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Flossbach von Storch - BCE: Politica monetaria tra stabilità e shock energetici

di FTA Online News pubblicato:
4 min
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La BCE ha alzato i tassi di interesse per la seconda volta quest'anno, in parte in risposta all'aumento dei prezzi del petrolio. I tassi sono destinati a salire ulteriormente?

A cura di Julian Marx, Research Analyst di Flossbach von Storch

La forza risiede nella calma, e questo vale anche per la politica monetaria. Di norma, la Banca Centrale Europea evita di creare suspense non necessaria in vista di potenziali variazioni dei tassi di interesse. Questa volta non è stato diverso: il presidente della Bundesbank Joachim Nagel aveva di fatto anticipato la decisione sui tassi di interesse parlando al quotidiano francese Le Monde all'inizio di settembre:

Oggi l'inflazione è ben lontana dal nostro obiettivo a medio termine […]. Secondo le proiezioni di giugno, tornerà al 2% nel medio termine solo ipotizzando tassi di interesse più elevati. Di conseguenza, i mercati scontano una probabilità superiore al 95% che alzeremo i tassi nella nostra riunione di settembre. Direi che i mercati hanno ormai un'ottima comprensione della nostra reazione di politica monetaria".

Coerentemente con queste premesse, in occasione dell'ultimo meeting di politica monetaria la BCE ha risposto a un'inflazione persistentemente elevata alzando il tasso sui depositi per la seconda volta quest'anno, portandolo dal 2,25% al 2,5%.

Sei mesi di prezzi elevati

Ormai da sei mesi l'inflazione nell'area euro orbita attorno alla soglia del 3%. Ad agosto ha persino raggiunto il 3,3%. Com'è noto, l'impennata dei tassi di inflazione coincide con gli attacchi statunitensi all'Iran e le conseguenti restrizioni all'offerta di combustibili fossili. In quest'ottica, non sorprende che ad agosto i prezzi dell'energia siano saliti del 14% su base annua, confermandosi il principale motore della recente dinamica dei prezzi.

Dal punto di vista della politica monetaria si possono trarre diverse conclusioni. Il lato positivo è che il recente aumento dei prezzi dell'energia resta ben al di sotto dei livelli registrati nel 2022, quando, all'indomani dello scoppio della guerra in Ucraina, la crescita su base annua superò il 40%. Sebbene i timori sull'inflazione siano del tutto giustificati, questo dato ridimensiona almeno in parte la drammaticità della situazione attuale.

Un motivo di ottimismo risiede anche nel fatto che, nel secondo trimestre, la crescita dell'eurozona è risultata leggermente superiore alle attese. Nonostante le incertezze geopolitiche e i prezzi del petrolio stabilmente elevati, l'economia interna si sta dimostrando lievemente più resiliente del previsto. Ciò trova conferma nelle ultime proiezioni della BCE, che ora stimano per l'eurozona una crescita dello 0,9% quest'anno, in rialzo rispetto allo 0,8% stimato a giugno. Di conseguenza, pur modesto, il ritmo di crescita continua a garantire alla BCE un certo margine di manovra sui tassi, un margine che l'istituto ha scelto di sfruttare nell'ultima riunione di politica monetaria.

Aumenta il rischio di effetti di secondo round

Per il momento, la BCE ha fatto i compiti a casa sul fronte della politica monetaria. L'inflazione resta semplicemente troppo elevata e la probabilità di effetti di secondo round aumenta quanto più a lungo la crescita dei prezzi rimane su questi livelli. Se l'inflazione non dovesse rallentare a breve, i sindacati potrebbero ad esempio presentare richieste più incisive nelle prossime trattative salariali. Ciò eserciterebbe a sua volta una pressione al rialzo sull'inflazione dei servizi ad alta intensità di manodopera, che si attesta ormai su valori pari o superiori al 3% da 53 mesi.

The ECB staff’s new baseline scenario underscores this challenging environment. It projects core inflation, which excludes volatile food and energy prices, at 2.6 per cent next year. A swift return to the two per cent inflation target is therefore by no means a foregone conclusion.

Il nuovo scenario di base degli esperti della BCE evidenzia la complessità di questo quadro: per il prossimo anno le stime indicano un'inflazione di fondo (che esclude le componenti più volatili come alimentari ed energia) al 2,6%. Un rapido ritorno al target d'inflazione del 2% non è quindi affatto scontato.

Procedere con cautela

Con il recente rialzo dei tassi, la BCE risponde al crescente rischio di effetti di secondo round. Ciononostante, dopo la riunione di settembre le carte potrebbero rimescolarsi in qualsiasi momento.

I prezzi di petrolio e gas continuano a mostrare un'elevata volatilità e resta impossibile prevedere quando si risolverà il conflitto nello Stretto di Hormuz. Se da un lato la ripresa della navigazione potrebbe allentare rapidamente la pressione sui costi energetici, dall'altro un blocco prolungato rischierebbe di innescare pressioni inflazionistiche a catena, ad esempio attraverso una maggiore inflazione salariale.

Le implicazioni per la politica monetaria dipenderanno quindi dall'evoluzione della situazione. Allo stato attuale, non vi è motivo di abbandonare il consolidato approccio guidato dai dati e basato su decisioni prese riunione per riunione.

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