Diasorin, il takeover non è credibile, ma la ripresa dei corsi sì

di Giovanni Digiacomo pubblicato:
6 min

Ieri un post sul blog Betaville ha scatenato gli acquisti, oltre l'1,8% del capitale passato di mano con un balzo del 7,2% e nuovi massimi di periodo che inviano un segnale tecnico importante. In realtà la proprietà e la governance sono blindate, ma il business è solido e il recente piano regala prospettiva

Diasorin, il takeover non è credibile, ma la ripresa dei corsi sì
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Le voci di un takeover su Diasorin che ieri hanno incoraggiato un rally del titolo della diagnostica in vitro del 7,20% non sono credibili. Il blog Betaville, che le ha riportate nei giorni del roadshow americano, non è considerato tra i più affidabili del settore; ma non è questo, è più che altro la semplice fotografia dell’assetto proprietario di Diasorin.

Diasorin, assetti proprietari e di governance blindati

La famiglia Denegri, cui appartiene anche il presidente Michele del gruppo, controlla tramite Finde il 44,98% del capitale e il 62,84%, tanto da rendere Diasorin una società “a proprietà concentrata” in quanto questo singolo azionista ha la maggioranza dei voti esercitabili in assemblea. Già questo imporrebbe a qualunque hedge fund o cavaliere un accordo da una posizione di svantaggio con un socio dominante.

Ma c'è anche un 11,6% dei diritti di voto (e 8,41% del capitale) in mano all’amministratore delegato del gruppo Carlo Rosa, quindi un altro 5,78% dei voti (4,2% del capitale) in mano al Chief Commercial Officer Even Chen.

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Diasorin, segnale tecnico interessante, ma il movimento era già partito

Appare insomma piuttosto chiaro che l’assetto proprietario e la governance del gruppo sono blindati e verosimilmente il rally di ieri ha colto l’occasione dei rumors per consolidare un movimento già avviato.

Detto questo il segnale c’è stato e va contabilizzato nella cronaca finanziaria delle ultime settimane, dopo il recente Investor Day che ha presentato il piano industriale al 2030 e che abbiamo seguito in tempo reale.

Il quadro grafico rivela infatti una situazione particolarmente interessante.
I volumi in primis: ieri sono passati di mano oltre 1,04 milioni di pezzi, più dell’1,86% del capitale in un giorno solo e ben oltre la media giornaliera dell’ultimo mese inferiore a 390 mila pezzi.

I prezzi poi hanno violato con decisione la resistenza dinamica fondamentale offerta dalla trendline discendente dai lontani massimi del 2 maggio 2025 a 101,6 euro e sbaragliato con gli allunghi intraday a 75,3 euro le resistenze statiche di area 71,5-71,7 euro dei massimi di maggio.

La rincorsa, già ridimensionata in parte dalla chiusura di ieri a 72,1 euro, ha comunque difeso le posizioni più importanti ottenute. I prezzi c’erano arrivati con un rimbalzo dalla media mobile esponenziale a 50 sedute, toccata dopo tre sedute di calo consecutive seguite alla presentazione del piano il 20 maggio e dunque testata a più riprese fino alla reazione più decisa di ieri.

I prezzi hanno anche superato le media mobile esponenziale a 200 sedute, riassuntiva dei trend di più lungo periodo, che passava dai 71 euro e anche oggi si pone sotto i 71,7 euro attuali.

I prossimi target rialzisti si possono agevolmente porre tra 76,08 euro e 77,64, sui massimi di inizio anno e quindi con un potenziale up-trend sui corsi attuali di oltre 8,28% che sconterebbe anche il ritracciamento del 50% di tutto il movimento ribassista dai citati massimi dello scorso maggio 2025.

Scivolamenti sotto i 64,5 euro rimetterebbero invece in discussione il segnale appena descritto e potrebbero riavviare un downtrend di medio e lungo periodo con possibili affondi a 58,18 e persino a 52,34 euro, sui minimi del 23 marzo 2026.

Diasorin, il takeover non è credibile, ma la ripresa dei corsi sì

Diasorin, i piani e gli asset del gruppo

L’ultimo incontro di manager (e azionisti) con la comunità finanziaria in occasione della presentazione del nuovo piano ha regalato prospettiva su un settore, quello del medicale e della diagnostica, decisamente interessante, ma anche complesso.

