Stablecoin contro banche: la nuova sfida sulla liquidità in dollari
pubblicato:Il nodo regolamentare sugli interessi e le riserve in Treasury accelera lo scontro tra sistema bancario e mondo cripto

Il tema delle stablecoin sta rapidamente passando da questione di nicchia legata al mondo cripto a variabile sistemica per il settore bancario, soprattutto negli Stati Uniti.
L’analisi di Standard Chartered mette nero su bianco un rischio che molte banche intravedono da tempo, ma che ora assume dimensioni concrete: fino a 500 miliardi di dollari di depositi potrebbero uscire dal sistema bancario tradizionale entro il 2028, attratti dall’ecosistema delle stablecoin agganciate al dollaro.
Perché le stablecoin minacciano i depositi bancari
Il cuore del problema non è la speculazione, ma la funzione bancaria di base: custodire liquidità e gestire i pagamenti.
Le stablecoin, nate inizialmente come strumento di passaggio per operare su bitcoin e altri token, stanno evolvendo in mezzi di pagamento digitali alternativi, con trasferimenti istantanei, costi ridotti e operatività 24/7, senza i vincoli dell’infrastruttura bancaria tradizionale.
Secondo Geoff Kendrick, responsabile globale della ricerca sugli asset digitali di Standard Chartered, la minaccia per le banche emerge quando pagamenti, regolamenti e gestione della liquidità iniziano a spostarsi fuori dal perimetro bancario e verso reti basate su stablecoin.
Questo è particolarmente critico perché i depositi rappresentano la fonte primaria di finanziamento per la maggior parte degli istituti di credito.
Le banche regionali sono le più esposte
L’analisi individua nelle banche regionali statunitensi l’anello più debole della catena. Questi istituti:
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dipendono fortemente dai depositi retail e corporate locali
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hanno minore diversificazione delle fonti di funding
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operano con margini di interesse più sensibili alla raccolta
Se una quota significativa di depositi dovesse migrare verso stablecoin, l’impatto sul margine di interesse netto (NII) sarebbe immediato. Meno depositi significa:
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maggiore ricorso a funding all’ingrosso
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costi di raccolta più elevati
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pressione sulla redditività e, in casi estremi, sulla stabilità
Non è un caso che il riferimento implicito sia quanto accaduto nel 2023 con alcune crisi bancarie regionali, dove la velocità di fuga dei depositi ha giocato un ruolo decisivo.
Il nodo regolamentare: la “scappatoia” sugli interessi
La questione si è fatta ancora più delicata dopo l’approvazione, nel 2024, della legge federale sulle stablecoin firmata dal presidente Trump.
La norma ha creato un quadro regolatorio chiaro, favorendo una maggiore adozione delle stablecoin ancorate al dollaro, ma ha lasciato aperto un punto cruciale.
La legge vietava agli emittenti di stablecoin di pagare interessi direttamente, ma – secondo le banche – non chiudeva completamente la porta alla possibilità che terzi, come exchange o piattaforme finanziarie cripto, potessero offrire rendimenti sui token detenuti dagli utenti.
In pratica, una forma indiretta di remunerazione della liquidità, potenzialmente più attraente dei conti bancari tradizionali.
Per le lobby bancarie, questa è una minaccia esistenziale: se i depositi iniziano a rendere di più fuori dalle banche, l’esodo potrebbe accelerare, mettendo sotto pressione l’intero sistema di intermediazione.
Da qui la richiesta al Congresso di chiudere esplicitamente la scappatoia.
Le società cripto, dal canto loro, parlano di concorrenza leale e sostengono che impedire qualsiasi forma di rendimento sulle stablecoin sarebbe anticoncorrenziale e favorirebbe artificialmente le banche.
Il ruolo chiave delle riserve: Treasuries vs banche
Un altro punto centrale dell’analisi di Standard Chartered riguarda dove finiscono i soldi una volta usciti dai depositi bancari.
Se gli emittenti di stablecoin mantenessero le loro riserve principalmente presso le banche, l’impatto netto sul sistema sarebbe più contenuto: i depositi uscirebbero da una banca, ma rientrerebbero in un’altra forma.
Il problema è che non sta succedendo.
I due maggiori emittenti al mondo, Tether e Circle, detengono la gran parte delle loro riserve in Treasuries statunitensi, non in depositi bancari. Questo significa che:
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la liquidità esce dal sistema bancario
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viene canalizzata direttamente nel mercato del debito pubblico
- •
il “ri-deposito” è minimo
Dal punto di vista macro, questo può persino aiutare il finanziamento del debito USA. Dal punto di vista bancario, però, è una perdita secca di base depositaria.
Implicazioni sistemiche e politiche
Il rinvio dell’udienza sulla legislazione cripto nella Commissione bancaria del Senato dimostra quanto il tema sia politicamente sensibile. In gioco non c’è solo l’innovazione tecnologica, ma:
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la stabilità del sistema bancario
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la trasmissione della politica monetaria
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il controllo dei flussi di liquidità
Se una parte crescente della liquidità in dollari circola su reti di stablecoin anziché nei bilanci bancari, anche la capacità della Fed di influenzare l’economia attraverso il sistema creditizio potrebbe ridursi.
In sintesi
L’analisi di Standard Chartered non è un allarme generico sulle criptovalute, ma una valutazione strutturale di come le stablecoin stiano iniziando a competere direttamente con le banche sulle loro funzioni fondamentali.
Il rischio dei 500 miliardi di dollari di depositi non è inevitabile, ma dipenderà da tre fattori chiave:
- 1.
Regolamentazione (chi paga interessi e come)
- 2.
Gestione delle riserve degli emittenti di stablecoin
- 3.
Reazione delle banche, in termini di innovazione e offerta di servizi digitali
La partita non è più “cripto contro banche”, ma chi controllerà la liquidità in dollari nell’economia digitale dei prossimi anni.
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