Mercati sotto pressione: petrolio sopra 100$ e tensioni geopolitiche frenano il rimbalzo delle borse
pubblicato:FTSE MIB future respinto da 45.100 punti: rischio struttura correttiva ABC e ritorno della volatilità

Borse in calo: il petrolio sopra 100 dollari riaccende il rischio inflazione
Il sentiment sui mercati finanziari resta fortemente condizionato dagli sviluppi geopolitici in Medio Oriente dopo il discorso del presidente USA Donald Trump, che ha confermato l’intensificazione delle operazioni militari contro l’Iran nelle prossime settimane.
Le speranze di una rapida soluzione diplomatica si sono ridimensionate, alimentando una nuova ondata di avversione al rischio.
Il mercato dell’energia è il primo a reagire: il Brent è tornato sopra i 106 dollari al barile, mentre il WTI ha superato i 104 dollari, livelli che riaccendono i timori di una nuova pressione inflazionistica a livello globale.
L’attenzione resta concentrata sullo Stretto di Hormuz, snodo fondamentale per il commercio mondiale di petrolio, la cui piena operatività è essenziale per la stabilità delle forniture energetiche.
Le dichiarazioni provenienti da Teheran, che prospettano azioni militari più estese e potenzialmente più distruttive, contribuiscono a mantenere elevata l’incertezza.
Il rischio è che il conflitto possa protrarsi più a lungo del previsto, con conseguenze dirette su prezzi dell’energia, aspettative di inflazione e crescita economica globale.
Secondo i dati LSEG, i futures sui tassi stanno iniziando a prezzare almeno tre rialzi da 25 punti base entro la fine dell’anno, uno scenario radicalmente diverso rispetto alle attese precedenti alla crisi, quando il mercato ipotizzava una BCE orientata alla stabilità dei tassi o addirittura a possibili tagli.
L’aumento del prezzo del petrolio agisce come una tassa implicita sull’economia: aumenta i costi di produzione per le imprese, riduce il potere d’acquisto delle famiglie e tende a comprimere i margini aziendali.
Questo mix di inflazione più persistente e crescita più debole rappresenta uno scenario particolarmente complesso per i mercati azionari.
FTSE MIB future: il rimbalzo si indebolisce sotto 45.100 punti
Dal punto di vista tecnico, il future FTSE MIB mostra segnali di rallentamento dopo il forte recupero delle ultime sedute. Il movimento rialzista si è infatti fermato in prossimità della resistenza in area 45.100 punti, livello che coincide con il 61,8% di ritracciamento del ribasso avviato dal massimo di fine febbraio.
L’area dei 45.100–45.200 punti rappresenta uno snodo particolarmente importante anche perché coincide con il lato superiore del canale rialzista disegnato dai minimi del 23 marzo.
La struttura di questo canale potrebbe configurarsi come un flag di continuazione del precedente movimento ribassista, figura tecnica che spesso anticipa una nuova fase di debolezza dopo un recupero temporaneo.
Un primo segnale di deterioramento arriverebbe con la violazione della mediana del canale, situata in area 44.100 punti. Sotto questo livello aumenterebbe la probabilità di un ritorno verso il supporto in area 43.600 punti, con possibile estensione fino alla base del canale a 43.050 punti.
In termini di onde di Elliott, il ribasso sviluppatosi dal massimo di fine febbraio fino al minimo del 23 marzo potrebbe rappresentare una onda A, mentre il recupero successivo fino ai massimi di ieri potrebbe configurarsi come una onda B.
In questo scenario, una discesa sotto 43.050 punti confermerebbe l’avvio di una onda C, con potenziale obiettivo in area 39.500 punti almeno.
Al contrario, solo il superamento deciso della resistenza in area 45.200 punti permetterebbe una estensione del recupero verso 46.250 punti, corrispondente al 78,6% di ritracciamento del ribasso precedente, senza tuttavia eliminare completamente il rischio che il movimento in corso rappresenti una fase correttiva intermedia.
Un elemento di cautela deriva dal fatto che i minimi di marzo si sono fermati in prossimità del 38,2% di ritracciamento del rialzo partito dai minimi di aprile 2025.
Statisticamente, molte correzioni tendono ad estendersi almeno verso il 50% o il 61,8% del movimento precedente: il fatto che la discesa si sia arrestata prima di questi livelli suggerisce che la fase correttiva potrebbe essere più articolata e composta da più segmenti, coerentemente con una struttura ABC.
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Scenario di mercato: volatilità elevata finché resta l’incognita energetica
Il legame tra geopolitica, prezzi dell’energia e aspettative sui tassi resta al momento il principale driver dei mercati.
Un petrolio stabilmente sopra i 100 dollari rischia di rallentare il processo di disinflazione, riducendo lo spazio di manovra delle banche centrali e aumentando l’incertezza sugli utili aziendali.
In questo contesto, i rimbalzi tecnici restano possibili ma appaiono fragili. La volatilità potrebbe restare elevata finché non emergeranno segnali più chiari sulla durata del conflitto e sull’impatto effettivo sulle forniture energetiche globali.
Il comportamento del FTSE MIB future in prossimità dei livelli chiave appena evidenziati rappresenterà un indicatore importante per capire se il mercato stia costruendo una base solida oppure preparando una nuova fase di debolezza.