Midterm USA, Trump al minimo nei sondaggi: cosa può cambiare per economia e mercati
pubblicato:Costo della vita, guerra con l’Iran e carburanti pesano sui Repubblicani. Qualunque sia il risultato, nel 2027 aumenterà il rischio di scontri sul bilancio federale e sul tetto del debito

Il 3 novembre gli americani voteranno alle elezioni di medio termine
Il 3 novembre gli americani voteranno alle elezioni di medio termine, destinate a stabilire chi controllerà il Congresso durante gli ultimi due anni della seconda presidenza di Donald Trump.
I Repubblicani arrivano all’appuntamento con maggioranze molto ristrette: 218 seggi contro 214 alla Camera e 53 contro 47 al Senato.
Ai Democratici serve quindi un guadagno netto di quattro seggi in entrambe le assemblee per conquistarne il controllo. I sondaggi li indicano favoriti alla Camera, mentre l’esito del Senato rimane più difficile da prevedere.
La posta in gioco non riguarda soltanto la capacità di Trump di portare avanti la propria agenda.
Dal risultato dipenderanno anche la gestione del bilancio federale, le nomine giudiziarie, la politica commerciale e militare e, soprattutto, il rischio di una nuova crisi sul tetto del debito nel 2027.
Trump paga economia, inflazione e guerra con l’Iran
Il presidente arriva alle elezioni nel momento più difficile del suo secondo mandato.
Secondo il sondaggio nazionale New York Times-Siena, il suo tasso di approvazione tra i probabili elettori è sceso al 36%, contro il 59% di giudizi negativi.
La rilevazione, condotta su 3.494 elettori, attribuisce ai Democratici un vantaggio di circa undici punti nel voto per il Congresso e di cinque punti negli Stati chiamati a eleggere un senatore.
Il malcontento si concentra soprattutto sulle questioni economiche:
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il 73% disapprova la gestione dei prezzi della benzina;
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il 69% boccia l’operato sul costo della vita;
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il 64% esprime un giudizio negativo sulla gestione dell’economia;
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circa il 65% non approva la conduzione della guerra con l’Iran.
Trump aveva promesso prezzi più bassi, minore inflazione e nessun nuovo coinvolgimento militare prolungato.
A poche settimane dal voto, l’inflazione è invece risalita al 3,7%, i carburanti sono diventati uno dei principali motivi di insoddisfazione e il conflitto con l’Iran dura ormai da quasi otto mesi.
La priorità degli elettori non sembra tuttavia essere l’avvio di nuove indagini contro il presidente.
Un sondaggio AP-NORC indica che circa l’80% considera prioritario ridurre il costo della vita e quasi il 70% vorrebbe che il Congresso si concentrasse sulla conclusione della guerra con l’Iran; soltanto quattro elettori su dieci assegnano grande importanza alle indagini sull’amministrazione.
Questo è un elemento importante: un’eventuale vittoria democratica sarebbe soprattutto un voto contro il caro vita e la politica estera di Trump, non necessariamente un mandato per altri due anni di scontro istituzionale.
Primo scenario: i Democratici conquistano soltanto la Camera
È lo scenario considerato più probabile. I Democratici assumerebbero il controllo delle commissioni della Camera, potrebbero convocare i funzionari dell’amministrazione, richiedere documenti e aprire indagini sull’operato di Trump.
La portata legislativa del cambiamento resterebbe però limitata. Il Senato repubblicano potrebbe bloccare quasi tutte le proposte democratiche e Trump conserverebbe il potere di veto e ampi margini di intervento attraverso gli ordini esecutivi.
Il presidente continuerebbe quindi ad avere notevole autonomia su:
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dazi e politica commerciale;
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immigrazione;
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politica estera;
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gestione della guerra con l’Iran;
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applicazione delle sanzioni internazionali.
Una maggioranza democratica ridotta, compresa indicativamente tra cinque e venti seggi, renderebbe la Camera soprattutto uno strumento di controllo e di opposizione politica.
Con una maggioranza più ampia, i Democratici potrebbero esercitare maggiore pressione sui Repubblicani attraverso votazioni su sanità, aborto, costo della vita, investimenti nei data center e poteri militari del presidente.
Le probabilità che queste proposte diventino legge resterebbero comunque basse.
Per i mercati, il risultato principale sarebbe il ritorno del governo diviso.
