Euro Stoxx 50 future recupera quota 6.300 dopo la stretta della Fed

di Alessandro Magagnoli pubblicato:
6 min

Il future Eurostoxx 50 sale a 6.326 punti e prova a recuperare la media a 10 giorni, mentre quota 6.255 resta il supporto decisivo

Euro Stoxx 50 future recupera quota 6.300 dopo la stretta della Fed

Le Borse europee aprono in territorio positivo dopo la decisione della Federal Reserve di aumentare i tassi di interesse di 25 punti base, portando il costo del denaro negli Stati Uniti al 3,75-4%.

La stretta, la prima dal 2023, è stata accompagnata da indicazioni rigorose nella lotta all’inflazione.

Il presidente Kevin Warsh ha ribadito l’indipendenza della banca centrale, nonostante le ripetute richieste del presidente Donald Trump di ridurre il costo del credito.

Le nuove proiezioni segnalano la possibilità di un’ulteriore stretta entro la fine dell’anno, scenario ormai pienamente incorporato dalle quotazioni di mercato.

Gli investitori sembrano tuttavia reagire in modo più composto rispetto a Wall Street, dove dopo la Fed erano scattate vendite soprattutto sul Dow Jones e sui titoli maggiormente sensibili ai tassi.

Euro Stoxx 50 future in moderato rialzo

Il future sull’Euro Stoxx 50 sale dello 0,47% a 6.326 punti, dopo essersi mosso finora tra un minimo di 6.307 e un massimo di 6.341.

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Da cinque sedute le quotazioni oscillano in prossimità della media mobile esponenziale a 100 giorni, attualmente passante a circa 6.255 punti.

Questo riferimento continua a svolgere la propria funzione di supporto, anche se la frequenza con cui viene sottoposto a verifica rivela una struttura ancora fragile.

Euro Stoxx 50 future recupera quota 6.300 dopo la stretta della Fed

Il rialzo della mattinata ha consentito al future di recuperare sia quota 6.300 sia la media mobile esponenziale a 10 giorni, collocata intorno a 6.315 punti. Si tratta di un primo segnale incoraggiante, che dovrà però essere confermato in chiusura.

Anche la trendline ascendente proveniente dai minimi di marzo transita nell’area dei 6.300 punti.

Il ritorno sopra questa linea riduce il rischio di un’immediata accelerazione ribassista, ma non è ancora sufficiente per decretare la conclusione della correzione iniziata dai massimi di agosto.

Resistenza decisiva a 6.350-6.380 punti

Il massimo della mattinata a 6.341 punti rappresenta il primo ostacolo.

Il suo superamento permetterebbe al future di attaccare la fascia compresa tra 6.350 e 6.380 punti, nella quale convergono la media mobile esponenziale a 50 giorni, attualmente a 6.358, e diversi massimi e minimi registrati nelle settimane precedenti.

Una chiusura sopra 6.380 migliorerebbe sensibilmente il quadro di breve periodo, aprendo spazio verso 6.420-6.462 punti.

Quest’ultima area è particolarmente importante perché comprende il massimo del 6 luglio, a 6.462 punti, e il Supertrend, ancora negativo e posizionato intorno a 6.455 punti.

Soltanto il superamento di 6.455-6.462 fornirebbe un segnale convincente di ripresa del trend rialzista. In questo scenario gli obiettivi successivi tornerebbero a collocarsi a 6.550-6.600, quindi a 6.626 e 6.726 punti.

Quota 6.255 resta il supporto critico

Sul fronte opposto, un ritorno sotto 6.315-6.300 punti indebolirebbe il tentativo di recupero in corso e riporterebbe l’attenzione sulla media mobile a 100 giorni, a 6.255 punti.

La violazione confermata di questo riferimento completerebbe un segnale ribassista più significativo, con possibili obiettivi sui minimi di giugno e luglio compresi tra 6.206 e 6.214 punti.

Sotto questa fascia, la correzione potrebbe estendersi verso:

  • 6.117 punti, supporto intermedio;

  • 6.100-6.103 punti, parte superiore del gap aperto a marzo;

  • 6.069 punti, dove transita la media mobile esponenziale a 200 giorni.

La tenuta di quota 6.255 mantiene quindi aperta la possibilità di una stabilizzazione, ma il future dovrà recuperare 6.358-6.380 per allontanare il rischio di una nuova discesa.

Dollaro ai massimi da sette settimane

Il tono restrittivo della Fed ha sostenuto il dollaro, salito sui livelli più elevati delle ultime sette settimane rispetto alle principali valute.

Il movimento è stato accompagnato dall’aumento dei rendimenti dei Treasury, particolarmente evidente sulle scadenze brevi.

