OpenAI contro Apple: la prossima rivoluzione tecnologica passa dall’intelligenza artificiale

di Alessandro Magagnoli pubblicato:
6 min

Sam Altman e Jony Ive puntano oltre lo smartphone

OpenAI contro Apple: la prossima rivoluzione tecnologica passa dall’intelligenza artificiale
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OpenAI sfida Apple? L'intelligenza artificiale potrebbe cambiare il concetto stesso di smartphone

Negli ultimi anni l'idea che qualcuno potesse minacciare seriamente il dominio di Apple nell'hardware consumer sembrava poco credibile. L'iPhone non è soltanto uno smartphone: è il centro della vita digitale di centinaia di milioni di persone. Foto, pagamenti, messaggi, lavoro, intrattenimento e identità digitale passano ormai da lì.

Eppure qualcosa sta cambiando.

La decisione di OpenAI di presentare in modo riservato la documentazione per una possibile quotazione arriva in un momento molto particolare.

Da un lato c'è l'enorme entusiasmo degli investitori per il settore dell'intelligenza artificiale, alimentato dal successo di Nvidia e dall'attesa per la futura IPO di SpaceX.

Dall'altro c'è l'acquisizione della startup fondata da Jony Ive, il leggendario designer che ha contribuito a creare i prodotti più iconici di Apple.

È difficile pensare che si tratti soltanto di una coincidenza.

La vera battaglia potrebbe non essere sull'AI, ma sul dispositivo

Finora il mercato ha considerato OpenAI come una software company. Ma le indiscrezioni degli ultimi mesi suggeriscono che Sam Altman abbia ambizioni molto più ampie.

L'obiettivo potrebbe essere quello di costruire una nuova generazione di dispositivi progettati attorno all'intelligenza artificiale, non semplicemente dotati di funzionalità AI.

La differenza è enorme.

Oggi utilizziamo ancora un modello nato quasi vent'anni fa:

  • apriamo un'app;

  • navighiamo in un'interfaccia;

  • eseguiamo un'azione;

  • passiamo a un'altra applicazione.

L'intelligenza artificiale agentica (o Agentic AI) promette di eliminare proprio questo schema.

Microsoft e Qualcomm stanno preparando il terreno

I segnali arrivano anche da Microsoft e Qualcomm.

I nuovi concept mostrati la scorsa settimana immaginano dispositivi nei quali l'utente non interagisce più direttamente con app e sistemi operativi tradizionali.

Si parla invece con un agente AI che esegue autonomamente le attività richieste:

  • prenota viaggi;

  • organizza documenti;

  • acquista prodotti;

  • gestisce email;

  • coordina attività lavorative.

In pratica il sistema operativo diventa invisibile.

Per Microsoft la sfida è quasi obbligata: meglio anticipare la disruption piuttosto che subirla.

Apple rischia il suo "momento Nokia"?

È probabilmente prematuro parlare di una minaccia esistenziale per Apple.

L'ecosistema Apple resta straordinariamente forte e la fedeltà degli utenti è tra le più elevate al mondo.

Tuttavia la storia della tecnologia insegna che i cambiamenti di paradigma spesso arrivano quando i leader sembrano inattaccabili.

Nokia dominava i telefoni cellulari prima dell'iPhone.

BlackBerry sembrava indispensabile nel mondo business.

Entrambe sono state travolte da un cambiamento tecnologico che inizialmente avevano sottovalutato.

Oggi Apple sta cercando di evitare lo stesso errore accelerando sull'integrazione dell'intelligenza artificiale all'interno di Siri e dell'intero ecosistema.

Il problema è che OpenAI potrebbe non voler semplicemente migliorare il modo in cui utilizziamo lo smartphone.

Potrebbe voler rendere lo smartphone stesso meno importante.

La vera domanda: serviranno ancora le app?

La questione più importante non riguarda Apple o OpenAI.

