Inflazione Eurozona al 3,2%: l'energia riaccende le pressioni sui prezzi

di FTA Online News pubblicato:
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La guerra in Medio Oriente continua a farsi sentire

L'inflazione dell'Eurozona è salita al 3,2% annuo a maggio, in linea con le attese degli analisti. A trainare il rialzo restano soprattutto i prezzi dell'energia, in crescita del 10,9% rispetto a un anno fa, confermando l'impatto del rincaro di petrolio e gas sulle economie europee.

La BCE si trova davanti a un nuovo dilemma

L'inflazione core, che esclude energia, alimentari, alcol e tabacco, è risalita al 2,5% dal 2,2% di aprile, mentre i servizi accelerano dal 3,0% al 3,5%. Un quadro che complica il percorso di allentamento monetario della BCE proprio mentre la crescita economica resta debole.

I dati preliminari di maggio mostrano un'accelerazione dell'inflazione più diffusa di quanto suggerisca il solo dato headline. Se il 3,2% era atteso dal mercato, alcuni dettagli meritano attenzione.

Il principale contributo continua ad arrivare dall'energia, che segna un aumento annuo del 10,9% dopo il +10,8% di aprile. Si tratta della conferma che il rialzo delle quotazioni energetiche degli ultimi mesi, alimentato dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente, sta progressivamente trasferendosi ai prezzi al consumo.

Ma il dato forse più significativo riguarda l'inflazione dei servizi, salita al 3,5% dal 3,0% precedente. È una componente particolarmente osservata dalla BCE perché riflette soprattutto l'andamento di salari, domanda interna e costi strutturali dell'economia. Una sua riaccelerazione suggerisce che le pressioni inflazionistiche non derivano soltanto dall'energia.

Anche l'inflazione core mostra segnali di risveglio, passando dal 2,2% al 2,5%. Pur restando molto distante dai picchi degli anni precedenti, il movimento rappresenta una battuta d'arresto nel processo di disinflazione che la BCE sperava di consolidare.

Più rassicurante invece il comparto alimentare. I prezzi di cibo, alcol e tabacco rallentano al 2,0% dal 2,4%, mentre i prodotti alimentari trasformati scendono addirittura all'1,1%, contribuendo a contenere parte delle pressioni inflazionistiche.

Per la BCE il problema è evidente: da un lato la crescita economica dell'Eurozona rimane fragile, dall'altro il ritorno dell'inflazione energetica e la tenuta dei servizi rendono più difficile giustificare ulteriori tagli dei tassi nel breve periodo.

In altre parole, il mercato si trova nuovamente a fare i conti con uno scenario che ricorda una forma attenuata di stagflazione: crescita modesta e inflazione che smette di scendere.

Per le borse il dato non è necessariamente negativo nell'immediato, ma riduce ulteriormente i margini per una politica monetaria più accomodante nei prossimi mesi. Se il petrolio dovesse continuare a mantenersi su livelli elevati, il rischio è che l'inflazione europea resti sopra il target del 2% molto più a lungo di quanto la BCE avesse previsto solo pochi mesi fa.

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