Il femminicidio di Sofia Stefani ad Anzola, dall'inizio: cos'è successo negli uffici della Polizia Locale

di Luca Mastinu pubblicato:
3 min

Un colpo di pistola da un'arma di ordinanza, poi la verità nascosta degli uffici: cos'è successo a Sofia Stefani

Il femminicidio di Sofia Stefani ad Anzola, dall'inizio: cos'è successo negli uffici della Polizia Locale
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Il silenzio pesante di un ufficio pubblico squarciato da un colpo di pistola d’ordinanza è l’immagine indelebile di una tragedia che ha sconvolto la comunità di Anzola. All’interno del comando della Polizia locale, la vita di una giovane donna si è spenta improvvisamente, lasciando dietro di sé una scia di interrogativi, dolore e un’indagine complessa volta a fare piena luce su una vicenda dai contorni drammatici. Le aule di giustizia hanno dovuto ripercorrere i dettagli di una relazione tormentata, segnata da dinamiche profonde e da un epilogo violento che non ha lasciato scampo, trasformando un presidio di sicurezza nel teatro di un dramma irreparabile.

Il femminicidio di Anzola

La tragedia si è consumata il 16 maggio 2024, quando Sofia Stefani si è recata negli uffici della Polizia locale di Anzola, nel Bolognese, per incontrare il comandante Giampiero Gualandi. Tra l'uomo, un 64enne sposato, e la vittima vi era stata in passato una relazione extraconiugale. Secondo gli inquirenti, la donna è stata colpita a morte da un proiettile partito dalla pistola d'ordinanza del comandante all'interno del suo ufficio.

La Procura ha contestato il reato di omicidio volontario aggravato dal legame affettivo, chiedendo la massima pena. Non è stato possibile applicare la legge 181 del 2025 sul femminicidio poiché non ancora in vigore. In aula l'accusa ha descritto Giampiero Gualandi come un uomo dalla personalità manipolatoria e narcisista, capace di esercitare un controllo asfissiante sulla vittima.

La difesa ha invece strenuamente sostenuto la tesi del colpo accidentale partito durante una colluttazione mentre l'imputato puliva l'arma d'ordinanza, chiedendo la riqualificazione in omicidio colposo. Questa versione non è stata giudicata credibile dai magistrati giudicanti, che hanno pienamente confermato la natura volontaria del gesto.

Il dolore dei genitori di Sofia Stefani e la richiesta di giustizia

Il dolore della famiglia è emerso con forza durante il processo. Angela, la madre di Sofia Stefani, ha dichiarato davanti alla camera di consiglio che ogni morte violenta di una donna costituisce un femminicidio, sottolineando come la figlia sia stata colpita in pieno volto quasi in linea diretta e invocando un percorso di giustizia rigoroso.

Anche il padre della vittima, Bruno Stefani, ha parlato a lungo con i giornalisti presenti esprimendo una sofferenza troppo grande da sopportare. Le parole dei genitori testimoniano lo strazio per una perdita improvvisa e la speranza di trovare la forza per convivere con un vuoto incolmabile, mentre attendevano la decisione dei magistrati sul destino dell'ex comandante.

Le prove della sottomissione sessuale nel computer dell'ex comandante

Le indagini si sono concentrate anche sui dispositivi informatici dell'imputato. I consulenti della Procura di Bologna hanno rinvenuto nel computer di Giampiero Gualandi un documento denominato come contratto di sottomissione sessuale. Questo file è stato acquisito agli atti come elemento chiave per delineare il contesto relazionale asimmetrico in cui è maturato il delitto.

Pur non avendo valore legale, l'accusa ha evidenziato come il testo esprimesse una dinamica di potere e di sottomissione in cui si sovrapponevano sfera privata e rapporto lavorativo gerarchico. Durante la requisitoria, la procuratrice aggiunta Russo ha descritto una feroce manipolazione professionale e intima esercitata dall'uomo su Sofia Stefani, culminata nell'assassinio.