Inflazione in calo ma borse incerte: il mercato entra nella fase della selezione
pubblicato:La Fed può tagliare i tassi, ma non subito: lavoro forte e servizi “appiccicosi” frenano l’entusiasmo

Inflazione in calo, ma il mercato non festeggia
Negli ultimi mesi il mercato sembrava avere una bussola semplice: ogni segnale di rallentamento dell’inflazione significava tassi più bassi e quindi borse più alte.
La seduta di venerdì a Wall Street ha però mostrato che la realtà è diventata molto più sfumata.
Gli indici americani hanno chiuso in ordine sparso: Dow Jones e S&P 500 leggermente positivi, Nasdaq in calo.
Intanto i rendimenti dei Treasury scendevano e il dollaro restava quasi immobile.
A prima vista dovrebbe essere una combinazione perfetta per l’azionario — inflazione in calo e obbligazioni che respirano — e invece il mercato è rimasto esitante.
Il dato chiave: inflazione al 2,4%
Il dato al centro di tutto è l’inflazione di gennaio.
L’indice dei prezzi al consumo è salito del 2,4% su base annua, meno del previsto e in discesa rispetto al mese precedente.
È un numero importante perché riporta l’inflazione più vicina al target del 2% della Federal Reserve che non al 3%.
Inoltre il rallentamento è stato favorito dal calo dei prezzi di:
- •
benzina
- •
auto usate
cioè proprio quelle componenti che negli ultimi anni avevano alimentato la percezione del caro vita.
A questo punto la domanda sembrerebbe ovvia: perché il mercato non festeggia?
La Fed guarda sempre due lati della medaglia
Perché la Fed non guarda mai un solo numero.
Due giorni prima era uscito un dato sul lavoro molto forte: occupazione solida e disoccupazione bassa.
Quando l’economia continua a correre — soprattutto nei servizi — i prezzi tendono a restare “appiccicosi”.
Ed è esattamente ciò che emerge dai dati:
- •
i beni rallentano
- •
i servizi no
Traduzione: l’inflazione scende, ma non abbastanza velocemente da giustificare tagli immediati dei tassi.
Gli operatori iniziano quindi a prezzare un primo taglio a metà anno, non prima.
Il rendimento del decennale attorno al 4% riflette proprio questo:
fine della stretta monetaria, ma non ancora inizio di una vera espansione.
Il vero fattore di instabilità: l’intelligenza artificiale
Qui entra il secondo elemento, probabilmente il più importante: la tecnologia e l’AI.
Negli ultimi due anni i grandi titoli tech sono stati il motore dei rialzi.
Ora stanno diventando anche il principale fattore di instabilità.
Non perché l’intelligenza artificiale non funzioni, ma perché funziona troppo.
Gli investitori iniziano a chiedersi:
- •
quanto costerà mantenerla
- •
quanta concorrenza genererà
- •
quali modelli di business verranno distrutti
Software, servizi finanziari, media, assicurazioni: sempre più settori vengono messi in discussione.
Così ogni rimbalzo viene venduto. Il mercato non sta crollando: sta riducendo la fiducia nei multipli più elevati.
Non è debolezza: è una fase matura del ciclo
Lo dimostra anche la settimana nel complesso: tutti i principali indici hanno chiuso in ribasso, con il Nasdaq più debole.
Questo comportamento è tipico delle fasi mature del ciclo rialzista: i dati macro migliorano ma non bastano più a spingere i prezzi più in alto.
Anche gli altri asset raccontano la stessa storia:
- •
Bitcoin sale
- •
rendimenti scendono
- •
dollaro stabile
Non è euforia.
Non è panico.
È attesa.
Il mercato sta iniziando a prezzare liquidità futura senza credere completamente alla crescita immediata.
La variabile politica
Sul fondo c’è un ulteriore elemento: la politica.
L’avvicinarsi delle elezioni americane e il possibile cambio alla guida della Fed introducono una variabile storicamente associata a: volatilità senza necessariamente ribassi strutturali i classici “vuoti d’aria”.
Il vero problema del mercato oggi
A questo punto il quadro diventa chiaro.
L’inflazione è una buona notizia, ma non risolve il problema principale del mercato: la visibilità sugli utili futuri.
Le borse non sono deboli perché l’economia rallenta.
Sono nervose perché è difficile capire quanto varranno davvero le aziende tra due anni in un mondo fatto di:
- •
tassi ancora relativamente alti
- •
rivoluzione tecnologica in corso
Dall’ottimismo alla selezione
Per questo gli indici restano vicino ai massimi senza riuscire a superarli.
Non è un’inversione.
È una fase di transizione:
si passa dall’ottimismo generalizzato alla selezione.
Ed è quasi sempre la parte più complicata del mercato.
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