Il mercato considera ormai probabile un nuovo rialzo entro dicembre. Una permanenza dei rendimenti statunitensi su livelli elevati potrebbe continuare a sostenere il biglietto verde, penalizzando al tempo stesso materie prime e attività finanziarie maggiormente dipendenti dalla liquidità.

Il petrolio ha infatti perso terreno, anche in seguito alle indicazioni di un possibile ripristino delle capacità di trasporto in Medio Oriente.

Secondo Bloomberg, un incontro tra Donald Trump e i leader dei Paesi del Golfo potrebbe contribuire ad attenuare le tensioni sui flussi energetici regionali.

La prospettiva di una maggiore disponibilità di greggio ha favorito le vendite sul mercato petrolifero, dopo che l’aumento dei prezzi dell’energia aveva rappresentato uno dei principali fattori alla base della stretta della Fed.

Riflettori sulla Bank of England

L’attenzione si sposta ora sulla Bank of England, che comunicherà nel pomeriggio la propria decisione di politica monetaria. Il mercato si attende il mantenimento del tasso di riferimento al 3,75%.

Più della decisione in sé conteranno le indicazioni sulle prossime mosse.

La banca centrale britannica deve confrontarsi con pressioni inflazionistiche ancora significative e con una crescita economica vulnerabile.

Un messaggio più aggressivo delle attese potrebbe sostenere la sterlina, ma aumentare la pressione sul mercato obbligazionario e sui titoli britannici più esposti alla domanda interna.

Domani sarà invece il turno della Banca del Giappone, che dovrebbe portare i tassi sul livello più elevato degli ultimi 31 anni. Gli investitori cercheranno soprattutto indicazioni sul ritmo e sulla tempistica delle successive strette.

Una BoJ più aggressiva potrebbe sostenere lo yen e innescare una riduzione delle operazioni di carry trade, con potenziali effetti anche sui mercati azionari internazionali.

Negli Stati Uniti attenzione a immobiliare e lavoro

L’agenda macroeconomica statunitense propone oggi diversi indicatori utili per valutare l’impatto dei tassi elevati sull’economia.

Housing Starts, Building Permits e Pending Home Sales offriranno nuove indicazioni sul settore immobiliare. Il mercato cercherà di capire se l’aumento del costo dei mutui stia determinando un rallentamento più evidente dell’attività edilizia oppure se il comparto conservi una certa capacità di resistenza.

Sarà pubblicato anche il Philadelphia Fed Manufacturing Index. Dopo il sorprendente balzo a 47,4 punti del mese precedente, il consenso prevede una discesa a 30 punti.

Un valore sensibilmente inferiore alle attese potrebbe alimentare dubbi sulla solidità dell’industria americana, mentre una nuova sorpresa positiva rafforzerebbe la tesi di un’economia ancora troppo vivace per consentire alla Fed di interrompere la stretta.

Le richieste settimanali di sussidio di disoccupazione sono attese sostanzialmente stabili intorno a 207.000 unità. Un dato contenuto confermerebbe la solidità del mercato del lavoro e lascerebbe aperta la strada a un altro rialzo dei tassi.

Inflazione dell’Eurozona attesa al 3,3%

Per l’Eurozona il dato principale sarà la lettura finale dei prezzi al consumo di agosto. Le stime indicano un’inflazione annua del 3,3% e una componente core al 2,4%, entrambe invariate rispetto alle rilevazioni preliminari.

Un’eventuale revisione al rialzo aumenterebbe la pressione sulla Banca centrale europea, soprattutto dopo la nuova stretta della Fed. Una conferma o una revisione verso il basso offrirebbe invece maggiore spazio per mantenere un atteggiamento prudente.

Il rialzo dell’Euro Stoxx 50 future rappresenta quindi un tentativo di stabilizzazione dopo cinque sedute trascorse sulla media a 100 giorni. La tenuta di 6.255 rimane essenziale, mentre il superamento di 6.358-6.380 è necessario per trasformare il rimbalzo in un segnale tecnico più affidabile.

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Informazioni sull'autore:

Alessandro Magagnoli
Alessandro Magagnoli

Nato nel 1966, mi sono laureato a Londra in economia applicata presso la University of East London nel luglio 1991, per poi conseguire un Master of Science nella stessa disciplina al Queen Mary and Westfield College nell'agosto 1992. La mia passione per l'analisi tecnica è nata nel 1992, e nel maggio 1993 ho ottenuto il diploma in Technical Analysis rilasciato dalla Society of Technical Analysis (STA). Ho insegnato nei dipartimenti di econometria all'Università Bicocca e all'Università Cattolica.