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Gas: Eni stringe in Qatar, ma l’emergenza immediata resta

di Giovanni Digiacomopubblicato:

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L’impegno sulle forniture di gas liquefatto via nave cresce dal Qatar al Mozambico, l’Algeria ci aiuta, la Russia taglia. La bolletta sale inevitabilmente e intanto il tetto Ue ai prezzi non si vede e rischiamo l’allarme

Un salvagente da 120 metri cubi di cemento e acciaio, questo rischia di diventare per l’Italia il rigassificatore di Rovigo lungo la traiettoria dell’allontanamento di Roma da Mosca. Già all’inizio di quest’anno il ministro Roberto Cingolani (Transizione Ecologica) ha autorizzato l’aumento della capacità di rigassificazione dell’impianto a 15 chilometri dalle coste venete, l’Adriatic LNG, da 8 a 9 miliardi di metri cubi di gas.

Il DM del 22 dicembre 2021 andava incontro già a grandi rialzi dei costi delle materie prime, ma non preventivava i successivi terremoti dei prezzi energetici dovuti alla guerra ucraina. Nel 2021 Rovigo ha coperto quasi il 10% del consumo italiano di gas con circa 7,3 milioni di metri cubi di metano in gran parte provenienti dal Qatar, fornitore mondiale di gas via mare anche per l’Italia.

Gas, la nuova escalation dei prezzi

A fine dicembre si erano già viste fiammate dei prezzi del gas fuori controllo, proprio il giorno prima del DM il gas TTF olandese di riferimento in Italia aveva toccato un nuovo record a 187,78 euro/MWh, poi la stabilizzazione, poi a inizio marzo la rapida ascesa di fine febbraio sull’onda dei timori geopolitici per lo scontro apertosi tra Mosca e Kiev aveva rilanciato i prezzi fino all’assurdo di 345 €.

Paura e speculazione ancora una volta, i prezzi si sono presto “stabilizzati” nell’intorno dei 110 euro, un livello comunque industrialmente e storicamente anomalo che ha iniziato a scavare nelle bollette degli italiani e delle imprese con insaziabile tenacia.

I colli di bottiglia prima, la guerra dopo, i decreti d’emergenza con 20,4 miliardi di euro di sostegni e cuscini su petrolio, gas ed energia elettrica non hanno fatto più di quanto promesso: solo un rallentamento dell’erosione implacabile della ripresa economica.

Gas anche via nave, ma per ora conta poco

Si fa quel che si può e anche l’ultimo importante annuncio dell’Eni va in questa direzione. Claudio Descalzi, l’ad della società del Cane a sei zampe, ha incontrato il ministro dell’Energia del Qatar Saad Sherida Al-Kaabi per la creazione di una nuova joint venture con l’italiana al 25%  e QatarEnergy al 75%.

A sua volta questa jv avrà il 12,5% (un ottavo) del progetto NFE, North Field East, ossia il più grande progetto di gas naturale liquefatto del mondo che una capacità già a 77 milioni di tonnellate di petrolio l’anno in prossima ascesa a 110 milioni di tonnellate.

Non è poco, ma – come detto – a conti fatti Eni del progetto ha acquisto un piccolo 3,12% Una quota minore per esempio di quella di TotalEnergies che ha ottenuto il 6,24% sempre tramite un quarto di una jv con QatarEnergy. D’altronde la francese Edison che produce energia in Italia ha già il diritto di prendersi il 71% circa del gas del terminal di Rovigo (circa 6,4 miliardi di metri cubi) fino al 2034, solo il resto finisce direttamente sul mercato.

Edison l’anno scorso ha aumentato i ricavi di vendita da gas naturale di quasi il 170 per cento, sfiorando i 6,8 miliardi di euro ottenuti solo da questa attività, più del doppio delle vendite di elettricità che di solito sono sullo stesso livello. Ma sono aumentati anche i costi del gas e quindi in termini di MOL l’elettricità è cresciuta del 40,7% e la filiera gas del 19,7 per cento.

