LFDE - Ipo contenute e modelli low-cost: la strategia silenziosa della Cina per scardinare il dominio USA
pubblicato:A cura di Alexis Bienvenu, Gestore, La Financière de l’Echiquier.
Anthropic, società AI statunitense che produce il modello Claude, sta preparando la sua quotazione in Borsa sulla base di una capitalizzazione di mercato stimata, secondo diverse fonti, tra 1.500 e 2.000 miliardi di dollari, anche se il range definitivo non è stato per ora stabilito. Secondo il Wall Street Journal, anche Moonshot AI - società AI cinese che produce il modello Kimi, uno dei migliori in termini di performance del Paese - starebbe preparando una possibile quotazione in Borsa. Stando a Bloomberg, l’ultima valutazione privata nota è pari a circa 50 miliardi di dollari, ovvero trenta o quaranta volte meno. Il divario tra valutazioni è da capogiro ed è ancor più sorprendente visto che nel gennaio 2025, le performance del modello cinese DeepSeek avevano fatto tremare gli investitori al solo pensiero che gli Stati Uniti perdessero la loro supremazia nel settore. A poco meno di due anni, i mercati non sembrano più temere la fine imminente del dominio americano. La corsa all’AI è dunque ormai persa per la Cina?
Il vantaggio americano si delinea infatti in maniera molto nitida sotto certi aspetti. I modelli cinesi possono oggi competere con quelli americani in determinati ambiti soltanto. Nella programmazione, ad esempio, il divario tra le due sponde del Pacifico è praticamente nullo: secondo il test LiveBench 2.0 del 25 ottobre 2026, DeepSeek V4.1 Flash ottiene 96 punti, alla pari quasi con i 97,7 punti di Claude Fable 5.1 di Anthropic. Nelle attività agentiche di lunga durata però, i sistemi statunitensi migliori si avvicinano ai 78 punti, contro i 41 del miglior modello cinese, ovvero DeepSeek. Il divario è notevole. I player statunitensi vantano un secondo grande vantaggio: i loro modelli sono già integrati in un ampio ecosistema di software professionali. Ad esempio, un agente collegato a Microsoft 365, Salesforce o Amazon Web Services può disporre, se autorizzato, dei dati interni di un’azienda per intervenire. I fornitori cinesi non beneficiano della stessa integrazione nei sistemi delle aziende occidentali, spesso riluttanti ad affidare loro i propri dati sensibili.
Gli Stati Uniti, infine, prevalgono ampiamente in termini di potenza di calcolo. Stando ad Epoch AI, gli Stati Uniti concentravano nel maggio 2025 il 75% circa della potenza mondiale dei grandi centri di AI identificati pubblicamente, contro il 15% della Cina. Beneficiano inoltre di un accesso privilegiato alle tecnologie all’avanguardia: acceleratori di Nvidia, chip di TSMC, macchine di ultima generazione di ASML e memorie avanzate prodotte da SK Hynix, Samsung e Micron. La Cina, al contrario, deve fare i conti con restrizioni che limitano la sua capacità di acquisire questo hardware di fascia alta.
Eppure, la Cina non è irrimediabilmente condannata a un ruolo secondario nell’AI. Innanzitutto, i suoi modelli sono nettamente più economici. Secondo LiveBench 2.0, un’operazione riuscita costa 0,18 dollari circa con DeepSeek, contro diversi dollari per i modelli più avanzati di Anthropic. La Cina dispone inoltre di un notevole vantaggio: l’estensione e la velocità di sviluppo del suo sistema elettrico. Da anni, il Paese compie investimenti massicci nelle energie rinnovabili, nel carbone e nel nucleare, laddove gli Stati Uniti accusano un notevole ritardo. Simile dinamismo può sostenere l’espansione dell’AI purché la Cina superi la sfida del trasporto massiccio di elettricità tra i suoi principali centri di produzione e di consumo. Secondo lo scenario centrale dell’AIE[1], i consumi elettrici dei data center cinesi potrebbero così crescere del 170% circa entro il 2030, contro il 130% circa negli Stati Uniti.
In sintesi, l’indiscutibile dominio statunitense oggi nell’AI è vulnerabile proprio laddove la Cina concentra le sue principali forze. Sotto molti aspetti i due Paesi appaiono come degli specchi inversi con i loro punti di forza e le loro sfide. L’esito del duello tra le due potenze non è quindi sancito in modo definitivo. A giudicare dalle realizzazioni cinesi in ambito industriale negli ultimi vent’anni, è perfettamente possibile che una strategia più parsimoniosa e meno eclatante, ma sostenuta come priorità vitale da uno Stato pianificatore, si riveli competitiva nel lungo termine.
[1] Rapporto «Energy and AI» dell’Agenzia internazionale per l’energia (AIE), aprile 2025
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