Inflazione USA al 4,2%: la guerra con l'Iran riaccende i prezzi e allontana il taglio dei tassi

di Alessandro Magagnoli pubblicato:
4 min

Fed sempre più prudente: Kevin Warsh eredita un'economia forte ma con prezzi ancora troppo elevati

Inflazione USA al 4,2%: la guerra con l'Iran riaccende i prezzi e allontana il taglio dei tassi
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L'inflazione americana ha lanciato un messaggio molto chiaro ai mercati

L'inflazione americana di maggio ha lanciato un messaggio molto chiaro ai mercati: la battaglia contro il caro prezzi è tutt'altro che conclusa.

L'indice dei prezzi al consumo è salito del 4,2% su base annua, il livello più alto dall'aprile 2023, mentre l'aumento mensile dello 0,5% è risultato perfettamente in linea con le attese degli analisti.

Numeri che confermano come il conflitto in Medio Oriente e il conseguente rialzo dei prezzi energetici stiano producendo effetti tangibili sull'economia americana.

Il dato arriva inoltre dopo un rapporto sull'occupazione particolarmente robusto, che aveva mostrato per il terzo mese consecutivo una crescita del mercato del lavoro superiore alle aspettative e una disoccupazione stabile al 4,3%.

Il risultato è una combinazione che la Federal Reserve non può ignorare: crescita ancora resiliente e inflazione nuovamente in accelerazione.

Il petrolio pesa sui consumatori americani

La componente energetica è stata il vero motore del rialzo.

I prezzi dell'energia sono aumentati del 23,5% rispetto a un anno fa e del 3,9% nel solo mese di maggio, contribuendo per oltre il 60% all'incremento complessivo dell'indice dei prezzi al consumo.

Particolarmente rilevante il dato sulla benzina:

  • +7% nel mese;

  • +40,5% rispetto a maggio dello scorso anno.

È l'effetto diretto delle tensioni geopolitiche che da mesi interessano il Medio Oriente e che hanno spinto petrolio e carburanti su livelli elevati.

Sebbene nelle ultime settimane il greggio abbia corretto dai massimi grazie alle speranze di una soluzione diplomatica tra Stati Uniti, Israele e Iran, gli effetti dell'impennata precedente continuano a riflettersi sui prezzi al consumo.

Non sorprende quindi che i salari reali stiano tornando sotto pressione. A maggio le retribuzioni medie corrette per l'inflazione sono diminuite dello 0,7% su base annua, peggiorando il calo dello 0,3% registrato ad aprile.

L'inflazione core manda però un messaggio più rassicurante

Dietro il dato headline molto forte si nasconde però una realtà leggermente meno preoccupante.

L'inflazione core, che esclude energia e alimentari, è cresciuta dello 0,2% mensile, meno dello 0,4% registrato ad aprile e sotto le attese del mercato.

Su base annua il CPI core si è attestato al 2,9%, contro il 2,8% del mese precedente.

In altre parole, al momento l'impennata dei prezzi sembra rimanere relativamente confinata al comparto energetico e dei trasporti senza diffondersi in modo aggressivo al resto dell'economia.

I prezzi dei beni core sono addirittura diminuiti dello 0,1% nel mese, mentre il forte calo delle assicurazioni auto (-1,7%, il maggiore dal 2020) ha contribuito a contenere l'aumento dell'indice sottostante.

Anche questo spiega perché molti economisti continuano a ritenere che la soglia per un rialzo dei tassi resti elevata.

Kevin Warsh eredita una situazione complicata

Il prossimo appuntamento cruciale sarà il meeting del FOMC del 16-17 giugno, il primo presieduto da Kevin Warsh.

Fino a pochi mesi fa il mercato discuteva del numero di tagli dei tassi possibili nel 2026. Oggi il dibattito è completamente cambiato.

L'ipotesi di una riduzione del costo del denaro appare sempre più lontana e diversi operatori stanno tornando a considerare la possibilità che la Fed mantenga i tassi invariati ben oltre il 2026.

Tuttavia il report di maggio non sembra ancora sufficiente per giustificare un immediato irrigidimento della politica monetaria. La componente core continua infatti a mostrare segnali di moderazione e gran parte della pressione inflazionistica deriva dall'energia.

Per questo motivo lo scenario più probabile resta quello di una Fed ferma nella fascia 3,50%-3,75%, ma con un tono decisamente più prudente rispetto ai mesi scorsi e con l'abbandono definitivo di qualunque inclinazione accomodante.

Mercati obbligazionari e borse: attenzione ai prossimi dati

I Treasury decennali viaggiano ormai vicino al 4,6%, livello che aumenta la concorrenza per asset privi di rendimento come l'oro e rende più costoso il finanziamento dell'economia.

I mercati azionari, nel frattempo, continuano a beneficiare della forza degli utili e del boom degli investimenti nell'intelligenza artificiale, ma l'inflazione resta il principale rischio da monitorare.

Se il petrolio dovesse tornare a salire e lo shock energetico iniziasse a trasmettersi in modo più evidente a servizi, alimentari e aspettative di inflazione, la Federal Reserve potrebbe trovarsi costretta a riaprire una discussione che a inizio anno sembrava impensabile: quella di un nuovo rialzo dei tassi.

Per ora non è lo scenario centrale, ma il dato di maggio conferma che la strada verso il ritorno al 2% è ancora lunga e che la Fed non può permettersi alcuna distrazione.