Crisi Iran, prime reazioni a Piazza Affari, acquisti sulle utility

di Giovanni Digiacomo pubblicato:
8 min

Nei listini di Borsa Italiana bene Enel e A2A, ma Italgas resta indietro dopo i risultati. I prezzi dell'elettricità incorporano già il forte rialzo dei prezzi del gas, ma intanto anche le quotazioni del metano rallentano

Crisi Iran, prime reazioni a Piazza Affari, acquisti sulle utility
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Il segno è la prima cosa. Le prime performance positive meno che sporadiche nei listini di Borsa Italiana hanno un valore segnaletico più rilevante di quello meramente quantitativo dopo due sedute di vendite violente, anche se non incontrollate, sui maggiori titoli di Milano a seguito dello scoppio del nuovo conflitto in Iran e delle strette sul Golfo ai cargo carichi di importanti materie prime energetiche.

Crisi Iran, primi segnali di sollievo di contesto, dai BTP al gas naturale

A Milano reagiscono le utility in concomitanza con i primi cali dei rendimenti dopo il balzo del premio al rischio chiesto sul BTP decennale dal 3,27% di venerdì al 3,45% di  queste ore (5 punti base in meno di ieri dopo due sedute di rialzi a doppia cifra).

Qualche segnale cauto sui mercati dell’energia dopo i timori sulla interruzione delle catene di approvvigionamento del gas dal Golfo Persico arriva: il TTF olandese di riferimento cresce ancora del 2,48% a 55,64 euro, niente rispetto ai balzi del 30-40% degli ultimi due giorni. Il 27 febbraio - per intenderci - il TTF olandese valeva 31,9 euro e da allora è balzato quindi del 74% sui prezzi di queste ore.
Oggi però c’è una pausa e la struttura delle scadenze è in backwardation. Che vuol dire? Normalmente il gas da comprare tra un anno costa di più di quello da comprare subito, quindi i prezzi tra un anno, i future per esempio a scadenza dicembre, sono più cari.
Questo caso ‘normale’ si chiama contango, se la situazione è opposta e i future più vicini sul gas costano più di quelli più lontani, c’è l’anomalia, la backwardation. In parole povere il TTF con scadenza aprile 2026, quello di cui parliamo adesso a 55,64 euro, vale più del future di agosto a 48,45 euro; inizio 2027 (1Q) vale 39,75 euro. Gli stagionali estivo e invernale calano rispettivamente da 51,045 a 42,54 euro. Quindi si attendono dei ribassi... Tutto bene? Non tanto, sono prezzi comunque materialmente più elevati di quelli di qualche giorno fa, ma almeno scontano ‘un calo della pressione’.

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Gas naturale, il Qatar pesa l'8,3% del nostro, la competizione influirà però più sui prezzi che sui volumi

Qualche numero aiuta a perimetrare la situazione.
L’anno scorso l’Italia ha importato 61,28 miliardi di metri cubi.
Di questi 20,8 miliardi di metri cubi di gas naturale liquefatto. Di questi 4,27 miliardi di metri cubi dal Qatar, l’8,3% del gas importato in Italia nel 2025 e più di un quarto del gas che arriva con le navi metaniere (ci sono poi come noto gasdotti da Algeria, Nord Europa e Azerbajan, ossia il TAP).

L’Italia del gas nel 2025

Milioni di metri cubi

% su Import

Gas consumato interno totale

63.137

Gas importato

61.285

Gas liquefatto

20.857

Qatar

5.089

8,3

USA

9.240

15,1

Il peso del Golfo è quindi importante, ma non decisivo.

Più insidiosa, come ha denunciato anche il governo, l’influenza sui prezzi.

Perché dal Medioriente viene il 20% del petrolio e del gas, ma anche quote fondamentali di gasolio raffinato e di jet fuel. Su tutte queste categorie la domanda asiatica, da Cina e India, ma non solo è imperioso e se lì non si trovano le forniture chiaramente ci sarà (in pratica è già in corso) una contesa sui carichi da altri fornitori.

Tutto legittimo e preoccupante, anche nelle possibili conseguenze sull’inflazione, ma entro i limiti della capacità di riassesto del mercato che già oggi forse, dà una prima prova di sé.

Oltretutto l’Italia ha scorte, mentre si avvicina la fine dell’inverno e quindi la pressione della domanda per il riscaldamento scende. Un articolo di stamane del Corriere parla di stoccaggi di gas al 45% che significa circa 8,5 miliardi di metri cubi e una posizione che sarebbe migliore di molti altri mercati europei. Sarebbero per 90 giorni le scorte di carburanti e combustibili.

Gas naturale il prezzo è già sull'elettricità e anche questo potrebbe incoraggiare le utility

Oltretutto la funzione è più sul PSV, il Punto di scambio virtuale, che sul TTF olandese che dovrebbe riflettere (ma non è proprio così ed è un problema affrontato dal recente Decreto Energia) e in questo caso si passa da 34,6 a 61 centesimi a metro cubi da venerdì a oggi: un +67,3% che però sembra assorbire più gradualmente nelle ultime ore un impatto più rapido a monte ad Amsterdam.

