Decreto Accise mobili in arrivo il 6 giugno
pubblicato:Stavolta sarà un decreto ministeriale, il meccanismo il solito, con un’attenzione particolare per i fragili

A due giorni dalla scadenza dell’ultimo decreto accise e a chissà quanto dalla fine della nuova guerra del Golfo, sappiamo poco della prossima misura del governo per calmierare il costo dei carburanti. Sappiamo per esempio che non sarà un decreto legge del consiglio dei ministri intero, ma ‘soltanto’ un decreto ministeriale. Lo ha precisato lo stesso ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, parlando di rinnovo del meccanismo già noto.
Accise, le due novità dell'ultima volta
L’ultima volta però era stato tutto il governo a esporsi sulla misura, anche se c’erano state almeno due grosse novità.
La prima era stata un pacchetto di misure specifiche per l’autotrasporto che minacciava altrimenti uno sciopero di una settimana che avrebbe fermato fino all’80% delle merci italiane che, appunto, transitano su gomma. Crediti di imposta, silenzio assenso abbreviato e altro ancora hanno scongiurato il peggio e richiesto altri 200 milioni per integrare fino a 300 milioni le risorse per i crediti.
La seconda novità è stata il taglio inferiore e asimmetrico di diesel e benzina: il primo dimezzato da 20 a 10 centesimi sull’accisa solamente (quindi da 24,4 a 12,2 centesimi sull’accisa comprensiva di IVA al 22%); il secondo, il taglio sull’accisa della benzina, ridotto a 6,1 centesimi contando anche l’IVA (€ 0,05 senza).
Carburanti, anche Bruxelles chiede misure strutturali
Era già una scelta di campo e in fondo anche l’ultima parziale vittoria del governo sulle ritrosie di Bruxelles impone una presa d’atto: il balzo del petrolio nei mercati internazionali sta diventando strutturale e non può quindi essere affrontato con misure generiche ed erga omnes, ma deve calibrarsi sulle situazioni più critiche e al tempo stesso provare a sostituire una risposta emergenziale con una risposta strutturale.
Sono circa 13,4 miliardi di euro in totale, quelli che il governo potrà sottrarre all’1,5% di Pil di flessibilità già presente per le spese per la difesa italiana, ossia lo 0,6% massimo nel triennio 2026-2028 di quei 2,258 trilioni di euro del nostro Pil a prezzi correnti del 2025. Per l’esattezza c’è un tetto annuo dello 0,3% e uno complessivo dello 0,6%, quindi teoricamente li potremmo spendere tutti in due anni, ma si spera che non serva o almeno che quei soldi portino frutto.
Accise, la flessibilità UE esclude interventi su questo fronte (e chiede un rilancio della transizione)
Sulle accise non si può, è stato chiarito, dovranno essere investimenti strutturali e non a pioggia, quindi sulla transizione energetica a torto o a ragione indicata come l’unica vera risposta duratura alla dipendenza dalle materie prime energetiche estere che torna a pesarci.
Sono 6,8 miliardi l’anno, ma da investire per esempio nelle imprese che accelerano sull’efficienza energetica, sulla produzione da fonti rinnovabili, sullo stoccaggio (le batterie del BESS), che investono nelle reti o nella domanda delle famiglie di energia green. Una platea crescente, ma potrebbe servire visto che l’anno scorso l’Italia dopo l’accelerazione da PNRR degli anni precedenti ha invertito la marcia con una frenata del 6% della capacità installata da rinnovabili a 7,2 GW (dati Renewable Energy Report 2026 del Politecnico di Milano) e un crollo del numero degli impianti fotovoltaici del 25,9% a 211.013 unità (oltre 73 mila in meno, dati Terna).
L’ultima volta il taglio delle accise per i 14 giorni dal 23 maggio al 6 giugno mostrava già una durata ridotta rispetto alle richieste di diverse associazioni dei consumatori (che nel frattempo hanno posto l’accento anche sul rincaro dell’energia elettrica indirettamente impattato dal rincaro dei carburanti) e l’inflazione è cresciuta.
Il prossimo 11 giugno sicuramente la BCE alzerà di almeno 25 punti base i tassi d’interesse, con l’effetto di un impatto sulla crescita, ma anche di un rafforzamento dell’euro nei confronti di beni energetici quotati in dollari.
Sicuramente ci saranno misure per i fragili, per le famiglie con ISEE fino a 15 mila euro, con bonus che potrebbero valere 120 milioni di euro o, più chiaramente, 100 euro a famiglia per 1,2 milioni di nuclei da spendere per l’acquisto di carburante. Sembra che basti l’extragettito IVA su questo fronte… Il decreto dovrebbe arrivare proprio sabato 6 giugno dal ministero.