TIM, azione volatile dopo i dati, ma il gruppo punta su cassa e redditività

di Giovanni Digiacomo pubblicato:
7 min

Ricavi ed Ebitda AL in crescita per Telecom Italia, soffre un po' il consumer, ma il management si concentra su enterprise, cloud e AI. Obiettivo flussi di cassa e remunerazione dei soci. In vista anche un raggruppamento e un buyback

TIM, azione volatile dopo i dati, ma il gruppo punta su cassa e redditività

Nel 2025 Telecom Italia ha accresciuto i ricavi del 2,7% a 13,734 miliardi di euro battendo il consensus raccolto tra gli analisti dalla stessa società a 13,706 miliardi di euro. Il quarto trimestre del 2025 ha visto i ricavi crescere del 3,9% a 3,758 miliardi di euro leggermente oltre il consensus fermo a 3,727 miliardi di euro.

TIM, la redditività domestica e quella brasiliana

L’ebitda after lease (EBITDA AL, la voce fondamentale della redditività in questo business che esclude dall’ebitda organico del gruppo le partite non ricorrenti legate al trattamento contabile dei leasing) centra con precisione il consensus a 3,689 miliardi di euro con una crescita del 6,5% che non è niente male.

Lo compongono TIM Domestic, ossia dal business italiano suddiviso poi a sua volta tra consumer ed enterprise, ossia fra famiglie e imprese (ci torneremo) che realizza un ebitda after lease da 2,217 miliardi di euro (+5,2%, sopra il consensus fermo a 2,033 mld), e TIM Brasil, che segna un ebitda after lease di 1,667 miliardi di euro (naturalmente dopo la conversione dal real) che è cresciuto dell’8,5% e si conferma un pilastro della redditività complessiva della società che a questo livello del conto economico deve quindi il 55% dell’ebitda AL al mercato domestico e il rimanente 45% al mercato brasiliano, che cresce anche di più.

Va però anche notato che, se si prende l’ebitda contabile preliminare reported, il gruppo registra un calo del 3,8% a 4,566 miliardi di euro, ma è un dato dalla scarsa utilità industriale in quanto non tiene conto delle variazioni organiche del business e quindi delle ricostruzioni sul bilancio dei primi sei mesi del 2024 della relazione tra TIM e la nuova società con la rete NetCo/FiberCop regolata dal Master Service Agreement (MSA), dell’impatto contabile di questo accordo e di quello dell’accordo transitorio (il Transitional Services Agreement - TSA). Su base like-for-like, ossia considerando la variazione organica, l’Ebitda del gruppo TIM cresce del 6,4%.

TIM, retail in leggero calo, imprese in crescita, Brasile in forma

Il business domestico di TIM nell’intero 2025 ha fatturato 9,543 mld (il 70% quasi del fatturato, ma poi – come visto – è il  55% dell’EBITDA AL) si compone di due rami di business complementari che l’anno scorso hanno mostrato trend diversi: il consumer, quello rivolto alle famiglie, che ha fatturato 6,02 miliardi con un calo dello 0,9% e copre quasi due terzi del giro d’affari della divisione domestica, e quello delle imprese (enterprise) che invece ha registrato un bel balzo del 7% a 3,52 miliardi.

Sull’offerta per famiglie e clienti al dettaglio è il business di operatore mobile virtuale che cala con gli avvicendamenti dei fornitori all’ingrosso.
TIM accresce del 5,1% sulla rete fissa il ricavo medie per cliente (+5,1%), mentre sul mobile c’è un leggero aumento dello 0,4%. Nonostante il repricing su 4,1 milioni di linee fisse e 4,2 milioni di mobili il churn, ossia il tasso di abbandono è stato leggermente inferiore alle attese. Due segnali strategici positivi sono l’aumento del 4,6% dei servizi di TIM Vision e l’accoglienza positiva della nuova offerta con TIM Energia fornita da Poste Italiane, come noto nuovo socio di riferimento con il 27,315% del capitale di TIM in un’alleanza che però probabilmente deve ancora dare il meglio di sé.

Per le imprese la crescita dei ricavi si alimenta del cloud che è ormai la principale linea di business e quella con maggior crescita un contributo angolare viene dal Polo Strategico Nazionale promosso dal Dipartimento per la trasformazione digitale (a supporto della presidenza del Consiglio dei Ministri) e articolatosi in una Spa partecipata da TIM, Leonardo, Cassa Depositi e Prestiti e Sogei. Si tratta del cloud strategico della pubblica amministrazione, dalla centrale, alle ASL, agli enti locali. Nell’articolato ambito dei servizi enterprise di Telecom Italia si segnala un portafoglio ordini da ben 4 miliardi di euro. E' in questo campo che

TIM, investimenti (capex) e redditività

TIM ha investito 1,903 miliardi di euro nel 2025 in termini di capex, l’1,7% in meno del 2024 e appena di più del consensus (1,896 mld), suddivisi per 1,18 mld nel Domestic (-2,6%) e 720 milioni in Brasile (-0,2%). Sono investimenti al netto del costo delle licenze, va precisato. Intesi in tal senso i capex flettono al 13,9% dei ricavi. Il gruppo segnala anche una voce Ebitda AL-Capex, così intesa questa voce che conferma il focus del gruppo sulla redditività, balza da 1,52 a 1,78 miliardi (+16,9%, ma sostanzialmente in linea con il consensus).