Ma sui prezzi già il danno sembra fatto: il PUN, il prezzo nazionale dell’energia elettrica (un’astrazione in realtà dei prezzi zonali) è balzato da 107,46 €/MWh il 27 febbraio a 165,74 euro oggi: significa un balzo del 54% che assorbe una buona fetta dei rincari a monte del prezzo del gas che oltretutto non è o non dovrebbe essere in rapporto strettamente proporzionale.

Lo scenario insomma promette sfracelli per imprese e famiglie e forse oggi le utility riflettono questa prospettiva, che – vista da un’altra angolazione – potrebbe significare che hanno un pricing power importante, ossia riescono facilmente a ribaltare su di noi le tensioni sui prezzi negli approvvigionamenti di gas etc, anche se per il peso di quest’ultimo nella fissazione del prezzo marginale che poi trascina in su tutte le quotazioni, anche quelle dell’assai più economica elettricità prodotta con le rinnovabili.

Utility a due velocità, ma la reazione è innegabile, bene Enel e A2A, male Italgas dopo i dati

Il mercato mostra discernimento in questo ore e uno stock picking nei primi tentativi di acquisto su titoli che alla fine avevano ceduto alle vendite a Piazza Affari nelle ultime sedute. Vendite che, va precisato, potrebbero tornare se quelle di oggi fossero delle ricoperture degli short degli ultimi giorni.

Nome

Ultimo prezzo (€)

%

Ftse Italia Utenze

53.086 (punti)

1,02

Enel

9,589

1,25

A2a

2,374

1,06

Acea

24,28

0,33

Altea Green Power

7,05

+1,59

Terna

9,87

0,92

Iren

2,662

0,83

Erg

23,82

-0,08

Ascopiave

3,76

-0,13

Alerion

17,88

+0,9

Hera

4,14

-0,62

Italgas

10,33

-0,77

Alcuni distinguo vanno fatti, Terna e Snam (che è fuori dal paniere, ma segna un +0,44% a 6,378 euro) sono titoli delle infrastrutture energetiche, gestiscono la rete all’ingrosso di energia elettrica e gas rispettivamente.
Altri titoli fuori dal paniere, come Eni (-0,62%), in pratica hanno attività importanti nella distribuzione di energia e servizi essenziali.

Italgas resta indietro dopo i risultati

Infrastruttura, ma più al dettaglio, quella che riguarda il titolo di Italgas, che gestisce la rete finale del gas in gran parte del territorio italiano. Su quest’ultima però inevitabile un riferimento ai dati.

Ricavi 2025 +47,2% nel 2025 a € 2,535 mld con un ebit adjusted da 46,9 milioni di euro e un utile netto adjusted per la capogruppo da 674,5 milioni di euro che balza del 33,1%. Il confronto con i dati dei dati con i primi nove mesi mostra un’accelerazione dei ricavi e una decelerazione degli utili, ma di qualche punto percentuale in entrambi i casi. Da segnalare il quasi raddoppio in un anno degli oneri finanziari netti a 236,4 milioni di euro (+96%) collegato all'aumento del debito.

Il debito finanziario netto è balzato da 6,67 a 10,73 miliardi di euro dopo l’acquisizione di 2iRete Gas, il maggiore antagonista che però è anche responsabile del balzo dei volumi e dei risultati sul conto economico. Fa parte del pacchetto di 4 miliardi di debito in più un bond dual tranche da un miliardo.

La questione dividendo per questo titolo da cassettista resta fondamentale ma il gruppo ha battuto a guidance annunciata e già rivista al rialzo a ottobre e, nonostante l’impatto diluitivo dell’aumento di capitale, il dividendo per azione (DPS) da 0,432 euro cresce del 13,3% sul 2024 oltre il floor (ma la cedola 2024 è stata rettificata del bonus element dell’aumento, senza la rettifica ci sarebbe un aumento del DPS del 6,4%). Da ricordare che la nuova policy prevede una crescita minima del dividendo del 5% l'anno, un payout ratio minimo del 65% (quota utili in dividendo),

Gli analisti sono freddi: Barclays ribadisce un equal weight con target price a 9,7 euro e Intermonte conferma un neutral (tp a € 9,3).

L’azione perde lo 0,77% a 10,33 euro e viaggia quindi sopra i target delle due banche d’affari: ha già perso il 5,5% dalla chiusura di venerdì scorso.

Ma sul gruppo pesano anche le modifiche di perimetro legate alle richieste dell’Antitrust in relazione all’acquisizione di 2iRete Gas, di ieri la notizia della vendita di 4 ATEM, 120 mila PDR pugliesi (ossia punti di consegna del gas) per 108,5 milioni di euro. Mancano altri 8 ATEM.

Sospetti i 59 milioni di pezzi scambiati nella debole seduta di venerdì 27 febbraio contro la media giornaliera dell’ultimo mese di 5,8 milioni di pezzi.

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