Fiom-Cgil: tra il 2008 e il 2024 persi 103.775 posti di lavoro nell'industria metalmeccanica italiana

di FTA Online News pubblicato:
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L'indagine a cura del centro studi della Fiom-Cgil nazionale fa il punto sulla situazione nell'industria metalmeccanica italiana.

OCCUPAZIONE. Per quanto riguarda l'andamento dell'occupazione tra il 2008 e il 2024 c'è stato un calo, sono stati persi 103.775 posti di lavoro, si è passati da 2.088.424 addetti nel 2008 a 1.984.649 nel 2024.

La perdita occupazionale sarebbe stata maggiore se non ci fosse stato un ampio ricorso agli ammortizzatori sociali. Infatti l'utilizzo degli ammortizzatori sociali è aumentato; confrontando il 2024 e il 2025 emerge che le ore di cassa integrazione autorizzate passano da 260.382.235 a 308.858.366 nel 2025, con una crescita quindi di quasi 50 milioni (48.476.131) ore in più di cassa integrazione. Le ore autorizzate nel 2025 corrispondono a oltre 148mila posti di lavoro.

DIMENSIONE D'IMPRESA. L'industria metalmeccanica italiana è caratterizzata da una serie di debolezze strutturali, a partire dalla piccola dimensione d'impresa: mediamente nell'Unione Europea un'impresa metalmeccanica conta 43,75 addetti, a fronte dei 29,88 dell'Italia. Il divario si allarga mettendo a confronto Germania e Italia. In Germania, nel settore metallurgico, il 50,8% di imprese è costituito da micro-imprese (0-9 addetti), mentre in Italia il dato sale al 63,8%. Nel medesimo settore in Germania quasi il 9% è costituito da grandi imprese (oltre 250 addetti), mentre in Italia questa taglia dimensionale è di poco superiore al 2%. Un simile divario dimensionale tra Germania e Italia si riscontra anche nei settori delle apparecchiature elettriche, delle componenti elettroniche e della componentistica veicoli: la Germania vanta, rispetto all'Italia la percentuale più bassa di micro-imprese e quella più alta di grandi imprese.

VALORE AGGIUNTO, PROFITTO LORDO E COSTO DEL LAVORO. Nel corso di 10 anni – cioè dal 2014 al 2023 - il profitto delle imprese per ora lavorata è aumentato da 13,59 euro a 23,73 euro (con una crescita di oltre 10 euro, pari al 74,6%), al contrario il costo del lavoro per ora lavorata è aumentato solo di 3,34 euro (+ 12%).

PRODUZIONE E IMPORTAZIONI DI ACCIAIO. Tra il 2011 e il 2024, se la produzione domestica di acciaio cala di 9,18 milioni di tonnellate (-33,97%), aumentano invece le importazioni di 0,238 milioni di tonnellate (+1,44%). Nel 2024 i principali Paesi da cui importiamo sono: Vietnam, India, Germania, Cina e Francia (prodotti piani); Spagna, Germania, Repubblica Ceca, Francia e Cina (prodotti lunghi).
Il drastico calo della produzione domestica di acciaio ha comportato una maggiore dipendenza dall'estero di tutte le filiere produttive italiane: in esse mediamente il peso percentuale dell'acciaio estero diretto e indiretto utilizzato è pari al 49,37%.

LA STRUTTURA INDUSTRIALE ITALIANA È INADEGUATA PER LA DOPPIA TRANSIZIONE.
La struttura industriale dell'Italia è inadeguata, dal punto di vista della capacità produttiva installata, ad affrontare la transizione energetica: se guardiamo alla produzione di trasformatori e di apparati per l'energia elettrica, vediamo che la produzione domestica rispetto al fabbisogno copre soltanto, rispettivamente, il 60% e il 79% del fabbisogno nazionale; per la parte restante (40% e 21%) dipendiamo da importazioni dall'estero.
I principali Paesi da cui importiamo apparati per l'energia sono prevalentemente europei (Germania, Francia, Repubblica Ceca, Ungheria) più la Cina.
Anche per la transizione digitale l'apparato industriale italiano è inadeguato: la produzione domestica copre soltanto il 21,7% del fabbisogno di apparati per le telecomunicazioni, mentre nel caso di apparati per ICT solo l'11,7%. In questo caso, quindi, la dipendenza dalle importazioni dall'estero è ancora più preoccupante. I Paesi da cui importiamo apparati per le TLC sono prevalentemente asiatici (Cina, Vietnam, India).

LA PRODUZIONE DI SEMINCONDUTTORI è pari a 3.029.469.000 euro, di questi ben 1.845.554.674 euro sono esportati in quanto in Italia prevalentemente i microchip vengono realizzati soltanto per la fase di front-end, mentre il loro assemblaggio finale (back-end) avviene in altri Paesi verso i quali esportiamo il semiconduttore non ancora completo (Singapore, Malesia, Filippine ecc.).