D’altronde se ora Eni stringe i rapporti con il Qatar, il gas di Rovigo coinvolge da tempo operatori stranieri. Il 70,7% del suo capitale è di Exxon Mobil, filiale italiana ma corporation Usa. Americane sono state anche le forniture principali del progetto NFE, di Baker Hughes e Honeywell principalmente.

Il problema è che si tratta di investimenti di medio periodo, il progetto NFE dovrebbe entrare in produzione entro la fine del 2025, il che significa che non potrà aiutarci nell’immediato, quando ci serve.

Più immediato il soccorso dal Mozambico, entro la seconda metà del 2022 potrebbe già partire il primo carico di gas liquefatto dalla Coral Sul, l’impianto galleggiante del maxigiacimento da 450 miliardi di metri cubi di gas di cui Eni è operatore delegato. Si tratta di una unità FLNG (Floating Liquefied Natural Gas) da 220 mila tonnellate capace di liquefare 3,4 milioni di tonnellate all’anno. Si tratta del primo impianto di Eni di questo tipo, del terzo nel mondo, del primo in Africa.

Può essere utile spiegare che il gas a pressione atmosferica si liquefà a circa -160 gradi centigradi e comprime così il proprio volume di ben 600 volte. Quello del GNL è dunque un processo complesso e comporta, tra l’altro, la separazione di diverse componenti del gas.

Se si fa un bilancio però ancora il gas liquefatto in Italia copre ancora appena il 9,61% di Rovigo e un altro 2% scarso da Livorno. C’è in realtà anche un terzo nuovo rigassificatore in Italia, quello galleggiante comprato da Snam dalla Golar LNG per 350 milioni di dollari.

Può stoccare 170 mila metri cubi e rigassificarne 5 miliardi l’anno. Per niente pochi, in pratica il 6,5% del fabbisogno nazionale, secondo le stime dell’ad di Snam Stefano Venier. L’obiettivo è soddisfare il 25% della domanda italiana di gas con il gas liquefatto. Un traguardo importantissimo, ma se il gas russo pesa il 40% dell’import italiano e Mosca ne taglia la metà, rischiamo comunque di avere grosse difficoltà.

Gas, l’aiuto dell’Algeria mentre tempo stringe

In questi mesi a salvarci è stata soprattutto l’Algeria, l’accordo firmato ad aprile ci garantisce fino a 9 miliardi di metri cubi l’anno nel 2023 e nel 2024. Già nel 2021 era passava da Mazara del Vallo il 27,8% del nostro gas, contro il 15,8% dell’anno precedente.

La pressione all’altro capo della Penisola però scende. L’Eni rilevare da giorni una riduzione del gas russo in, vediamo sui TG ogni sera quell’obiettivo del 90% delle scorte entro settembre, mentre siamo ancora sotto il 60% dello stoccaggio. Per fortuna il gas sul mercato c’è, ma i costi ci stanno già presentando una bolletta molto cara e non è detto che potremo ancora bilanciare il venir meno dei pompaggi dal Tarvisio, ossia dalla Russia.

Nei giorni scorsi Gazprom ha già annunciato il dimezzamento delle forniture previste e la tensione sale. Questa settimana Cingolani potrebbe alzare il livello della crisi del gas da pre-allarme ad allarme.

Il tetto europeo al prezzo del gas intanto non si sblocca e la riduzione delle forniture russe mette sotto pressione l’Italia. La Spagna e il Portogallo hanno già avviato un calmieramento dei prezzi del gas e stanno temporaneamente finanziando le centrali energetiche nel tentativo di ridurre l’impatto del prezzo delle materie prime energetiche sui costi dell’energia che in questa stagione lievitano.

Il quadro europeo rimane frammentato, la nostra dipendenza ci presenta il conto, le azioni di oggi potrebbero fare la differenza.

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