La Lombardia vale quanto il Mezzogiorno
pubblicato:Il divario territoriale non è solo una questione meridionale: è uno dei principali freni allo sviluppo dell’intero Paese

Il vero problema non è la forza della Lombardia, ma la debolezza del Mezzogiorno
La Lombardia da sola produce circa il 21-22% del PIL italiano, una quota paragonabile a quella generata complessivamente dall'intero Mezzogiorno, che comprende otto regioni e ospita circa un terzo della popolazione nazionale.
È un dato impressionante che testimonia la straordinaria forza economica della regione: industria, finanza, servizi avanzati, export, innovazione e produttività hanno trasformato la Lombardia nel vero motore dell'economia italiana.
Ma fermarsi a celebrare questo risultato sarebbe un errore.
Il problema è il divario che continua ad allargarsi
La vera notizia non è che la Lombardia sia forte. La vera notizia è che, dopo decenni di politiche pubbliche, incentivi e programmi di sviluppo, il divario territoriale continua a essere enorme.
Il Mezzogiorno sconta ancora oggi:
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infrastrutture insufficienti;
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minori investimenti produttivi;
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una minore attrattività per le imprese;
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tempi amministrativi più lunghi;
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una continua emorragia di capitale umano qualificato.
Ogni anno migliaia di giovani laureati lasciano il Sud per trasferirsi nel Nord Italia o all'estero. È un fenomeno che alimenta sé stesso: meno competenze significano meno investimenti, meno investimenti significano meno opportunità e quindi nuove partenze.
Una questione che riguarda tutta l'Italia
Spesso il dibattito viene presentato come una contrapposizione tra Nord e Sud.
In realtà è esattamente il contrario.
Una maggiore crescita del Mezzogiorno non sottrarrebbe ricchezza al Nord. La aumenterebbe per tutti.
Un Paese che concentra il 75-80% della propria produzione economica in una parte limitata del territorio è un Paese che non sta sfruttando pienamente il proprio potenziale.
Ogni impresa che non nasce nel Sud, ogni infrastruttura che non viene realizzata, ogni giovane qualificato che emigra rappresenta una perdita non solo per il Mezzogiorno, ma per l'intera economia nazionale.
Dove sono le politiche per la crescita del Sud?
La domanda diventa inevitabile.
Se tutti concordano sul fatto che il Mezzogiorno rappresenti una delle più grandi riserve di crescita inutilizzate d'Europa, perché il tema continua a occupare una posizione marginale nel dibattito economico nazionale?
Il punto non è redistribuire ricchezza da una parte all'altra del Paese.
Il punto è creare le condizioni affinché il Sud possa produrre più ricchezza, attrarre più investimenti, trattenere più talenti e contribuire maggiormente alla crescita complessiva dell'Italia.
Perché ogni punto di PIL che il Mezzogiorno potrebbe generare e non genera non è un problema del Sud.
È crescita nazionale che stiamo lasciando sul tavolo.