AI Scare Trade, chi ha paura dell'intelligenza artificiale

di Giovanni Digiacomo pubblicato:
6 min

Settimane all'insegna della paura dell'AI che contagia i servizi avanzati e human intensive. Senza riguardi e senza distinguo le vendite colpiscono un po' tutti, dal legale ai broker finanziari, dall'immobiliare alle assicurazioni

AI Scare Trade, chi ha paura dell'intelligenza artificiale

Paura. Il febbraio 2026 registra a Wall Street ondate di ordini di vendita sui settori spesso considerati l’avanguardia dell’economia mondiale, quelli basati sui servizi avanzati.
Rapidità e violenza degli attacchi speculativi sulle varie asset class hanno portato gli operatori a chiamare questa fase “AI Scare Trade”, il trading sulla paura dell’intelligenza artificiale.

In principio sono finite nel mirino le software house (che in realtà in molti casi soffrivano già da mesi) e in particolare le Saas, quelle che offrono i servizi a tariffa e sono l’ultima evoluzione dell’intero comparto.

Poi rapidamente sono stati colpiti il private credit, i broker assicurativi, fino alle piattaforme di broker e consulenti finanziari che in Italia hanno registrato una settimana terribile con forti vendite su Fineco, Banca Mediolanum, Azimut o Banca Generali.

AI Scare Trade, la volta del real estate e della logistica

La pioggia di vendite - va ricordato - giunge dopo un lungo periodo di rialzo dei listini e in concomitanza con la pubblicazione di risultati economici che in qualche caso favoriscono il “sell on news”, ma sembra inarrestabile. Le ultime vittime sono i palpabilissimi immobiliare e logistica .

CBRE, colosso statunitense tra i maggiori gestori di servizi di immobili commerciali del mondo, ha perso l’8,8% ieri e il 20% nelle ultime due giornate di contrattazione, eppure i risultati del quarto trimestre pubblicati ieri hanno visto i ricavi crescere dell’11,8% e l’utile core migliorare del 17,7%
Cushman & Wakefield, operatore immobiliare mondiale attivo un po’ in tutti gli ambiti della filiera del mattone, ha ceduto ieri a Wall Street il 12% del proprio valore e in due giorni ha bruciato il 24% della propria capitalizzazione.
Jones Lang LaSalle, altro protagonista USA del mattone, ieri ha lasciato sul parterre di New York il 7,6% del proprio valore e in due sedute ha sforbiciato il 19% del proprio valore di Borsa.

Si teme che l’intelligenza artificiale automatizzi ricerca, analisi dei prezzi immobiliari e incrocio di domanda e offerta. Un po’ generico forse, ma in fondo è stato già così per le software house, per i broker, per gli asset manager.

La logistica è stata un’altra industria che ha accusato il colpo nelle ultime ore: ieri CH Robinson Worldwide ha lasciato in Borsa il 15% del proprio valore.
Nello stesso settore, che spazia dalla gestione integrata dei trasporti a quella delle reti di agenti e delle soluzioni intermodali, Landstar Systems è crollata del 16% a New York.
La danese DSV A/S, gigante mondiale dei camion, in due giorni perde il 13%
La holding svizzera della logistica Kuehne und Nagel International AG in queste ore tenta una timida reazione al crollo del 13% di ieri.

Cosa c’è dietro queste violente vendite? La piattaforma SemiCab annunciata dalla piccolissima società della Florida Algorhythm Holdings: promette di aumentare il volume di carico dei mezzi fino al 300%-400% senza un corrispondente aumento degli organici. Sarebbe la pietra filosofale di un altro settore human intensive. Ieri la Algorhythm è balzata a Wall Street del 30%: vale pochi milioni di dollari, ma è partito da lei l’ultimo tornado dell’AI Scare Trade che, in questa fase, prima genera vendite a raffica, dopo s’interroga.
Anche stavolta ci vorranno probabilmente mesi oppure anni per le verifiche, ma la paura ha già mandato ko un intero settore.

