Crepe nei conti delle famiglie USA: il debito in ritardo torna a salire
pubblicato:Un segnale anticipatore per Wall Street: quando aumentano gli insoluti, il ciclo economico entra nella fase più delicata

Nell’economia americana stanno emergendo segnali di fragilità sotto la superficie dei dati macro ancora solidi.
Il debito delle famiglie in ritardo di pagamento è salito al massimo dal 2017
Il debito delle famiglie in ritardo di pagamento è salito al 4,8%, il livello più alto dal 2017, mentre l’indicatore di stress finanziario elaborato dalla National Foundation for Credit Counseling ha raggiunto il massimo storico.
Il fenomeno non riguarda più solo i redditi bassi: sempre più famiglie con redditi medi (circa 70.000 dollari annui) chiedono aiuto per ristrutturare debiti che ormai arrivano a metà del loro reddito.
Crescono soprattutto i ritardi su carte di credito, prestiti auto e mutui FHA, categorie tipicamente sensibili ai tassi elevati. Anche i pignoramenti stanno aumentando e una quota rilevante di mutuatari non è in regola con le rate.
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La particolarità della fase attuale è la divergenza
L’occupazione resta forte e i consumi tengono, ma dietro questi dati molte famiglie stanno mantenendo la spesa utilizzando credito revolving o prelevando valore dalle case tramite linee di credito ipotecarie (HELOC), aumentate per il quindicesimo trimestre consecutivo.
In sostanza il debito sta passando da “scelta” a necessità di sopravvivenza finanziaria.
Esiste un legame con la Borsa?
Il legame tra insolvenze delle famiglie e andamento della Borsa esiste eccome.
Non è immediato né meccanico… ma è uno dei rapporti più importanti della macro-finanza: è il punto di contatto tra economia reale e mercati finanziari.
I dati sulla quota di debito delle famiglie in ritardo di pagamento (30, 60, 90 e 120+ giorni) raccontano una storia precisa:
- •
esplosione nel 2008-2010 → crisi finanziaria globale
- •
discesa costante per un decennio → bull market strutturale
- •
minimo nel 2020 → stimoli fiscali + tassi zero
- •
nuova risalita oggi → restrizione monetaria
Tradotto: gli insoluti sono un indicatore anticipatore del ciclo economico.
Trump cerca di metterci becco
Questo spiega anche perché Donald Trump abbia rilanciato una proposta decisamente radicale: imporre per un anno un tetto del 10% ai tassi di interesse sulle carte di credito.
La misura ha un forte contenuto politico. Con l’aumento degli insoluti e il crescente disagio finanziario delle famiglie — soprattutto quelle a reddito medio — il costo del credito al consumo è diventato uno dei temi più sensibili in vista delle elezioni congressuali.
Le carte revolving oggi applicano spesso tassi a doppia cifra molto elevati, e per milioni di americani rappresentano ormai non più uno strumento discrezionale ma una necessità per arrivare a fine mese.
Un limite temporaneo ai tassi suona quindi estremamente popolare: è semplice da capire, immediato da percepire e facilmente comunicabile.
Il problema è che ciò che è efficace sul piano elettorale può essere molto più complesso sul piano economico — perché intervenire artificialmente sul prezzo del credito rischia di ridurne l’offerta proprio verso i soggetti più fragili, amplificando anziché riducendo le tensioni finanziarie.
Perché gli insoluti anticipano la Borsa
Il mercato azionario vive dei consumatori
Negli Stati Uniti il 70% del PIL è consumo.
Quando le famiglie iniziano a saltare pagamenti significa:
- •
prima → comprimono le spese discrezionali
- •
poi → riducono i consumi essenziali
- •
infine → le aziende vedono scendere ricavi e margini
La Borsa prezza gli utili futuri, non quelli attuali.
Quindi reagisce mesi prima della recessione ufficiale.
Storicamente: i default al consumo salgono → dopo 6-18 mesi rallenta l’equity market.
È il canale di trasmissione dei tassi della Fed
I tassi alti non colpiscono subito l’economia: colpiscono il debito variabile.
Oggi infatti i problemi stanno aumentando proprio dove i tassi pesano di più:
- •
carte di credito
- •
auto loans
- •
FHA mortgage (prime case a basso reddito)
- •
HELOC (mutui su equity)
Quando crescono i 30-60 giorni di ritardo è l’inizio.
Quando crescono i 90-120 giorni è già fase avanzata del ciclo.
Dai dati si ricava che la parte lunga delle delinquencies sta girando al rialzo.
È il segnale che la politica monetaria sta arrivando all’economia reale.
Il sistema bancario restringe il credito
Più insoluti ⇒ banche più prudenti ⇒ meno prestiti ⇒ meno crescita.
È un effetto moltiplicativo:
credito → consumi → utili → occupazione → credito
Quando il ciclo gira, gira tutto insieme.
Cosa significa per la Borsa (oggi)
Il punto interessante è questo: non siamo in recessione, ma stanno comparendo fragilità microeconomiche.
I dati attuali mostrano una divergenza:
Economia aggregata | Famiglie |
|---|---|
occupazione forte | aumento stress finanziario |
consumi nominali solidi | debito crescente |
utili aziendali buoni | qualità credito peggiora |
Questo è tipico della fase finale del ciclo.
Il messaggio macro
Il mercato del lavoro resta forte → la Fed non taglia
Ma il credito peggiora → la crescita futura rallenta
Quindi la sequenza tipica diventa:
- 1.
prima correggono i settori ciclici e small cap
- 2.
poi i finanziari
- 3.
poi il mercato largo
Ed è esattamente ciò che spesso accade quando gli insoluti risalgono.
Sintesi
Gli insoluti non fanno scendere subito la Borsa.
Ma sono una crepa nel pavimento macro: segnalano che la politica monetaria restrittiva sta iniziando a funzionare.
Il mercato può anche salire ancora nel breve,
ma quando il deterioramento del credito accelera…
la probabilità di un top ciclico aumenta sensibilmente.
In altre parole: la recessione non è nei dati macro — è già nei bilanci delle famiglie.
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