Storicamente Wall Street non considera necessariamente negativa questa configurazione, perché limita la possibilità di approvare cambiamenti radicali. Nel caso attuale, però, aumenterebbe sensibilmente il rischio di scontri fiscali.
Il vero pericolo potrebbe arrivare dal tetto del debito
Nel 2027 il Congresso dovrà affrontare nuovi negoziati sul finanziamento dell’amministrazione e sull’innalzamento del tetto del debito.
Una Camera democratica potrebbe utilizzare queste scadenze per chiedere:
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modifiche alla politica commerciale;
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limiti alle spese militari;
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interventi contro il caro vita;
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maggiore controllo sulle decisioni della Casa Bianca;
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riduzione o riallocazione di alcune spese federali.
Trump potrebbe invece accusare i Democratici di voler bloccare il governo e ostacolare l’economia.
Il confronto rischierebbe così di trasformarsi in una battaglia politica prolungata, con minacce di shutdown e possibili ritardi nell’accordo sul debito.
Per i mercati sarebbe probabilmente questo il principale fattore di rischio.
Con il rendimento del Treasury già su livelli elevati e il debito pubblico vicino a 40.000 miliardi di dollari, una crisi politica sul tetto del debito potrebbe provocare:
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aumento della volatilità sui Treasury;
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incremento del premio per il rischio fiscale;
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indebolimento del dollaro nelle fasi più acute;
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correzioni dei mercati azionari;
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maggiore domanda di oro e attività difensive.
Un Congresso diviso potrebbe impedire nuove espansioni fiscali, ma renderebbe anche più difficile approvare rapidamente misure di sostegno in caso di rallentamento economico.
Secondo scenario: Senato diviso 50 a 50
Se i Democratici conquistassero la Camera e portassero il Senato in parità, il controllo formale della Camera alta rimarrebbe ai Repubblicani grazie al voto decisivo del vicepresidente JD Vance.
In questo scenario, pochi senatori moderati o disposti a votare contro il proprio partito diventerebbero decisivi. Ogni votazione importante potrebbe dipendere da una o due defezioni.
La situazione aumenterebbe l’incertezza su:
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bilancio e tetto del debito;
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nomine giudiziarie;
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nuovi componenti del governo;
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politica militare;
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sanzioni e aiuti internazionali.
Trump riuscirebbe probabilmente a ottenere molte delle conferme richieste, ma con tempi più lunghi e un margine politico molto inferiore.
Per i mercati sarebbe uno scenario di stallo instabile: minore rischio di interventi legislativi radicali, ma maggiore probabilità di crisi improvvise intorno alle singole votazioni.
Terzo scenario: i Democratici conquistano entrambe le Camere
La conquista democratica del Senato avrebbe conseguenze più rilevanti rispetto alla sola vittoria alla Camera.
La Camera alta controlla infatti le conferme dei giudici federali, dei membri del governo, degli ambasciatori e di numerose autorità indipendenti.
Con una maggioranza limitata, i Democratici potrebbero:
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bloccare o rallentare molte nomine di Trump;
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controllare le commissioni del Senato;
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aumentare la pressione sulla gestione della guerra;
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rafforzare la propria posizione nei negoziati fiscali;
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ostacolare la copertura di eventuali posti vacanti alla Corte Suprema.
La loro capacità legislativa resterebbe comunque limitata dall’ostruzionismo, che richiede normalmente 60 voti, e dal veto presidenziale.
Con una maggioranza più ampia, tra quattro e sei seggi, i Democratici potrebbero permettersi alcune defezioni interne e approvare più facilmente provvedimenti su dazi, sanità, costo della vita, data center e limiti ai poteri militari del presidente.
Trump potrebbe porre il veto, ma sarebbe costretto ad assumersi pubblicamente la responsabilità di bloccare misure presentate come risposta all’inflazione e al malcontento economico.
Un successo democratico molto ampio rappresenterebbe una chiara bocciatura politica del presidente.
Non sarebbe tuttavia sufficiente per superare autonomamente i suoi veti o condannarlo in un eventuale processo di impeachment.
Guerra con l’Iran e politica estera
Il controllo democratico di almeno una Camera potrebbe incidere soprattutto attraverso il potere di bilancio.
Il Congresso potrebbe chiedere una nuova autorizzazione formale per proseguire la guerra con l’Iran, limitare alcuni stanziamenti militari e convocare i responsabili dell’amministrazione per spiegare strategia, costi e obiettivi del conflitto.
