Intel, azioni in profondo rosso in pre-market dopo i dati
pubblicato:I risultati in realtà battono le attese (almeno per le poste ordinarie/adjusted), ma la guidance sul trimestre in corso è in profondo rosso. Ecco cosa succede al più grande produttore di semiconduttori made in USA

La reazione dei mercati al quarto trimestre e all’intero esercizio di Intel è violenta, con un -12,54% in pre-market a 47,51 dollari, ma va detto che i massimi di ieri a 54,6 euro, su livelli che non si vedevano dall’inizio del 2022, scontavano un rally di quasi il 190% del titolo dai minimi dello scorso agosto 2025.
Quindi delusione per le perdite superiori alle attese e la guidance debole sul trimestre in corso, ma anche prese di beneficio dopo un recupero che si è avvantaggiato non poco degli investimenti miliardari di pezzi da novanta come Nvidia, lo Stato americano o Softbank nel contesto ancora in divenire di una integrazione sempre più spinta della filiera del chip statunitense.
Intel, risultati in calo, ma oltre le attese, è la guidance che spegne gli entusiasmi
Nell’ultimo trimestre del 2025 il gruppo guidato dal nuovo CEO Lip-Bu Tan ha registrato un calo dei ricavi del 4,11% a 13,67 miliardi di dollari, posto però nella parte alta della guidance fornita a ottobre. IL CFO Dave Zinsner ha rivendicato anche un margine lordo non-GAAP al 37,9% maggiore nel trimestre di oltre 140 punti base alla guidance (ma in forte calo dal 42,1% dello stesso periodo di un anno prima).
Anche l’utile netto per azione non GAAP (al netto delle poste straordinarie) attribuibile alla capogruppo balzato del 15% da 0,13 a $ 0,15 ha battuto la guidance, ha rivendicato Zinsner.
Il dato dell’utile per azione ordinario da 15 centesimi batte anche di ben 7 centesimi i $ 0,08 trimestrali attesi dal consensus raccolto da S&P Global Market Intelligence.
Tutto compreso – ricorda però tra gli altri il Wall Street Journal – le perdite complessive del trimestre sono balzate del 117% a 333 milioni di dollari, contro il rosso da 153 milioni dello stesso periodo del 2024, molto peggio dei 294 milioni di perdita attesa dal consensus raccolto da FactSet.
Se poi si considera il dato attribuibile alla capogruppo si passa in un anno da perdite trimestrali di 126 milioni a perdite da 591 milioni di dollari e la perdita per azione passa da 3 a 12 centesimi.
Ma quello che probabilmente spaventa di più gli analisti in queste ore sono le prospettive di breve di Intel, in altre parole la guidance su questi tre mesi.
Nel trimestre in corso, il primo del 2026, Intel si aspetta ricavi GAAP da 11 miliardi di dollari, sostanzialmente in calo annuale del 13,4% Il gross margin (sempre GAAP) è atteso al 32,3% contro il 36,9% di un anno fa.
Il gruppo si aspetta perdite GAAP da addirittura 0,21 dollari e un sostanziale pareggio del risultato per azione non GAAP ($ 0,0 dopo correzioni da 0,02 dollari per acquisizioni, 0,12 dollari per i piani di compenso in azioni, da 0,02 dollari per ristrutturazioni, $ -0,01 da attribuzioni a terzi e $ +0,06 da effetto fiscale).
L’eps non GAAP a 0,0 dollari del trimestre in corso atteso dal management si contrappone ai $ 0,04 del consensus raccolto tra 23 analisti da S&P Global Market Intelligence, delude quindi le attese e spiega buona parte delle vendite in pre-market.
Ma come procede in questo faticoso processo di ristrutturazione e rinascita Intel?
Intel, ecco come vanno le varie divisioni
Una sezione per business unit dei ricavi può aiutare a capirci qualcosa di più.
Nel quarto trimestre i ricavi da prodotto di Intel si dividono in due unità sostanzialmente. Da un lato i ricavi della divisione Client Computing Group (CCG) di Intel che flettono del 7% a 8,2 miliardi di dollari. Si tratta essenzialmente dei microprocessori che vanno nei PC, nei tablet, negli smartphone dei piccoli clienti e dei relativi componenti, ancora oggi l’architettura X86 del gruppo è la più diffusa del mondo in questo mercato. A questo va aggiunto che nel primo trimestre 2025 la divisione CCG ha integrato la divisione NEX (Network and Edge Group), che si occupa dell’ampia produzione di semiconduttori per la connessione di dispositivi in vari settori di mercato (dai trasporti al commercio al dettaglio).
L’altra BU da prodotto di Intel è “Data Center and AI (DCAI)” che ha accresciuto il proprio giro d’affari del 9% a 4,7 miliardi di dollari: si tratta in questo caso dei microprocessori Intel rivolti alle imprese, al cloud e alle infrastrutture di comunicazione oltre a tutte le produzioni segnatamente dirette all’AI, nel trimestre e nell’esercizio è la BU più dinamica del gruppo.
Separatamente va poi misurata la business unit della Intel Foundry, le costose fonderie che stanno cercando di riportare la manifattura del chip a stelle e strisce in patria e hanno registrato un giro d’affari da 4,5 miliardi di dollari nel trimestre (+4%) e son cresciute del 3% a 17,8 miliardi di dollari di giro d’affari nell’anno (non consideriamo nel computo le elisioni che allineano i saldi indicati).
Intel, la tecnologia 18A, i nuovi prodotti, le sfide dell'AI
Ancora più in dettaglio si deve evidenziare che Intel sta portando sul mercato i primi successi del processo Intel 18A, dove la A sta per Angstrom, quindi una tecnologia a 18-Angstrom, circa 1,8 nanometri (miliardesimi di metro). Questa tecnologia integra in nuovi transistor RibbonFET con l’alimentazione PowerVia dal retro del chip e permette di migliorare del 15% le performance per watt rispetto al processo Intel3 e del 30% la densità del chip.
Ha debuttato così la nuova famiglia di processori Intel Core Ultra Series 3, la prima piattaforma di PC per AI.
Intel ha inoltre collaborato con Cisco per le piattaforme (server) per l’intelligenza AI distribuita potenziata con i circuiti integrati Intel Xeon 6 system-on-chip (SoC): tutta la produzione per il mondo dei data center e l’AI è coordinata dal vicepresidente esecutivo e general manager Kevork Kechichian che segue le CPU, le GPU e le piattaforme.
La produzione a 18A è decollata con volumi crescenti negli impianti dell’Arizona e dell’Oregon, rafforzando la posizione del gruppo anche grazie alle tecnologie di ASML.
In pratica questa tecnologia è la più avanzata attiva attualmente nella manifattura di semiconduttori Usa, ma costa miliardi.
I capex lordi di Intel lo scorso anno sono stati 17,67 miliardi (25,1 mld nel 2024) ed erano ancora a 4 miliardi di dollari nel quarto trimestre (vs. 6,27 mld).
Anche al netto degli importanti apporti di capitale governativi si contano capex netti per 2 miliardi nel quarto trimestre (più che dimezzati in un anno) e per 11,2 miliardi in un anno.
Ma sul fronte dei flussi proprio a questo livello arriva un segnale di fiducia: l’adjusted free cash flow del quarto trimestre passa da un saldo negativo per 1,5 miliardi a uno positivo per 2,22 miliardi di euro.
Il saldo dell’anno resta negativo per 1,6 mld (vs. -2,22 mld) e, come visto, il recupero deriva in gran parte dagli apporti dei finanziatori (in primis lo Stato), ma non sono comunque segnali da buttare.
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