Riguarda il modello stesso su cui si è costruita l'economia digitale degli ultimi vent'anni.

Se gli agenti AI diventeranno l'interfaccia principale tra uomo e tecnologia, potrebbero perdere rilevanza:

  • gli app store;

  • i sistemi operativi;

  • le interfacce tradizionali;

  • gran parte dell'economia basata sulle applicazioni.

In quel caso il vantaggio competitivo non sarebbe più possedere il miglior telefono, ma possedere il miglior agente artificiale.

Ed è proprio qui che Sam Altman sembra voler giocare la sua partita.

Per questo motivo l'acquisizione del team di Jony Ive potrebbe essere molto più importante di quanto appaia oggi: non si tratta soltanto di progettare un nuovo dispositivo, ma di provare a definire la forma che avrà il computer personale nell'era dell'intelligenza artificiale.

Apple resta oggi il leader indiscusso.

Ma per la prima volta dopo molti anni esiste un concorrente che non sta cercando di costruire uno smartphone migliore. Sta cercando di costruire qualcosa che potrebbe rendere lo smartphone meno necessario.

L’ombra di SpaceX sulle future IPO dell’intelligenza artificiale

A rendere ancora più interessante la partita tra OpenAI, Anthropic e i grandi protagonisti dell'AI c'è un altro fattore: SpaceX.

La quotazione della società di Elon Musk, attesa nei prossimi giorni, potrebbe diventare una delle più grandi IPO della storia e attirare una quantità enorme di capitali.

La valutazione attesa, nell'ordine di 1.750 miliardi di dollari, rischia infatti di concentrare su un unico titolo una parte significativa della liquidità disponibile per il comparto tecnologico.

SpaceX potrebbe assorbire la domanda degli investitori

Per OpenAI e Anthropic il rischio è evidente: arrivare sul mercato subito dopo una quotazione capace di catalizzare l'attenzione globale.

Molti investitori istituzionali potrebbero infatti scegliere di destinare una quota rilevante dei propri portafogli a SpaceX, rinviando o ridimensionando l'esposizione verso altre IPO tecnologiche.

Non bisogna dimenticare che SpaceX non rappresenta soltanto una scommessa sul settore spaziale, ma un ecosistema che combina:

  • satelliti e telecomunicazioni (Starlink);

  • lanci spaziali;

  • difesa;

  • intelligenza artificiale;

  • infrastrutture strategiche globali.

Un mix che pochi altri gruppi possono offrire.

Un test decisivo per l'appetito verso la tecnologia

Paradossalmente, il debutto di SpaceX potrebbe rappresentare sia una minaccia sia un'opportunità per OpenAI e Anthropic.

Se il mercato assorbirà senza difficoltà una quotazione di queste dimensioni, il segnale sarà estremamente positivo: significherà che gli investitori sono ancora disposti a finanziare massicciamente le grandi storie di crescita tecnologica.

Se invece emergeranno segnali di saturazione della domanda, allora le future IPO dell'intelligenza artificiale potrebbero trovarsi davanti a un contesto molto più selettivo.

La vera sfida: chi sarà il leader della prossima era tecnologica?

La sensazione è che il mercato non stia semplicemente valutando singole aziende, ma stia cercando di individuare i futuri dominatori della prossima rivoluzione tecnologica.

Da una parte c'è SpaceX, che punta a controllare infrastrutture spaziali, telecomunicazioni e connettività globale.

Dall'altra ci sono OpenAI e Anthropic, che ambiscono a diventare il sistema operativo dell'intelligenza artificiale.

La capacità del mercato di finanziare contemporaneamente queste ambizioni dirà molto sullo stato della nuova bolla tecnologica e sulla fiducia degli investitori nel futuro dell'AI. Oggi più che mai, la partita non riguarda soltanto chi arriverà per primo in Borsa, ma chi riuscirà a conquistare il ruolo di protagonista nella prossima fase dell'economia digitale.

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