I target finanziari di cui abbiamo subito reso conto implicano una crescita dei ricavi del 5%/6% quest’anno con un’accelerazione successiva che comporta una crescita media annua fino al 2030 del 6%/7% (CAGR); un recupero graduale di ebitda margin adjusted dal 32%/33% atteso quest’anno al 34%-35% nel 2030; un free cash flow 2027-2030 cumulato (che è un’implicita promessa di remunerazione ai soci) di un miliardo di euro.
Dopo avere investito 500 milioni in capex e crescita organica negli ultimi quattro anni, Diasorin intende moderare gradualmente gli investimenti operativi dal 40% attuale al 35% del cash flow operativo nei prossimi quattro anni.

La remunerazione degli azionisti è fondamentale e l’ultimo dividendo staccato lo scorso 18 maggio da 1,3 euro era stato recuperato in fretta, ma aveva anche scandito il contatto con le citate aree critiche di 71,5-71,70 euro.

Il posizionamento americano del gruppo, raggiunto anche all’acquisizione miliardaria di Luminex, garantisce oggi che dagli Stati Uniti venga circa il 50% dei ricavi: è un mercato dove Diasorin impiega il 60% della sua forza lavoro (in totale circa 3.400 persone) e dove ha l’ambizione di raggiungere altri 300 ospedali in 4 anni fino a toccare quota 900 ospedali USA a fine piano.

Due parole vanno spese anche sui test: 20 nuovi test specializzati entro il 2030, la stragrande maggioranza nell’autoimmunità. Il settore delle malattie autoimmuni vale ben 1,3 miliardi di euro, di questo il 55% è dedicato a soluzioni a grandi volumi, ma il rimanente 55% è per le specializzazioni, quindi 750 milioni di euro che sono il territorio dove Diasorin vuole espandersi pesantemente, confrontandosi con i player Thermo Fischer (Phadia), Revvity (Euroimmun), Werfen (Inova) e Bio-Rad. Diasorin ovviamente ritiene di avere le sue carte da giocare e il settore è interessante perché cresce a cifra singola e in qualche sua area anche a cifra doppia.

Un’altra chiave della proposta di valore avanzata da Carlo Rosa e dal CCO Even Chen è l’automazione: Diasorin è specializzata nell’automazione dei test di laboratorio e dei grandi player dell’automazione (Roche, Siemens, Beckman e Abbott) nessuno ha un portafoglio per l’autoimmunità, nessuno di loro è uno specialista della diagnostica, E’ invece proprio il lavoro di Diasorin che presidia il settore con la tecnologia CLIA (uno dei più ampi menù di test disponibile nel mondo dei laboratori) e lì ha diretto il 25% dei suoi dispositivi.

Una parola va spesa anche sulla nuova versione di LIAISON XL (in foto), l’analizzatore per l’immunodiagnostica dovrebbe aumentare la produttività del 30% e difendere i legami USA con grandi laboratori come Quest, LabCorp e ARUP.

Due parole vanno poi spese anche per la diagnostica molecolare, quella che permette per esempio di analizzare fino a un massimo quattro patogeni (tecnologia single/low-plex presidiata con LIAISON MDX), o decine di patogeni (tecnologia multiplex come quella di LIAISON PLEX).
Da ricordare anche LIAISON NES (point-of-care), che effettua test mirati di prossimità dai tempi rapidissimi (dell’ordine di 15 minuti).

Su scala globale Diasorin continuerà a difendere il primato mondiale nella tubercolosi: a febbraio il gruppo ha ottenuto l’ok della FDA USA al Liaison QuantiFeron-TB Gold Plus II sviluppato in partnership con la tedesca Qiagen: due miliardi di persone nel mondo, ma solo 75 milioni testati regolarmente ogni anno.

Anche nel settore gastro intestinale (afferente all’immunodiagnostica) sono previsti nuovi prodotti e Diasorin difende un primato, così come nell’ipertensione e con l’ambizione di diventare leader anche nell’MDX.

C’è molto da fare insomma e dopo più di un anno di ribassi a Piazza Affari anche il titolo sembra inviare segnali di reazione. Serviranno conferme senz’altro, ma il grafico nelle ultime settimane ha mandato un messaggio.