MPS, anche i Benetton scelgono Intesa: l’Opas guadagna terreno e Lovaglio perde un altro alleato
pubblicato:Edizione conferirà la quota dell’1,45% e diventerà azionista stabile di Intesa Sanpaolo. Con Delfin, il sostegno annunciato all’offerta raggiunge il 19,05%

Edizione annuncia l’intenzione di aderire all’Opas promossa da Intesa Sanpaolo
Dopo Delfin, anche Edizione, holding della famiglia Benetton, annuncia l’intenzione di aderire all’Opas promossa da Intesa Sanpaolo su Monte dei Paschi di Siena, conferendo la propria partecipazione dell’1,45%.
«Intesa è una delle principali istituzioni finanziarie private italiane ed europee. L’Opas promossa su MPS può creare valore sia per la banca senese sia per i suoi azionisti», ha dichiarato il presidente di Edizione, Alessandro Benetton.
La holding diventerà così azionista stabile di Intesa Sanpaolo. Benetton ha inoltre sottolineato di avere apprezzato le indicazioni fornite dall’amministratore delegato Carlo Messina sulla stabilità dell’azionariato e sulla tutela dell’indipendenza di Assicurazioni Generali.
Delfin ed Edizione portano il sostegno al 19,05%
L’annuncio di Edizione segue l’impegno formale assunto da Delfin, primo azionista di MPS con il 17,6% del capitale.
La holding della famiglia Del Vecchio conferirà tutte le 534.676.825 azioni MPS possedute e parteciperà all’assemblea del 29 ottobre adottando comportamenti di voto coerenti con le condizioni dell’offerta di Intesa.
Sommando il 17,6% di Delfin e l’1,45% di Edizione, le adesioni annunciate raggiungono il 19,05% del capitale di MPS.
La distinzione giuridica resta però importante: Delfin ha sottoscritto un vero impegno di adesione nei confronti di Intesa, mentre Edizione ha pubblicamente manifestato la propria intenzione.
Politicamente e finanziariamente, il segnale è comunque chiaro: un secondo azionista rilevante abbandona il progetto alternativo costruito dall’amministratore delegato di MPS Luigi Lovaglio.
Il rilancio di Intesa ha cambiato gli equilibri
Intesa ha aumentato la componente in contanti dell’offerta da 1 a 1,25 euro per ogni azione MPS, lasciando invariato il concambio di 1,6 azioni Intesa per ciascuna azione MPS apportata.
L’incremento complessivo della componente cash è di circa 800 milioni di euro, da 3 a 3,8 miliardi.
Il rilancio migliora l’offerta del 2,3% circa rispetto alla struttura precedente e porta il valore complessivo dell’operazione nell’ordine dei 34-35 miliardi, con variazioni legate al prezzo di Borsa di Intesa.
Per Delfin il corrispettivo in contanti sarebbe vicino a 668 milioni di euro, oltre alle azioni Intesa ricevute tramite il concambio. La holding diventerebbe così uno dei maggiori azionisti di Ca’ de Sass, con una quota prossima al 4%.
Per Edizione, sulla base della partecipazione dell’1,45%, la componente cash sarebbe nell’ordine di 55 milioni di euro, cui si aggiungerebbe una quota di Intesa indicativamente intorno allo 0,3% del capitale post-operazione.
La soglia del 66,67% resta ancora lontana
L’Opas è condizionata al raggiungimento di almeno il 66,67% del capitale di MPS, anche se Intesa si è riservata la facoltà di rinunciare in tutto o in parte a questa condizione.
Il 19,05% annunciato da Delfin ed Edizione rappresenta quindi una base importante, ma non basta ancora per decretare il successo dell’offerta.
Il suo peso è però maggiore nell’immediato perché modifica gli equilibri dell’assemblea MPS del 29 ottobre, chiamata a esprimersi sulle operazioni difensive proposte da Lovaglio su Banco BPM e Banca Generali.
Intesa ha chiarito che, se l’assemblea approvasse anche soltanto una delle due offerte, potrebbe considerare non avverate le condizioni della propria Opas e ritirarsi.
Perché il 29 ottobre può chiudere la partita
Le operazioni su Banco BPM e Banca Generali devono ottenere una maggioranza qualificata pari ai due terzi del capitale rappresentato in assemblea.
Delfin voterà in modo coerente con l’offerta Intesa e quindi, presumibilmente, contro il piano Lovaglio. Edizione dovrebbe seguire la stessa direzione. Il loro 19,05% complessivo non garantisce automaticamente la bocciatura, perché tutto dipenderà dal capitale effettivamente presente.
A titolo di esempio:
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con una partecipazione all’assemblea del 60%, per bloccare la maggioranza dei due terzi sarebbe sufficiente poco più del 20% dell’intero capitale;
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con una presenza del 70%, servirebbe oltre il 23,3%;
- •
con una presenza dell’80%, la minoranza di blocco salirebbe oltre il 26,6%.
