Nvidia, cosa aspettarsi dai dati di domani
pubblicato:Il big del chip pubblica i numeri del trimestre e dell'esercizio, gli analisti fanno a gara per prevederli. Attese su cifre e scenari, mentre la paura dell'AI scuote ancora i mercati

Cresce ancora una volta l’attesa per i risultati di Nvidia: domani sera, alle 23 italiane (dopo la chiusura di Wall Street), il colosso mondiale dei microprocessori dell’intelligenza artificiale pubblicherà i dati del trimestre al gennaio 2026, l’ultimo dell’esercizio del gruppo guidato da Jensen Huang.
Nvidia, le previsioni degli analisti e della società
Il consensus raccolto da S&P Market Intelligence prevede ricavi trimestrali da 66,12 miliardi di dollari e un utile netto per azione normalizzato (eps adjusted) di 1,54 miliardi di dollari in volo dagli 0,89 dollari di un anno fa. Non dissimile la media dei pareri degli analisti raccolta da Visible Alpha a 1,52 dollari.
Sul fronte dei ricavi, va considerata la guidance da $ 65 miliardi fornita dalla stessa Nvidia con l’ultima trimestrale, quando il giro d’affari della casa di Santa Clara (sì è a un passo da Intel, Applied Materials e Oracle). Per il trimestre in corso, che terminerà ad aprile, il consensus raccolto tra gli analisti da S&P Market Intelligence è di 71,6 miliardi di dollari di ricavi.
Resta fondamentale che il margine lordo non GAAP confermi la guidance al 75,0%: sarà importante per capire le pressioni dei prezzi di approvvigionamento e delle materie prime lungo la catena di valore fino ai margini della corporation.
Dopo una lunga sequenza di risultati oltre le attese, comunque anche l’ostacolo di domani non sarà facile.
C’è dibattito sulle performance della serie Blackwell e quindi del segmento core di mercato dei data center.
Visibile Alpha si attende comunque una crescita del margine operativo (operating profit margin) dal 63,8% nel 2026 al 68,1% nel 2027, con il corollario di un P/E 2027 a 24x.
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Nvidia, il tema dei capex visto dall'altra parte
Ma naturalmente le performance di Nvidia saranno ancora un barometro per l’economia dell’intelligenza artificiale e per i mercati in generale.
Il fronte rovente dei capex, degli investimenti in conto capitale (chip, datacenter, infrastrutture AI, leasing, terreni etc.), viene visto da Nvidia da un’altra prospettiva. Le ultime stime sono per investimenti complessivi degli hyperscaler (Meta, Amazon, Google e Microsoft) per 660 miliardi di dollari in questo anno 2026.
Per il fondatore e Ceo di Nvidia Jensen Huang ha dichiarato alla CNBC, dopo queste ultime proiezioni, che si tratta di un livello di investimenti giustificato, appropriato, sostenibile.
Non tutti hanno festeggiato a Wall Street in queste settimane e la stessa Nvidia dovrebbe scavalcare con decisione l’area dei 194-195 dollari verso i top di ottobre per fugare qualche incertezza che non la risparmia.
Tecnologia, la paura ancora in circolo a Wall Street
I mercati nelle ultime settimane hanno colto le paure dilaganti sugli impatti economici, industriali e occupazionali dell’intelligenza artificiale scatenate dall’AI Scare Trade, come la leva per avviare una più ampia rotazione dei portafogli che ribilanciasse il rischio e portasse a casa qualche ulteriore plusvalenza.
“I soldi vanno via dal tech”, ha semplificato qualcuno. Lo spostamento di montagne di denaro dai Magnifici 7 verso settori collaterali come l’energia (che pure alimenta le infrastrutture dell’AI) o le industrie dei materiali che dei nuovi megatrend finora hanno approfittato meno.
Per altri sono già trend consumati, con performance a doppia cifra che hanno già dato il grosso, ma sicuramente movimenti più particolari aspettano un consolidamento su più fronti.
A tagliarla con l’accetta è ancora una volta la ricerca di chi guadagnerà di più da quei 660 miliardi di dollari di investimenti in AI, ma la paura è ancora in circolo.
Il report virale di Citrini Research circolato ieri, una sorta di proiezione distopica delle promesse dell’AI su una società di umani desueti lo conferma: licenziamenti di massa di colletti bianchi, crollo dei consumi, terremoti industriali e disintermediazione (dalle carte di credito alle consegne di cibo, fino alle software house naturalmente), un crollo dell’intera economia che all’alba dell’AI dipendeva per il 70% dai consumi.
Ieri i mercati scontavano anche il terremoto delle decisioni della Corte Suprema sui dazi di Trump, ma i cali del Dow Jones dell’1,7%, dell'S&P 500 dell’1% e del Nasdaq Composite dell’1,1% erano dovuti anche a questo.
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