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Riscaldamento 2026, con il caldo si rinvia l’accensione, ecco il calendario

di Giovanni Digiacomo pubblicato:
4 min

Regioni e comuni prendono tempo e rinviano. A Bologna si posticipa a novembre, a Torino si riaccende lunedì prossimo. A Milano si riparte oggi

Riscaldamento 2026, con il caldo si rinvia l’accensione, ecco il calendario

Ancora temperature sopra la media nella prima metà di questo ottobre 2026 che non sembra volere scivolare nell’autunno.
Soprattutto nel Centro-Nord del Bel Paese clima e cielo raccontano tuttora una bella stagione, anche se nel giro di qualche settimana, secondo Meteo.it, il quadro potrebbe cambiare e le piogge potrebbero fare capolino più di frequente.

È questo il contesto che accompagna i giorni tipici del riavvio dei riscaldamenti per molte grandi città, dove diverse amministrazioni hanno già deciso per un rinvio, che, complici i rincari della bolletta energetica, dispiace a pochi.

L'Emilia-Romagna rinvia di un paio di settimane

L’Emilia-Romagna si è presa altri 15 giorni, con il nuovo Piano Aria Integrato Regionale 2030 (Pair 2030) entrato in vigore il 1° ottobre ha spostato dal 15 ottobre al prossimo 1° novembre il periodo di possibile accensione degli impianti termici.

Il Comune di Bologna, la settima città d’Italia per popolazione, si è adeguato e ha precisato che il tetto massimo da novembre ad aprile sarà per un’accensione di 14 ore giornaliere, nella fascia tra le ore 5 e le 23.

A Milano si riparte subito. Le zone climatiche che dettano legge

A Milano, seconda città d’Italia per numero di abitanti, invece si può accendere già da oggi, 15 ottobre 2026, il riscaldamento e sono consentite fino a 8 ore giornaliere fino al 30 ottobre nella fascia oraria 5:00-23:00, con una temperatura massima di 19 gradi centigradi più 2 gradi di tolleranza.
Dal 31 ottobre 2026 al 15 aprile 2027 il numero di ore consentite salirà a 13, sempre nella stessa fascia oraria.

Come mai queste differenze? Tutto deriva dal Decreto del Presidente della Repubblica 16 aprile 2013, n. 74, che fissa, tra l’altro, le regole generali per l’esercizio degli impianti termici e di climatizzazione civili e suddivide in pratica il Bel Paese in 6 zone climatiche dalla lettera A alla lettera F. Quest’ultima è la zona più fredda, che ospita Cuneo, Belluno e Trento e non ha vincoli all’impiego del riscaldamento.

Ora Milano appartiene alla zona E, la più ampia che ospita gran parte del Centro, del Nord Est e del Nord Ovest, da Aosta a Torino, da Bologna a Perugia.

Appena ieri il Comune di Torino, a seguito di “temperature ancora superiori alla media stagionale e un clima destinato a rimanere mite nei prossimi giorni” ha posticipato da oggi, giovedì 15 ottobre, a lunedì 19 ottobre 2026 la data utile per l’accensione dei riscaldamenti, anche la quarta città d’Italia insomma posticipa.

A Roma e Bari i riscaldamenti si accendono dopo

A Roma, che si trova nella zona climatica D con Firenze e Genova, la data ufficiale per l’accensione degli impianti termici è prevista dal 1° novembre e fino al prossimo 15 aprile, ma non si possono escludere rinvii.

Ancora più tardi la riaccensione degli impianti a Bari, nella zona C: il calendario prestabilito per la nona città d’Italia prevede una riaccensione non prima del 15 novembre. Le faranno compagnia Napoli e Taranto che usualmente riaccendono le caldaie a metà dell’undicesimo mese, con Salerno e Sassari.

Per 8 ore al giorno e solo a partire dal prossimo 1° dicembre e fino al 31 marzo prossimo riaccenderanno i riscaldamenti anche Catania e Palermo, Messina e Reggio Calabria.

A Lampedusa e Linosa, come a Porto Empedocle (Ag), avranno la stessa data di riaccensione del riscaldamento (sempre dal calendario ufficiale), ma ridurranno la fascia oraria a sole 6 ore giornaliere massime e dovranno fermarsi di nuovo il prossimo 15 marzo 2027.

Se c’è chi festeggia i rinvii, sperando di incassare dal riscaldamento climatico uno sconto sulle bollette, altri osservatori lanciano l’allarme.
Mancano l’acqua e l’energia idroelettrica, essenziale per l’Italia soprattutto in questa fase: nel 2025 è diminuita del 20,1%

Anche Renato Mazzoncini, amministratore delegato di A2A, che gestisce alcuni degli invasi più importanti (5 nuclei idroelettrici e circa 40 centrali), ha lanciato un mese fa l’allarme: servono investimenti e chiarezza.

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Informazioni sull'autore:

Giovanni Digiacomo
Giovanni Digiacomo

Giornalista professionista con oltre venti anni di esperienza in ambito economico e finanziario. Supporta il notiziario economico-finanziario di FTA Online News con lanci, commenti, approfondimenti, analisi e interviste sui principali mercati e le più importanti asset class. Ha seguito per il sito di Borsa Italiana tematiche finanziarie come la crisi del debito sovrano europeo e la diffusione delle criptovalute. Si occupa di sostenibilità e innovazione per il Quinto Ampliamento e per il Journal di Message Group.

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