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Google, istruttoria Antitrust sulla portabilità

di Giovanni Digiacomopubblicato:

La piattaforma Weople denuncia: non ci dà i dati dei nostri utenti o troppo tardi, è una violazione delle norme sulla portabilità. Dietro il caso questioni maggiori per la cittadinanza digitale

Nuovo procedimento dell’Antitrust su Google. Si direbbe che il passaggio dalla posizione dominante all’abuso sia breve, ma spesso è anche una questione di emergenza. L’emergenza della cittadinanza digitale che reclama diritti e richiede sempre di più definizioni e regole.
Così nascono casi, come quest’ultimo. Al centro ci sono, ovviamente i dati. Ma partiamo dall’inizio.

Nel 2018 nasce Hoda, una startup del digitale che crea una società con uno scopo preciso, quello di permettere ai cittadini di essere loro, per una volta, a guadagnare dall’impiego dei propri dati. Si chiama Weople e per qualche tempo fa anche un po’ di pubblicità nei mainstream. Il suo fondatore Silvio Siliprandi ha le carte in regola per attirare l’attenzione, è l'ex amministratore delegato del centro studi GFK Eurisko.

L’iniziativa però si scontra subito con diverse difficoltà, a partire dal fatto che le aziende non vogliono consegnare i dati o non sono sicure di poterlo fare. Dati che Weople raccoglierebbe su mandato dei diretti interessati, s’intende, ossia di cittadini che vogliono controllare e monetizzare i propri dati personali. Dati che in genere, fra una piattaforma e l’altra, finiscono spesso in liste da mercato grigio del marketing.

Eppure alla base del business c’è il principio, oggi richiamato dal documento Antitrust (AGCM) sull’istruttoria su Google, della Portabilità dei dati. Un principio sancito dall’articolo 20 del GDPR, che – per chi ancora non lo sapesse – è la più recente normativa europea in materia di privacy e dati personali.
Tagliato con l’accetta, dice che ognuno ha il diritto di ottenere i propri dati trattenuti da qualunque titolare del trattamento dei dati stessi, ossia possiamo richiedere a qualunque organizzazione che abbia i nostri dati una copia, con mezzi automatizzati (a meno che non ci siano questioni di interesse pubblico o casi davvero molto specifici).

Portabilità, la questione Google Takeout

Per garantire questo diritto europeo, Google, che ovviamente di dati ne ha una montagna ed controlla circa il 95% del mercato dei servizi di ricerca, ha creato Google Takeout: permette a ogni utente di avere una copia di tutti i propri dati, da tutti i servizi Google. Ci può mettere ore o persino giorni, ma sembra che funzioni.

Il problema è che poi se arriva Weople con una delega dell’utente trova un muro. La pervicace azienda di Siliprandi ci ha già messo anni a ottenere dalle varie Autorità il beneplacito al proprio business, ma nella pratica il promettente servizio ha lottato contro una fila di muri degna di Dedalo.

Proprio il Google Takeout avrebbe fornito il colpo di grazia. Sembra infatti che la necessità di accedere al proprio account Google, ovviamente con ID e password, abbia penalizzato la società milanese con un crollo delle richieste di portabilità dei dati da Google del 90-95% Erano 20-25 mila prima e sono precipitate a 1.500-2.500 dopo l’avvio di questa procedura fai-da-te.

“Ad oggi vengono portati in Weople circa 2 archivi-dati Google al mese, su circa [50.000-60.000] iscritti alla piattaforma di Hoda". Secondo Hoda, non solo sarebbero diminuite le persone che fanno ricorso all’estrazione dei dati fai-da-te, ma ci sarebbero problemi nel creare da zero la relativa guida e le interfacce che permettono loro di chiedere una copia dei dati direttamente o di ottenerla sulla propria Weople. Insomma non funzionerebbe.

Sembra una cosa piccola, ma è potenzialmente gigantesca perché i circa 218 miliardi di euro del fatturato di Alphabet, che controlla Google e quindi Google Italy Srl, dipendono quasi interamente dai dati e dalla loro gestione. La portabilità di questi dati e lo sviluppo di nuove applicazioni che ne consentano l’impiego, dai servizi di geolocalizzazione, alla sanità, all’istruzione e più in generale al marketing, è però essenziale sia per lo sviluppo industriale europeo, che per l’efficacia delle norme in tema di cittadinanza digitale.

Ora Google ha già avuto diversi problemi con l’Antitrust italiana. L’ostacolo o il rinvio della pubblicazione dell’app di Enel X JuicePass sui punti di ricarica sulla piattaforma Android Auto ha comportato una sanzione dall’Agcm da oltre 102 milioni di euro. Un’altra sanzione da 50 mila euro è giunta per Google Drive per clausole vessatorie. Altre due sanzioni da 5 milioni di euro ciascuna sono giunte (anche in questo caso a Google Ireland Ltd) per una pratica commerciale scorretta nella fase di creazione dell’account e per pratica commerciale aggressiva proprio nella proposta della cessione dei propri dati in fase di creazione dello stesso account. Nulla a che vedere con la sanzione europea del 2018 da 4,34 miliardi di euro, ma sicuramente segnali importanti, soprattutto per il loro portato sull’immagine del gruppo in Italia.

Portabilità dei dati, la posizione di Google

Alle accuse di Weople un portavoce di Google ha risposto: " Da quasi dieci anni Google offre alle persone la possibilità di estrarre e trasferire i propri dati. Sono strumenti pensati per aiutare le persone a gestire le proprie informazioni personali, e non per permettere ad altre aziende o intermediari di accedere a più dati da vendere.
Questo significherebbe mettere a rischio la privacy delle persone, oltre che a incoraggiare attività fraudolente.
Per le aziende esistono già modalità per incrementare la portabilità diretta dei dati nei propri servizi, ad esempio tramite il progetto open source Data Transfer Project, a cui qualsiasi organizzazione è invitata a partecipare”.

Insomma le persone sì, ma le aziende no, perché potrebbe mettere a rischio le informazioni personali e forse – il dubbio sorge spontaneo – un business core della stessa Google. La questione è forse tutta qui e sicuramente sarà interessante scoprire cosa verrà fuori dalle valutazioni dell’Antitrust.

Google Italy precisa nel proprio sito che solo nel 2021 sono stati esportati oltre 400 miliardi di file. Sono numeri importanti e da tenere in considerazione, di certo però il tema rimane.

Weople, tante difficoltà per quell’idea

E Weople? L’avventura imprenditoriale del gruppo non è finita, anzi potrebbe ottenere da nuovi “sblocchi” ulteriore appeal e forse regalare finalmente, davvero, un’opportunità ai cittadini digitali italiani. Il gruppo che aveva chiuso il 2019 con perdite da 1,6 milioni di euro, le ha dimezzate a 829 mila nel 2020. Nel 2020, di comune accordo con dipendenti e manager, è uscita da Hoda, la capogruppo di Weople, Cooptech, veicolo di innovazione della Lega delle Cooperative. Alleanza 3.0 aveva fatto circolare tra i suoi 2,3 milioni di soci l’offerta di Weople, secondo Wired 300 avevano aderito.

Di certo anche per Weople le sfide non mancano, insomma, ma la nuova istruttoria su Google potrebbe anche rappresentare un’occasione importante per fissare regole certe per la portabilità dei dati, un diritto europeo dei cittadini che ancora fatica ad affermarsi.

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