williamson, chief business economist di Ihs Markit, ha dichiarato
"L'economia della zona euro è rallentata ulteriormente a gennaio dopo aver visto un indebolimento della crescita economica nell'ultimo trimestre del 2021".
Il PMI dei servizi a gennaio è sceso ai minimi da nove mesi a 51,1 punti dai 53,1 punti di dicembre.
La Bce si appresta a cambiare
Per adesso la Banca Centrale Europea ha lasciato i tassi d'interesse fermi: quello principale rimane a zero, quello sui depositi a -0,50% e quello sui prestiti marginali a 0,25%. La BCE però starebbe valutando di chiudere il programma APP nel terzo trimestre, un annuncio in tal senso potrebbe venire già a marzo, sempre che l'inflazione non faccia una gradita sorpresa e non decida di ridursi da sola.
La stessa Lagarde però nella conferenza stampa successiva alla riunione ha detto
"l'inflazione dovrebbe rimanere elevata più a lungo di quanto previsto" e che "i rischi sono orientati al rialzo in particolare nel breve termine".
Alla domanda se la BCE alzerà i tassi quest'anno la Lagarde ha svicolato affermando che in ogni caso la condizione perchè questo accada è la conclusione dei piani di acquisto e che a marzo si parlerà della velocità con la quale questo potrebbe accadere. Intanto il mercato sconta già un rialzo dei tassi di 10 punti base entro luglio e altri a seguire nel corso dell'anno.
La riduzione degli acquisti di titoli di Stato potrebbe non essere facilmente digeribile da paesi, come il nostro, fortemente indebitati.
La Bank of England alza i tassi (ancora)
Per capire l'aria che tira basta guardare alla vicina Inghilterra: la decisione della BoE di alzare i tassi (+25 punti base per il tasso di riferimento allo 0,5%) è stata sofferta, ma non perchè ci fosse incertezza sul procedere o meno, ma perchè 4 dei 9 membri del board volevano un intervento di 50 punti base. I mercati sono ormai convinti che i tassi saranno all'1% già a maggio. E nel frattempo la banca centrale ridurrà il suo portafoglio d'investimenti in bond e metterà fine ai reinvestimenti dei titoli a scadenza.
Ma l’uptrend è finito per le azioni?
Le borse tutto sommato, a fronte di questa situazione preoccupante, hanno retto anche troppo bene, considerando che sullo sfondo rimane anche la crisi Ucraina e l’impatto della variante Omicron sulla forza lavoro, in particolare sul settore dei trasporti. Che questo sia un indizio di forza o di incoscienza è difficile dirlo in questo momento. Certo, i nervi sono tesi, ma non bisogna dimenticare che in borsa le migliori occasioni si trovano quando il mercato scende, non certo quando è sui massimi.
Meta è da comprare?
Il crollo di Meta Platforms, -26,39% a 237,76 dollari, potrebbe fornire un esempio in questo senso: i prezzi sono scesi a testare giovedì la base del gap del 31 luglio 2020 a 234,89 dollari e il 61,8% di ritracciamento del rialzo dai minimi di marzo 2020, non stupirebbe ora un rimbalzo.
MSCI World in dollari, scenario non catastrofico
L'indice MSCI World in dollari a gennaio è sceso sotto la media mobile esponenziale a 200 giorni, indicatore significativo per la sua capacità di interpretare la consistenza del trend di medio lungo periodo, ma è poi tornato al di sopra della media in queste prime sedute di febbraio. I prezzi avevano disegnato tra inizio novembre e inizio gennaio un doppio massimo, figura ribassista, il cui target (proiezione dell'ampiezza dal punto di rottura) è stato però sostanzialmente raggiunto con i minimi del 24 gennaio.
Il doppio massimo è coincidente con il target di onda 3 del movimento rialzista partito dai minimi di marzo 2020. Secondo la teoria della onde di Elliott i movimenti di tendenza, "impulsivi", si compongono di 5 segmenti. L'ampiezza del primo, l'onda 1, moltiplicata per 1,618 volte (Fibonacci) dal minimo del secondo, l'onda 2, fornisce molto spesso l'obiettivo per il terzo, l'onda 3. Il target è stato raggiunto in modo quasi millimetrico, la correzione vista a gennaio dovrebbe quindi essere l'onda 4 della serie. Se da un lato è poco probabile che l'onda 4 sia già terminata con i minimi di gennaio, dall'altro questa lettura del mercato ci dice che manca ancora una fase rialzista, l'onda 5, per completare la sequenza. Obiettivo di onda 5 ipotizzabile in area 3600, il 16% circa più in alto dei livelli attuali.
Qualche settimana di ulteriore turbolenza è probabile, meglio non farsi prendere da facili entusiasmi sui tentativi di rimbalzo o da eccessivo scoramento sui ribassi, ma alla fine del tunnel la luce per il rialzo potrebbe ancora esserci.