Borsa Italiana, prima timida reazione di Stellantis, Prysmian sui massimi
pubblicato:Borsa Italiana: Filosa, gran parte degli oneri da sovrastima del ritmo della transizione all'elettrico

Stellantis ha chiuso in leggero rialzo la seduta di lunedì, con il titolo a +0,49% a 6,141 euro, dopo una giornata molto volatile in cui i prezzi si sono mossi tra 5,99 e 6,362 euro. Il recupero arriva dopo lo shock provocato venerdì dal profit warning accompagnato da 22,2 miliardi di euro di oneri, che in poche ore ha bruciato quasi un terzo della capitalizzazione del gruppo.
La portata dell’annuncio va ben oltre il singolo caso Stellantis e rappresenta, di fatto, un atto d’accusa verso il Green Deal europeo e verso una transizione elettrica rivelatasi più rapida nelle normative che nelle scelte reali dei consumatori. Nemmeno l’attenuazione degli obiettivi UE – con il taglio delle emissioni al 90% entro il 2035 invece del 100% – sembra sufficiente a riequilibrare un modello che ha generato investimenti eccessivi rispetto alla domanda effettiva.
Il nuovo amministratore delegato Antonio Filosa è stato molto esplicito: circa il 75% degli oneri deriva da una sovrastima del ritmo della transizione energetica. In particolare, 16,8 miliardi sono legati al ridimensionamento dei piani sui veicoli elettrici: svalutazioni su modelli cancellati, piattaforme produttive sovradimensionate e minori volumi attesi, oltre a uscite di cassa stimate per 5,8 miliardi nei prossimi quattro anni. A questi si aggiungono 2,1 miliardi per il ridimensionamento della supply chain EV. Il messaggio è chiaro: Stellantis vuole riallinearsi alle preferenze reali dei clienti, che non rifiutano l’elettrico per ideologia, ma per prezzi elevati e costi complessivi non sostenibili.
Il contrasto con la gestione precedente di Carlos Tavares, fortemente allineata al Green Deal, è netto. Quella strategia è stata penalizzata sia dal mercato europeo sia dalla brusca inversione di rotta dell’amministrazione statunitense sull’elettrificazione, che ha colpito in particolare i brand americani del gruppo. In parallelo, anche Elon Musk ha implicitamente certificato il momento difficile dell’auto elettrica, annunciando per Tesla lo stop alla produzione di modelli storici come Model S e Model X, mentre il focus strategico si sposta sempre più su AI, robotica e spazio.
Il contesto resta però estremamente complesso. Se l’elettrico non decolla, il termico è comunque vincolato dalle regole europee, con il rischio di multe. A questo si aggiunge la concorrenza dei produttori cinesi, ormai vicini al 10% delle immatricolazioni in Europa, forti di prezzi più bassi, tecnologia competitiva e sostegno statale. Una pressione che non riguarda solo Stellantis ma l’intero settore automotive europeo, con ricadute potenzialmente pesanti su occupazione e filiera.
Gli analisti condividono questa lettura sistemica. Algebris Investments parla di una crisi strutturale del settore: elettrico più costoso del previsto, fine degli incentivi, domanda frenata dall’inflazione e mercato EV europeo fermo al 17,4% delle immatricolazioni nel 2025, ben sotto le attese iniziali. Un vero e proprio “EV shock” per i costruttori tradizionali.
Sul fronte delle valutazioni, Deutsche Bank ha tagliato il target price a 7 euro da 8, mantenendo hold. DB sottolinea la dimensione degli oneri e soprattutto la componente di assorbimento di cassa, superiore alle attese. Tuttavia, l’operazione di “kitchen sinking” potrebbe migliorare la redditività futura grazie a minori ammortamenti, con benefici potenziali tra 2027 e 2028, anche se in parte compensati da costi più elevati negli Stati Uniti. In linea con questo reset, Stellantis sospenderà il dividendo ed emetterà obbligazioni ibride subordinate fino a 5 miliardi di euro.
Più costruttiva Jefferies, che ha ridotto il target a 10 euro da 13, ma ha confermato buy. Secondo la banca, il secondo semestre 2025 è doloroso ma non cambia l’investment case di lungo periodo, anche se aumenta la pressione sul management in termini di esecuzione e chiarezza strategica.
In sintesi, il rimbalzo del titolo riflette più una reazione tecnica che un miglioramento del quadro fondamentale. Il “reset” di Stellantis è profondo e necessario, ma il successo dipenderà dalla capacità del gruppo di navigare tra domanda debole, regole stringenti e concorrenza cinese, in un settore che sta riscrivendo le proprie regole molto più lentamente di quanto previsto dai legislatori.
