Powell lascia una Fed più divisa che mai
pubblicato:La decisione della Fed di lasciare invariati i tassi nel range 3,50% -3,75% segna formalmente la fine dell'era Powell, ma soprattutto certifica quanto il contesto macroeconomico americano sia diventato complesso e potenzialmente instabile.
Il grafico dei Fed Funds racconta una storia molto interessante: ogni volta che la banca centrale americana ha portato i tassi su livelli restrittivi per contrastare inflazione o eccessi economici, nel giro di alcuni trimestri è quasi sempre arrivata una recessione o quantomeno un forte rallentamento economico.
È accaduto dopo il ciclo restrittivo del 2000, culminato con lo scoppio della bolla dot-com e la recessione del 2001. È successo nuovamente dopo i rialzi del 2004-2007, seguiti dalla crisi finanziaria del 2008.
Anche nel 2018-2019, pur senza una recessione immediata causata dalla Fed, il rallentamento fu evidente e costrinse Powell a invertire rapidamente la rotta prima ancora dello shock pandemico.
Oggi ci troviamo di nuovo in una situazione che presenta molte similitudini: i tassi sono rimasti per lungo tempo su livelli elevati dopo il ciclo restrittivo più aggressivo degli ultimi quarant'anni e storicamente questa fase di "plateau restrittivo" raramente termina in modo indolore.
Qui però emerge una differenza sostanziale rispetto ai cicli precedenti.
Normalmente la Fed taglia i tassi quando l'inflazione rallenta in modo evidente e l'economia inizia a perdere slancio. Oggi invece la crescita sta mostrando i primi segnali di raffreddamento mentre l'inflazione resta ancora attorno al 3%, quindi ben sopra il target del 2%.
In questo scenario la Fed rischia di trovarsi intrappolata: economia più debole ma margini limitati per tagliare i tassi rapidamente.
Guardando il grafico storico dei Fed Funds il messaggio è piuttosto evidente, scoprilo leggendo https://www.ftaonline.com/fed-powell-inflazione.html
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