AI Scare Trade, broker e gestori del risparmio sotto pressione

Si è appena vista la stessa cosa con Hazel.ai, il software di pianificazione fiscale della società di Los Angeles Altruist annunciato martedì 10 febbraio. Lanciato appena a settembre avrebbe già conquistato più di 1.000 wealth manager, unificando con l’AI funzioni chiave della consulenza, dalla gestione delle mail e delle conversazioni, ai documenti, ai calendari, alle istanze regolatorie e di custodia. Un prodotto specializzato nella gestione fiscale Usa che però guarda da molto vicino il brokerage e la gestione del risparmio.

Infatti in tre sedute Charles Schwab ha perso l’11% del proprio valore a Wall Street; Raymond James Financial il 9,4%; LPL Financial Holdings il 16%; Stifel Financial il 9%

Insomma, della disintermediazione tecnologica del modello consulenziale nel risparmio gestito si parla da un pezzo, ma questa volta sembra arrivato il Doomsday e qualcuno si chiede se non saranno colpiti anche dei di Wall Street come Morgan Stanley (che perde il 2,4% martedì e da allora ha accumulato un -7,8%) o Goldman Sachs, mentre gli spill-over del panico affossano anche Piazza Affari con Fineco che l’11 febbraio perde il 9% (da venerdì scorso siamo circa a un -14%); Azimut che mercoledì ha perso il 4,5%; Banca Mediolanum che ha segnato un -9,6% e Banca Generali con un -7,6%
In questi giorni escono i dati di bilancio e dell’ultimo trimestre 2025, ma sono stati periodi brillanti, la spiegazione più credibile, anche guardando i listini europei, è l’AI Scare Trade.

Jed Finn, a capo del wealth management di Morgan Stanley, cerca in tempo reale di gettare acqua sul fuoco: c’è qualcosa di più dei tool AI, “una relazione molto complicata, emotiva, personale che i clienti hanno con i consulenti”, qualcosa che la macchina è insomma lontana dal poter replicare. Finora però l’appello non sembra aver funzionato e anzi la paura dell’AI si allarga ad altri settori.

Poco prima era stata la volta dei broker assicurativi, già da anni sulla frontiera di una evoluzione tecnologica continua, spesso ai margini della china rischiosa della commodification.
La piattaforma Insurify ha rilasciato un nuovo strumento AI basato su ChatGPT e ha mandato nel panico diversi operatori assicurativi.
Praticamente in contemporanea OpenAI inseriva su ChatGPT la prima app assicurativa basata sull'intelligenza artificiale, quella dall'assicuratore digitale spagnolo Tuio.

Fuoco incrociato, tra assicurazione auto e casa. Il broker AON ha perso lunedì 9 febbraio il 9,3% della sua capitalizzazione.
Arthur J. Gallagher ha ceduto il 10% in un Giorno e il 15% in una settimana. Scossoni (rientrati) anche per Admiral Group.
Intanto il Financial Times riportava di forti vendite sui bond di Ion Group, il colosso dell’informativa e dell’analisi finanziaria (Mergermarket, Fidessa, Dealogic, Cedacri, Cerved) di Andrea Pignataro.

E si può andare ancora più indietro, all’inizio di febbraio, quando Anthropic, uno dei protagonisti dell’intelligenza artificiale globale, ha svelato un plugin legale del suo modello linguistico Claude che ha scatenato le vendite sugli studi legali quotati di mezzo mondo.
Il 3 febbraio la britannica Pearson ha perso a Londra il 7,7% del proprio valore; il London Stock Exchange Group (si temeva già anche una concorrenza sulle piattaforme di dati) il 13%; Sage, società di software per contabilità, finanza e servizi alle PMI, ha ceduto il 9,8%, Experian, un colosso del reporting creditizio e finanziario, ha perso il 6,6%

Una spirale, insomma, molto poco antropica e in evoluzione rapida.
Non salva lo scenario neanche l’ironia di schiere di ingegneri del software che, mentre progettavano l’AI di ultima generazione, si scavavano la terra sotto i piedi.
Altrove, sul mercato di Wall Street, si compensa: il Nasdaq 100 dal 2 febbraio a oggi ha perso ‘soltanto’ il 4,1% del proprio valore.
Fanno più o meno 1,4 trilioni di dollari, ce l’ha detto l’AI.

Comments

Loading comments...