Giallo della ricina a Pietracatella, Gianni Di Vita rompe il silenzio: "Non vorrei che fosse stato un delitto"
pubblicato:Per Gianni Di Vita sarebbe "una seconda tragedia", scoprire che la morte di sua moglie e sua figlia sia la conse

Gianni Di Vita non ha ipotesi su cosa sia successo a sua moglie, Antonella Di Ielsi (50 anni) e sua figlia, Sara Di Vita (15). Il giallo della ricina ha travolto la quotidianità di una casa ordinaria a Pietracatella (Campobasso), e più volte i cronisti hanno tentato di strappargli qualche dichiarazione sulle ombre della tragedia e sulle indagini, ancora in corso, condotte dalla Procura di Larino. A La Vita in Diretta, giovedì 5 novembre, ha infranto quel muro di silenzio dietro il quale si protegge dall'inizio della vicenda. "Non vorrei che fosse stato un delitto", ha detto. Eppure la procuratrice Elvira Antonelli e la Squadra Mobile di Campobasso indagano per duplice omicidio, un fascicolo aperto contro ignoti. In questa inchiesta, per il momento, non ci sono indagati.
Gianni Di Vita rompe il silenzio
Come anticipato, giovedì 5 novembre Gianni Di Vita ha rotto il silenzio una volta raggiunto dalle telecamere de La Vita in Diretta. Fino ad oggi, il marito e padre delle vittime - Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita - si era limitato a poche e laconiche esternazioni quando arrivavano giornaliste e giornalisti a caccia di dichiarazioni.
"Non ho nulla da nascondere. Voglio solo che questa storia finisca il prima possibile", ha detto su Rai 1. Di fronte a lui anche gli operatori di Teleregione Molise, che hanno raccolto la sua speranza e, allo stesso tempo, la sua paura: "Non vorrei che fosse stato un delitto. Per me sarebbe una seconda tragedia". Una speranza, la sua, che "non è del tutto infondata".
L'attacco alla stampa
Non sono mancate, nel suo sfogo, le prese di posizione nei confronti della stampa nazionale. "È possibile vivere così, tra l’altro da non imputato?", si domanda, ricordando che sin dall'inizio delle indagini si è trovato costretto a cambiare casa quattro volte, specialmente per raccogliere le preghiere di sua figlia Alice. Poi fa riferimento alle indiscrezioni emerse nelle ultime settimane, specialmente quella sul "segreto custodito da Sara".
"Posso rettificare tutti i giorni quello che la stampa si inventa oppure ricostruisce?", sbotta Di Vita, che attraverso la stampa, appunto, invia le sue accuse alla stampa stessa.
Il punto sulle indagini sul giallo della ricina di Pietracatella
La procuratrice Elvira Antonelli è lapidaria: "Dalla Germania non sono arrivati risultati". Ciò significa che dal Robert Koch Institut, l'esito degli esami condotto su 131 elementi, tra alimenti e oggetti, non sarebbe ancora arrivato, dunque le indiscrezioni pubblicate dalla stampa negli ultimi giorni non avrebbero fondamento. La cautela, del resto, è la parola d'ordine sposata dagli inquirenti sin dall'inizio dell'inchiesta.
La lente degli investigatori è ancora puntata sul 23 dicembre 2025, l'unico giorno in cui a tavola, nella casa di Pietracatella, si trovavano soltanto Sara Di Vita, Gianni Di Vita e Antonella Di Ielsi. L'ipotesi della somministrazione del veleno in due tempi non è ancora stata scartata: chi ha portato la tossina letale sulla tavola della famiglia potrebbe aver ripetuto l'azione tra il primo e il secondo ingresso di madre e figlia al pronto soccorso dell'ospedale Cardarelli di Campobasso. Sara è morta il 27 dicembre, sua madre Antonella il giorno successivo.