INWIT sui minimi dal 2019 dopo taglio guidance
pubblicato:L'accordo TIM-Fastweb sulle torri rischia di compromettere seriamente i conti del gruppo

INWIT resta il bersaglio preferito delle vendite a Piazza Affari per il secondo giorno consecutivo. Il titolo tocca i minimi da fine 2019 dopo il taglio della guidance indotto dall'accordo Telecom-Fastweb.
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TIM e Fastweb gettano INWIT nel caos
Ieri INWIT aveva lasciato sul terreno il 15% dopo che TIM e Fastweb hanno siglato un accordo non vincolante per costruire e gestire fino a seimila nuove torri per la telefonia mobile in Italia. La notizia è fortemente negativa per Inwit dato che Fastweb e TIM sono i suoi clienti principali: dalla presentazione agli analisti dei risultati del terzo trimestre 2025 si evince che oltre l'80% dei ricavi di INWIT arriva dai MSA (Master Service Agreement) con i due gruppi. Secondo due fonti sentite da Reuters, sono mesi che i TIM e Fastweb stanno provando a rinegoziare i MSA ma INWIT si oppone.
Il gruppo si tutelerà "in ogni sede competente"
Il cda di INWIT si è riunito ieri per fare il punto della situazione. Nel comunicato emesso dopo la riunione si legge che i due MSA siglati nel 2020 - hanno comportato un investimento iniziale per il gruppo di circa 10 miliardi di euro per l’acquisto dell’infrastruttura detenuta all’epoca da TIM e Vodafone Italia - sono contratti a lungo termine (quello con Fastweb scade ad agosto 2038, come recentemente precisato) e che "Qualsiasi tentativo di svuotare le prerogative contrattuali di INWIT quale fornitore privilegiato di TIM S.p.A. e Fastweb S.p.A. deve, pertanto, ritenersi pretestuoso e sarà contrastato da INWIT in ogni sede competente, per la piena tutela dei propri interessi".
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Guidance 2026 e 2030 riviste al ribasso, sotto consensus
Nonostante l'intenzione di tutelarsi il cda ha però dovuto prendere atto del fatto che l'accordo TIM-Fastweb avrà molto probabilmente conseguenze negative per i conti di INWIT, pertanto è stato deciso di rivedere al ribasso gli obiettivi del periodo 2026-2030, peraltro già peggiorati a novembre in occasione della pubblicazione dei risultati al 30 settembre (il titolo arrivò a perdere il 18% in quattro sedute).
I ricavi 2026 sono ora attesi a 1.050-1.090 milioni di euro (da parte bassa del range 1.135-1.165 milioni, il consesus degli analisti è a 1.131), EBITDA margin pari a circa il 90% (da >91%, consensus 91,3%), EBITDAaL margin pari a circa il 72% (da 75%, consensus 74,4%), Recurring Free Cash Flow nel range 550-590 milioni (da parte bassa del range 655-675 milioni, consensus 655), dividendo per azione almeno pari al valore dell’esercizio 2025 (0,55 euro per azione, da +7,5%), leva finanziaria a 5,5x (da 5,2x), confermando il target strutturale di leva finanziaria tra 5x e 6x
Per il periodo 2026 la crescita annuale dei ricavi è attesa "low single digit" (tra 0 e 5%, da 1.325-1.375 milioni nel 2030), prevista continua espansione del margine EBITDAaL (da 78% al 2030), dividendo per azione almeno pari a 0,55 euro (da +5% medio annuo), target strutturale di leva finanziaria tra 5x e 6x (da 5,0x).