Panetta lancia l'allarme: la BCE potrebbe tornare a stringere la politica monetaria?
pubblicato:Con una guerra prolungata tra USA e Iran l'inflazione in Europa potrebbe risalire fino al 6%

Fabio Panetta ha pronunciato alcune dichiarazioni durante le "Considerazioni Finali" della Relazione annuale della Banca d'Italia, tenute a Roma il 29 maggio 2026, nel tradizionale intervento che conclude la presentazione del rapporto annuale dell'istituto.
Le parole pronunciate dal governatore della Banca d'Italia, Fabio Panetta, meritano molta attenzione perché introducono uno scenario che fino a poche settimane fa sembrava improbabile: quello di una possibile inversione dell'attuale orientamento della politica monetaria della BCE.
Durante le sue Considerazioni Finali, Panetta ha infatti sottolineato che un prolungamento del conflitto tra Stati Uniti e Iran potrebbe avere conseguenze molto rilevanti sull'economia europea. Nello scenario più severo, l'inflazione dell'Eurozona potrebbe addirittura tornare verso il 6%, un livello che riporterebbe indietro di anni il processo di disinflazione costruito dalla BCE.
Non si tratta della previsione centrale, ma di uno scenario di rischio che la banca centrale non può ignorare.
Perché l'Europa è più esposta di altre economie
Il punto chiave è che l'Europa continua a essere molto più vulnerabile degli Stati Uniti agli shock energetici.
Un'escalation militare che coinvolgesse direttamente il traffico petrolifero nel Golfo Persico o nello Stretto di Hormuz potrebbe provocare un forte rialzo dei prezzi di petrolio e gas naturale, con effetti immediati su trasporti, industria e bollette energetiche.
In questo contesto assume particolare importanza il passaggio nel quale Panetta afferma che potrebbe rendersi necessaria una "ricalibrazione dell'orientamento della politica monetaria".
È una formula prudente e diplomatica, ma il significato è chiaro: se l'inflazione dovesse riaccelerare in modo significativo, la BCE potrebbe essere costretta ad abbandonare qualsiasi ipotesi di ulteriori allentamenti monetari e, nello scenario più estremo, persino prendere in considerazione nuovi rialzi dei tassi.
Rialzo dei tassi già a giugno?
Per il momento, tuttavia, parlare di un rialzo dei tassi già nella prossima riunione appare prematuro.
La BCE continua infatti a monitorare due forze contrapposte:
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il rischio di inflazione importata attraverso l'energia;
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il rallentamento della crescita economica europea.
Un forte aumento del petrolio avrebbe infatti un effetto stagflazionistico: più inflazione ma anche meno crescita. Ed è proprio questo il tipo di scenario che rende più difficile il lavoro delle banche centrali.
In altre parole, prima di valutare un eventuale irrigidimento della politica monetaria, Francoforte dovrà capire se l'aumento dei prezzi energetici rappresenti un fenomeno temporaneo oppure l'inizio di una nuova fase inflazionistica.
Panetta mette in guardia anche le Borse
Un altro passaggio particolarmente interessante del discorso riguarda i mercati finanziari.
Panetta ha osservato che le Borse hanno rapidamente recuperato le perdite registrate nelle prime fasi della crisi mediorientale, aggiungendo però che questo comportamento potrebbe riflettere una sottovalutazione dei rischi economici reali.
In altre parole, gli investitori sembrano continuare a concentrarsi soprattutto sulla narrativa dell'intelligenza artificiale, della crescita degli utili e della resilienza dell'economia globale, attribuendo invece una probabilità relativamente bassa agli scenari più negativi sul fronte geopolitico.
È un messaggio che merita attenzione.
Cosa significa per i mercati?
Fino a poche settimane fa il dibattito era:
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tagli BCE sì o no;
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quanti tagli nel 2026;
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quando ripartirà l'allentamento monetario.
Dopo le parole di Panetta il dibattito sta cambiando:
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e se i tassi restassero fermi molto più a lungo?
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e se la BCE fosse costretta a tornare più aggressiva?
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e se il problema tornasse a essere l'inflazione energetica?
Per ora il mercato non sta prezzando un rialzo dei tassi a giugno, ma Panetta ha chiaramente voluto ricordare che, in caso di shock energetico persistente, la BCE non può permettersi di ignorare il rischio di una nuova ondata inflazionistica.
La vera variabile da monitorare resta il petrolio
La situazione ricorda per certi versi quanto accaduto nel 2022 con la guerra in Ucraina. Inizialmente i mercati tendevano a considerare il conflitto come un evento circoscritto, salvo poi dover rivedere rapidamente le aspettative quando l'impatto sui prezzi energetici diventò evidente.
Per questo motivo la vera variabile da monitorare nelle prossime settimane non sarà tanto la BCE, quanto il prezzo del petrolio.
Se il greggio dovesse stabilizzarsi o tornare a scendere grazie a progressi diplomatici tra Washington e Teheran, la banca centrale potrebbe mantenere un atteggiamento attendista.
Se invece il conflitto dovesse allargarsi e i prezzi energetici dovessero tornare a correre, il mercato potrebbe essere costretto a riconsiderare completamente le aspettative sui tassi europei.
Conclusioni
Oggi uno scenario di rialzo dei tassi BCE non rappresenta ancora l'ipotesi più probabile.
Tuttavia le parole di Panetta segnano un cambiamento importante nel dibattito economico. Fino a poche settimane fa il mercato discuteva soprattutto di possibili tagli o di una lunga pausa dei tassi. Oggi torna a emergere, seppur come scenario alternativo, il rischio opposto.
Se la guerra dovesse trasformarsi in uno shock energetico duraturo, l'inflazione potrebbe tornare rapidamente al centro delle preoccupazioni della BCE.
E in quel caso, i mercati potrebbero scoprire di aver sottovalutato uno dei rischi più importanti del 2026.