Sell-off anche in Asia-Pacific. Nikkei 225 affonda del 5,96%

di FTA Online News pubblicato:
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Dopo il sell-off abbattutosi su Wall Street (peggiore dei tre principali indici newyorkesi il Nasdaq Composite, crollato del 5,52% giovedì), alla riapertura degli scambi sui mercati asiatici la tendenza estremamente negativa è stata confermata.

I timori sul possibile impatto che un cambio di politiche a Washington potrebbe avere sul settore tecnologico prevalgono anche sui listini asiatici con l'eccezione degli indici del Bombay Stock Exchange, grazie all'ancora debole esposizione dell'India all'intelligenza artificiale. Tra i titoli più colpiti ci sono quelli di Taiwan Semiconductor Manufacturing (Tsmc, maggiore produttore al mondo di semiconduttori conto terzi) e della conglomerata nipponica SoftBank Group, precipitata del 10,82% a Tokyo.

E il clima decisamente negativo si concretizza in un crollo superiore al 3% per l'indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso.

Sul fronte valutario il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la divisa americana nei confronti delle altre dieci maggiori monete, è in recupero di circa lo 0,20% a fronte di un indebolimento intorno allo 0,10% per lo yen sul biglietto verde. A Tokyo il Nikkei 225 affonda del 5,96% (andamento sostanzialmente uguale per l'indice più ampio Topix, deprezzatosi del 5,90%).

Sul fronte macroeconomico, in settembre i salari medi totali sono cresciuti in Giappone del 4,6% annuo, in decisa accelerazione rispetto al 3,9% della lettura finale di agosto. Il dato, che si confronta con il 3,8% previsto dagli economisti, si attesta sui massimi dal gennaio 1997. I salari reali sono invece saliti del 2,2% annuo contro l'1,6% della lettura finale di agosto (2,0% in luglio).

Tutte in negativo le piazze cinesi, anche se non si può parlare di vero sell-off. Shanghai Composite e Shanghai Shenzhen Csi 300 perdono l'1,10% e l'1,44% rispettivamente, contro un declino del 2,25% per lo Shenzhen Composite. Male anche Hong Kong: a meno di un'ora dallo stop agli scambi l'Hang Seng è infatti in calo di circa l'1,50% (fa peggio l'Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell'ex colonia britannica per la Corporate China, con una flessione intorno al 3%).

A Sydney è stata dello 0,49% la perdita dell'S&P/ASX 200 in chiusura della sessione, mentre a Seoul è stato di un netto 6,02% il crollo del Kospi, a fronte di brusche contrazioni del 6,35% e del 10,44% rispettivamente per Samsung Electronics e Sk Hynix, i due colossi produttori dei chip di memoria che alimentano i data center dell'intelligenza artificiale.

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