A fine periodo il gruppo registra un indebitamento finanziario netto rettificato after lease che flette di 412 milioni a 6,854 miliardi di euro che sale con i leasing a un rettificato di 9,778 miliardi. Va segnalato che dallo scorso luglio la cassa e le altre disponibilità liquide hanno incassato ben 995,4 milioni di euro dopo la cessione a un pool di banche dell’intero credito vantato nei confronti dello Stato per la restituzione del canone di concessione del 1998 (ma la cessione non ha impatti sul debito netto). Alla voce costi si segnalano invece nella BU Domestic coti contrattuali differiti di rete fissa legati alla modifica della durata contrattuale da 8 a 4 anni per 628 milioni di euro.

TIM, raggruppamento azionario in vista, buyback e guidance 2026

Le novità di oggi non sono però soltanto retrospettive, sull’esercizio appena trascorso, ma anche e soprattutto prospettiche.

Innanzitutto il gruppo ha annunciato che il consiglio di amministrazione di TIM proporrà alla prossima assemblea del 15 aprile 2026 una serie di importanti misure ulteriori alla semplice approvazione del bilancio.

  • Un raggruppamento azionario 10:1 che tirerà quindi fuori l’azienda dal perimetro delle penny stock e che è coerente con la recente e storica conversione obbligatoria delle risparmio.

  • In quel contesto il cda chiederà agli azionisti anche di procedere a un riacquisto di titoli proprio (buyback) che verserà agli azionisti il 50% del valore atteso dalla cessione di Sparkle (l’asset delle reti internazionali), quindi fino a 400 milioni di euro che dovrebbero diventare circa il 3,3% del capitale sociale, ossia 700 mila azioni di oggi e 70 mila azioni del capitale post-raggruppamento. Il perfezionamento della vendita di Sparkle è previsto entro secondo trimestre del 2026.

  • La guidance di remunerazione degli azionisti fornita da TIM viene confermata nel 2026, ossia si prevede una quota del 70% circa dell’Equity Free Cash Flow After Lease. Questo indicatore, che ovviamente a monte deriva dall’ebitda after lease e dai capex, viene calcolato da TIM a partire dalla riduzione dell’indebitamento netto rettificato delle attività in funzionamento e sottrae le licenze TLC e l’utilizzo di frequenze.
    Nel 2025 l’equity free cash flow after lease è passato in territorio positivo: da un -300 milioni del 2024 a un saldo positivo per 736 milioni di euro (delle voci di cui sopra include la cessione di TI Sparkle, mentre sulla PFN non incide il canone concessorio). E qui arriviamo alla guidance: per il 2026 l’equity free cash flow after lease dovrebbe balzare a circa 1,8 miliardi di euro, includendo in questo caso il canone concessorio 1998, il 70% destinato alla remunerazione esclude però da questa voce di bilancio l’impatto del risarcimento del canone.

Dietro questo dato ‘finale’ il gruppo si pone anche altri target di crescita nel 2026:

·         Ricavi +2%/3% (+1%-2% nel Domestic)

·         L’Ebitda AL +5%/6%

·         Capex inferiori al 14% dei ricavi

Il Leverage, altra misura chiave della redditività data dal rapporto tra PFN ed Ebitda AL, dovrebbe scendere ancora dall’1,86x già basso del 2025 a un livello inferiore all’1,7x
Altra cassa, fino a circa 700 milioni di euro dovrebbe arrivare dalla conversione delle risparmio.

TIM, volatilità sul titolo, ma dopo le corse a Piazza Affari la tentazione delle prese di beneficio è verosimile

La reazione del mercato sul titolo Telecom Italia è stata molto incerta e condizionata anche da un debole andamento europeo delle TLC: il titolo di TIM ha registrato un primo affondo a 61,76 centesimi e poi una reazione sui livelli attuali di 64,6 centesimi che scontano ancora un calo dello 0,55%, ma limitano fortemente le perdite dei primi scambi.

Dall’inizio dell’anno ai massimi dell’altro ieri a 66,56 centesimi, l’azione ha recuperato quasi il 30% e dai minimi del 2024, complici anche l’ingresso di Poste nel capitale e il chiarimento del business dopo la cessione della rete, il titolo ha più che triplicato il proprio valore, quindi i dati di oggi sono una importante opportunità di prendere prese di beneficio per un certo numero di investitori.

Anche di questo bisognerà tenere conto nel ponderare i movimenti di oggi.

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