Dopo il violento sell-off innescato dal profit warning e dall’annuncio degli oneri straordinari, il titolo Stellantis ha mostrato un primo tentativo di stabilizzazione. La seduta più recente si è chiusa in leggero rialzo, segnale che sul mercato iniziano ad affacciarsi acquisti di tipo prevalentemente tecnico, più che veri flussi di investimento di medio periodo.
Dal punto di vista grafico, il movimento in atto va letto come un rimbalzo correttivo successivo a una fase di ipervenduto. I prezzi hanno trovato un primo punto di equilibrio nell’area compresa tra 5,90 e 6,00 euro, zona che per ora sta funzionando da supporto e che rappresenta il vero spartiacque di breve termine. Finché questa fascia regge, il mercato può continuare a concedere spazio a recuperi graduali, seppur in un contesto ancora molto volatile.
Il rimbalzo, tuttavia, non è ancora supportato da una struttura tecnica solida. Le quotazioni incontrano difficoltà ogni volta che si avvicinano alla zona di 6,30–6,40 euro, dove si concentrano precedenti aree di scambio e prime resistenze dinamiche. Solo un superamento convincente di questi livelli permetterebbe di archiviare la fase più critica e aprire la strada a un recupero più credibile verso 6,60–7,00 euro, area che coincide anche con i primi target indicati dagli analisti dopo le recenti revisioni.
In assenza di segnali di forza più netti, però, il rischio di nuove oscillazioni al ribasso resta concreto. Un ritorno sotto 6 euro riporterebbe rapidamente l’attenzione sui supporti inferiori in area 5,60–5,40 euro, livelli che il mercato potrebbe tornare a testare se il sentiment dovesse peggiorare o se emergessero nuovi elementi di incertezza sul fronte industriale e regolatorio.
In sintesi, Stellantis è entrata in una fase di ricostruzione tecnica, ma il percorso appare ancora fragile. Il mercato sta cercando di digerire un vero e proprio reset strategico del gruppo e, dal punto di vista grafico, servono conferme prima di poter parlare di inversione di tendenza. Per ora il rimbalzo va interpretato come una pausa di assestamento dopo il crollo, più che come l’inizio di un nuovo trend rialzista strutturale.
Prysmian
Indicazioni contrastanti nella giornata di ieri per Prysmian che ha comunque chiuso le contrattazioni con un rialzo del 3%. Deutsche Bank ha deciso di peggiorare la raccomandazione sul titolo da "Buy" a "Hold" ma ha comunque incrementato il target price portandolo da 97 a 100 euro. Banca Akros ha invece confermato la raccomandazione "Accumulate". Gli analisti ipotizzano una revisione al rialzo degli obiettivi al 2028 in scia alle recenti operazioni M&A (ACSM, Xtera) e al contratto per la realizzazione del progetto di interconnessione energetica Eastern Green Link 4 (EGL4) da oltre 2,3 miliardi di euro annunciato una settimana fa.
A gennaio Barclays aveva confermato la raccomandazione "Overweight" sul titolo e incrementato il prezzo obiettivo da 102 a 112 euro, mentre Citigroup aveva confermato la raccomandazione "Buy" incrementando il prezzo obiettivo da 91 a 102 euro in virtù di un aggiornamento delle stime.
Anche Jefferies aveva confermato la raccomandazione "Buy" e il prezzo obiettivo a 104 euro dopo un incontro della società con i broker, sostenendo che il gruppo aveva segnalato un'ottima conclusione del 2025 ed era maggiormente fiducioso di centrare i target 2028. L'unica incognita è rappresentata dall'eventuale indebolimento del dollaro.
Graficamente i prezzi hanno chiuso gli scambi di ieri sui massimi assoluti a 106,1 euro dando per il momento continuità al rialzo delle precedenti settimane. A 107,00 euro è posizionato il target che si ottiene ribaltando al rialzo il trading range del periodo compreso tra ottobre e gennaio, intervallo delimitato tra 79,00 e 93,00 circa, il cui breakout rialzista si è verificato a metà gennaio.
Siamo dunque molto vicini al target che nel breve potrebbe anche rappresentare un punto di arrivo del rialzo. Eventuali flessioni fino a 97,50 tuttavia non comporterebbero problematiche per la solidità del trend rialzista di fondo e resterebbero compatibili con l'ipotesi di un nuovo allungo che oltre 107,00 proietti obiettivi tra 120,00 e 121,00 euro.
Sotto 97,50 invece supporto critico a 92,00 euro, la cui violazione aprirebbe una crepa da non sottovalutare nello scenario di crescita di lungo periodo.
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