LA PRODUZIONE DEI BENI DI CONSUMO

a) PRODUZIONE DI ELETTRODOMESTICI. Tra il 2014 e il 2024 la produzione è crollata: i frigoriferi hanno registrato -662.330 pezzi (-34,41%), le lavastoviglie -186.244 (-21,62%), la lavatrici -2.325.549 (-60,23%), le cappe -3.909.511 (-70,24%), le aspirapolveri -1.092.464 (-64,02%).

b) PRODUZIONE DI AUTOMOBILI.
L'automotive è il settore che sta pagando di più gli effetti della crisi dell'industria. Se nei primi 9 mesi del 2000 la produzione di auto si attestava a 1.077.995, nel 2025 siamo a 179.737, con un crollo del -83,3% nella produzione nazionale.
A causa del crollo della produzione di automobili, l'Italia è costretta ad esportare una parte consistente di componentistica: i principali paesi verso i quali esportiamo sono Germania, Francia, Usa, Polonia e Spagna.
IMPORTAZIONI DI AUTO. Le auto di cilindrata più piccola (inferiore a 1.000 centimetri cubici) le importiamo principalmente da Spagna, Marocco, Romania, Ceca e Turchia; quelle di cilindrata compresa tra 1.000 e 1.500 centimetri cubici principalmente da Spagna, Cina, Germania, Polonia, Marocco. La presenza di Spagna e Marocco tra i principali paesi da cui importiamo queste tipologie di auto (cioè quelle di cilindrata inferiore) consente di affermare due cose: 1) il fatto che ci sia la Spagna indica il fatto che le auto mass-market possono essere prodotte anche in paesi occidentali; 2) la presenza del Marocco è indicativa delle strategie di Stellantis di progressiva delocalizzazione in Nord Africa di queste produzioni.
Con il crescere della cilindrata (compresa tra 1.500 e 3.000 centimetri cubici) e con l'elettrificazione cresce invece il ruolo della Germania come paese dal quale importiamo queste automobili.
Nel settore automotive, nel periodo 2015-2024 gli investimenti dall'estero verso l'Italia hanno registrato un dato negativo pari a -9,153 miliardi di euro: complessivamente siamo di fronte ad un processo di disinvestimento. Al contrario gli investimenti dall'Italia verso l'estero sono stati pari a: 8,251 miliardi di euro (tra questi vi sono gli investimenti in Paesi del Nord Africa).

GLI SCARSI INVESTIMENTI DELL'INDUSTRIA ITALIANA.
Gli investimenti delle imprese manifatturiere in rapporto al PIL sono scesi; nonostante una leggera ripresa negli ultimi anni trainata da PNRR e incentivi pubblici, siamo ancora oltre 6,1 punti al di sotto del livello del 2000.
Si tratta degli investimenti delle imprese manifatturiere italiane in macchinari/impianti in rapporto al Pil dell'Italia. Il calo è particolarmente preoccupante perché è avvenuto nonostante il PNRR e gli incentivi pubblici (ad esempio Transizione 4.0 ecc).
Se si fa un confronto a livello internazionale nel periodo 2006-2023, emerge come l'Italia sia ultima con un rapporto tra investimenti e valore della produzione pari al 2,65%, dopo Germania (2,91%), Giappone (2,79%), ma soprattutto ampiamente staccata da Ungheria (4,69%), Corea del Sud (4,31%), Turchia (4,16%), Polonia e Repubblica Ceca (entrambe attorno a 3,75%).

Quanto ai TAVOLI DI CRISI AL MIMIT, sono 43.117 le lavoratrici e i lavoratori coinvolti in 42 tavoli attualmente presenti, attivi e di monitoraggio, i settori più colpiti sono evidentemente la siderurgia con 16.307 lavoratori a rischio, nell'automotive sono 12.650, nell'elettrodomestico 7.740, nelle telecomunicazioni-informatica 3446, nell'energia 1330, nell'aerospazio 1102.

L'ITALIA STA PERDENDO SOVRANITÀ INDUSTRIALE.
Le acquisizioni di imprese italiane metalmeccaniche dall'estero durante il Governo Meloni nel periodo tra novembre 2022 e gennaio 2026, sono state 255 di maggioranza e 60 di minoranza, oltre a 16 incrementi di capitale e 3 joint venture. Tra le imprese acquisite dall'estero è in via di completamento l'operazione relativa a Iveco in favore di Tata Motors, mentre è stata completata l'acquisizione di Piaggio Aero da parte dell'azienda turca Baykar Makina.

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