I Democratici potrebbero inoltre tentare di ripristinare gli aiuti all’Ucraina, contrastare un allentamento delle sanzioni contro la Russia e rimettere in discussione una parte dell’assistenza militare a Israele.
Trump conserverebbe tuttavia un ampio potere operativo come comandante in capo. Una vittoria democratica renderebbe quindi più difficile finanziare e prolungare le operazioni, ma non determinerebbe automaticamente la fine della guerra.
Per petrolio e inflazione conterebbe soprattutto la risposta della Casa Bianca. L’ipotesi di nuovi attacchi dopo il voto potrebbe mantenere elevato il premio geopolitico incorporato nelle quotazioni energetiche, indipendentemente dall’esito delle elezioni.
Quarto scenario: i Repubblicani mantengono Camera e Senato
È lo scenario meno favorevole secondo gli attuali sondaggi, ma non può essere escluso. Il voto americano si decide infatti in un numero relativamente limitato di collegi e Stati competitivi, e un errore contenuto nelle rilevazioni potrebbe cambiare il controllo di una o entrambe le Camere.
Una conferma delle maggioranze repubblicane sarebbe interpretata da Trump come un nuovo mandato politico. Il presidente avrebbe maggiore libertà per:
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proseguire la politica dei dazi;
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rafforzare le misure sull’immigrazione;
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portare avanti le proprie nomine;
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mantenere l’attuale strategia verso Iran, Russia e Israele;
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approvare più facilmente bilanci e provvedimenti fiscali.
Diminuirebbe il rischio immediato di shutdown e scontri sul tetto del debito. Potrebbero però aumentare le preoccupazioni per deficit, protezionismo e inflazione, soprattutto se la Casa Bianca decidesse di intensificare gli stimoli fiscali o la guerra commerciale.
Per i mercati non sarebbe quindi necessariamente lo scenario più favorevole. La maggiore stabilità legislativa potrebbe essere compensata dal timore di nuovi dazi, ulteriore spesa pubblica e pressioni inflazionistiche.
Le conseguenze per Wall Street
Nel breve periodo, i mercati potrebbero preferire una soluzione che impedisca svolte radicali.
Una Camera democratica e un Senato repubblicano produrrebbero un governo diviso, riducendo la possibilità sia di nuove grandi espansioni fiscali sia di cambiamenti profondi nella regolamentazione.
Ma l’attuale contesto rende meno rassicurante del solito il tradizionale scenario di gridlock.
Wall Street deve già affrontare:
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rendimenti obbligazionari vicini ai massimi pluriennali;
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inflazione superiore alle attese;
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petrolio elevato;
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valutazioni tecnologiche impegnative;
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dubbi sulla sostenibilità finanziaria degli investimenti nell’intelligenza artificiale;
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crescita del debito federale.
Aggiungere a questo quadro una lunga battaglia sul tetto del debito potrebbe aumentare il premio per il rischio richiesto dagli investitori.
Una vittoria democratica netta potrebbe inizialmente favorire i Treasury, se interpretata come un limite a ulteriori tagli fiscali e all’espansione del deficit.
Potrebbe però penalizzare difesa, petrolio, data center e società maggiormente esposte alle politiche dell’amministrazione.
Una conferma repubblicana potrebbe invece sostenere difesa, combustibili fossili e società favorite dalla deregolamentazione, ma aumentare i timori su dazi, deficit e inflazione.
Il voto sarà soprattutto un referendum sul costo della vita
Le elezioni di medio termine si stanno trasformando in un referendum sui primi due anni del secondo mandato di Trump.
La sua debolezza non deriva soltanto dalla polarizzazione politica. È legata alla distanza tra le promesse della campagna presidenziale e la situazione percepita dagli elettori: prezzi elevati, carburanti costosi, salari reali sotto pressione e una nuova guerra all’estero.
I Democratici sembrano avviati verso la conquista della Camera, ma il Senato rimane contendibile e l’ampiezza dell’eventuale vittoria sarà determinante.
Una maggioranza ridotta produrrebbe prevalentemente indagini, ostruzionismo e stallo. Una vittoria più ampia permetterebbe di limitare le nomine di Trump e aumenterebbe il potere contrattuale democratico sulle decisioni fiscali e militari.
In nessuno scenario, tuttavia, il presidente perderebbe la capacità di condizionare profondamente la politica economica e internazionale degli Stati Uniti. Il punto non è quindi se Trump resterà potente dopo il 3 novembre, ma quanti ostacoli incontrerà nell’esercitare quel potere.
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