Bitcoin sotto pressione: ETF in fuga e supporti chiave a rischio
pubblicato:Rotture tecniche e liquidazioni a leva aprono lo scenario di una correzione più profonda, con rischi fino a 65.000–50.000 dollari

Bitcoin ha vissuto l’ennesimo scossone violento, con un mini-crollo che in meno di due ore ha riportato i prezzi in area 81.000 dollari, riaccendendo timori che molti investitori credevano archiviati dopo i massimi dell’autunno.
Questa volta, però, il segnale è arrivato da un fronte particolarmente sensibile: gli ETF spot, cioè proprio lo strumento che aveva certificato l’ingresso strutturale della finanza tradizionale nel mondo cripto.
ETF sotto pressione: quando vende la “mano forte”
Per una volta, a soffrire di più non sono stati i piccoli operatori, ma i prodotti dei grandi colossi finanziari. Solo nella giornata di ieri:
- •
iShares Bitcoin Trust (IBIT) di BlackRock ha registrato deflussi netti per 317,8 milioni di dollari
- •
Fidelity Wise Origin Bitcoin Fund (FBTC) ha subito 168 milioni di dollari di prelievi netti
Numeri rilevanti, che indicano una riduzione della domanda istituzionale nel breve periodo. Un segnale simile è arrivato anche da Ethereum, con deflussi complessivi per 155,7 milioni di dollari dai fondi spot ETH, e ancora una volta BlackRock e Fidelity sono risultati tra i più colpiti.
Questo dato è cruciale: quando gli ETF vendono, significa che non stanno entrando nuovi capitali “pazienti”, quelli che in genere stabilizzano il mercato nelle fasi di stress.
Le liquidazioni accelerano il movimento
Il crollo non è stato solo frutto di vendite “razionali”. Secondo Coinglass, la discesa ha provocato oltre 300 milioni di dollari di liquidazioni forzate su posizioni speculative a leva.
Come spesso accade nel mercato cripto, la leva finanziaria ha amplificato il movimento: una volta violati alcuni livelli tecnici, le liquidazioni automatiche hanno trasformato una correzione in un affondo rapido.
Analisi tecnica: area 80.000 è uno spartiacque
Dal punto di vista grafico, la situazione è molto delicata. I minimi in area 81.000 dollari coincidono con quelli del 21 novembre, rendendo questa zona un supporto chiave di medio periodo.
Il rimbalzo partito da quei livelli aveva costruito un canale crescente, che però si è rivelato un classico flag di continuazione ribassista.
Il movimento è stato chiaro:
- •
il 14 gennaio Bitcoin ha testato il 38,2% di ritracciamento di Fibonacci del ribasso partito dal top di ottobre 2025
- •
dopo cinque sedute di lotta, il 25 gennaio i prezzi hanno rotto al ribasso la base del canale
- •
il 28 gennaio si è visto un return move, con i prezzi tornati a testare dal basso la ex linea di supporto, ora resistenza
Questo comportamento rafforza l’idea che il mercato non stesse accumulando, ma distribuendo.
Se il supporto in area 80.000 dovesse cedere in modo netto, lo spazio tecnico al ribasso diventerebbe ampio: almeno 15.000 dollari, con obiettivi potenziali verso 65.000.
Solo un ritorno sopra 87.500 dollari permetterebbe di allentare la pressione e di ipotizzare un nuovo test della resistenza psicologica dei 90.000.
Un drawdown già profondo
Va ricordato che Bitcoin ha già perso circa il 35% dal massimo di 126.000 dollari toccato il 6 ottobre.
Non si tratta quindi di un semplice scossone intraday, ma di una correzione strutturata, coerente con la fase che spesso segue i grandi eccessi post-halving.
Dopo l’halving del 2024 e la corsa culminata nel massimo storico del 2025, il mercato sembra ora entrare in una fase di digestione più lunga, in cui:
- •
l’entusiasmo iniziale si riduce
- •
i capitali istituzionali diventano più selettivi
- •
le aziende che accumulano Bitcoin rallentano gli acquisti
Questa assenza di un supporto strutturale costante rende il prezzo più vulnerabile agli shock.
Il rischio “scenario estremo”
In questo contesto, alcuni investitori iniziano a evocare scenari più duri.
Nella lettura più pessimistica, un ritorno verso area 50.000 dollari non sarebbe visto come un collasso del sistema, ma come una normalizzazione storica dopo un rally eccezionale.
È una soglia che, dal punto di vista ciclico, rappresenterebbe un riequilibrio profondo ma non inedito nella storia di Bitcoin.
Conclusione
Il messaggio del mercato è chiaro: Bitcoin non è più nella fase di euforia, ma in quella della selezione.
I deflussi dagli ETF, le liquidazioni a leva e la rottura di strutture tecniche chiave suggeriscono che la correzione potrebbe non essere ancora conclusa.
Area 80.000 resta il livello da difendere a tutti i costi nel breve; sotto, il rischio è quello di una nuova gamba ribassista significativa.
In questa fase, più che inseguire rimbalzi, il mercato sta chiedendo pazienza e gestione del rischio.
Perché quando anche gli ETF iniziano a vendere, significa che la fase facile del ciclo è ormai alle spalle.
Comments
Loading comments...