Delfin ed Edizione sono dunque molto vicine alla soglia necessaria nello scenario di un’affluenza contenuta, ma avranno bisogno dell’appoggio di altri azionisti se la partecipazione sarà elevata.
Caltagirone diventa il vero ago della bilancia
Il gruppo riconducibile a Francesco Gaetano Caltagirone, accreditato di una partecipazione intorno al 13,5%, potrebbe risultare decisivo.
Sommando la sua quota a quelle di Delfin ed Edizione, il fronte favorevole a Intesa supererebbe il 32,5% del capitale di MPS. Una percentuale più che sufficiente per bloccare il piano Lovaglio praticamente con qualsiasi livello realistico di partecipazione all’assemblea.
Aderendo all’offerta, Caltagirone riceverebbe inoltre una componente in contanti superiore a 500 milioni di euro e diventerebbe uno degli azionisti più importanti di Intesa.
La sua posizione non è ancora formalmente definita, ma il progressivo spostamento degli altri grandi soci aumenta la pressione affinché scelga tra due alternative ormai sempre più nette:
- •
sostenere la creazione del polo Intesa-MPS;
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difendere il progetto di MPS su Banco BPM e Banca Generali.
Anche Plt Holding valuta l’adesione
Tra gli altri soci vicini in passato all’amministratore delegato Luigi Lovaglio figura Plt Holding, che possiede circa l’1,2% di MPS.
L’eventuale adesione permetterebbe alla holding di ricevere approssimativamente 45 milioni di euro in contanti, oltre alle azioni Intesa previste dal concambio. Se anche Plt scegliesse Ca’ de Sass, il sostegno annunciato all’offerta salirebbe oltre il 20% del capitale.
Il significato politico sarebbe persino superiore a quello numerico, perché mostrerebbe il progressivo sgretolamento della coalizione che in primavera aveva sostenuto la conferma di Lovaglio alla guida del Monte.
Il Tesoro può monetizzare la partecipazione residua
Il Ministero dell’Economia detiene ancora circa il 4,8% di MPS. Con il nuovo corrispettivo, la componente cash spettante al Tesoro sarebbe vicina a 185 milioni di euro, cui si aggiungerebbe una partecipazione in Intesa intorno all’1%.
L’operazione consentirebbe allo Stato di trasformare la quota residua in MPS in un investimento molto più liquido e facilmente cedibile sul mercato.
Sui conti complessivi del salvataggio occorre però evitare sovrapposizioni: lo Stato ha versato circa 5,4 miliardi nel 2017 e altri 1,6 miliardi nell’aumento di capitale del 2022, per un totale vicino a 7 miliardi.
Le tre principali cessioni effettuate tra il 2023 e il 2024 hanno invece generato complessivamente circa 2,7 miliardi, non 1,6 miliardi: 920 milioni nel 2023, 650 milioni nel marzo 2024 e circa 1,1 miliardi nel novembre successivo.
L’adesione all’Opas ridurrebbe ulteriormente il costo netto sostenuto dallo Stato, ma non lo riporterebbe automaticamente ai 4 miliardi se nel calcolo si considerano entrambi gli aumenti di capitale.
Banco BPM e i fondi internazionali
Banco BPM possiede circa il 3,7% di MPS, ma potrebbe non partecipare all’assemblea del 29 ottobre perché direttamente coinvolto in una delle operazioni sottoposte al voto.
La banca dovrà comunque decidere se aderire successivamente all’offerta di Intesa. In tal caso riceverebbe circa 142 milioni di euro in contanti e una quota prossima all’1% di Ca’ de Sass.
Restano poi determinanti i grandi investitori internazionali, molti dei quali sono contemporaneamente azionisti di MPS e Intesa:
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Norges Bank, con circa il 3,1% di MPS;
- •
Vanguard, intorno al 2,1%;
- •
BlackRock, titolare di una partecipazione significativa e già azionista rilevante di Intesa.
Le indicazioni dei proxy advisor ISS e Glass Lewis potrebbero orientare il voto dei fondi e incidere sull’esito dell’assemblea.
Non è ancora fatta, ma la direzione è cambiata
Con Delfin ed Edizione schierate a favore di Intesa, l’Opas entra in una fase molto più favorevole per Carlo Messina.
Il sostegno annunciato è ancora lontano dalla soglia formale del 66,67%, ma potrebbe risultare sufficiente, insieme a poche altre adesioni, per impedire l’approvazione del piano difensivo di Lovaglio nell’assemblea del 29 ottobre.
Il prossimo passaggio decisivo sarà quindi rappresentato dalle scelte di Caltagirone, Plt Holding, Tesoro e grandi fondi internazionali.
Se anche soltanto una parte di questi soggetti dovesse seguire Delfin ed Edizione, il piano MPS-Banco BPM-Banca Generali perderebbe le possibilità concrete di approvazione e l’offerta di Intesa diventerebbe lo scenario dominante per il futuro del Monte.
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