Carburanti, nuovo decreto accise, ma lo sconto sul diesel si dimezza

di Giovanni Digiacomo pubblicato:
3 min

Il governo scongiura il blocco dell'autotrasporto, ma riduce il taglio generale sul gasolio e pone nuova attenzione al settore agricolo. Negativa Codacons, più benevola Unimpresa

Carburanti, nuovo decreto accise, ma lo sconto sul diesel si dimezza
Il partner ideale che ti supporta nell'investimento azionario. Analisi quotidiane e approfondimenti su tutti i titoli della Borsa Italiana, sugli ETF/ETN, sui titoli quotati a Wall Street e nelle principali piazze azionarie europee. I livelli operativi suggeriti dal nostro algoritmo. Non perdere l'occasione, ti aspettiamo su www.megatrader.it

Stamattina alle 8 le medie regionali sui prezzi dei carburanti rilevate dal Ministero delle Imprese davano una mediana per il diesel al self-service a 2,052 euro al litro e per la benzina, sempre in modalità self, si registrava una mediana di 1,971 euro: non proprio un pieno a buon mercato nel primo lunedì dopo il nuovo decreto-legge sulle accise di venerdì sera.

Carburanti, l’accordo del governo con l’autotrasporto

Questa volta però uno degli obiettivi principali del governo era scongiurare la minaccia di uno sciopero generale dell’autotrasporto che poteva paralizzare il Paese e catapultare subito la crisi di Hormuz sugli scaffali dei supermarket. Le nuove misure fiscali mostrano, però, la corda.

Quando Unatras, la maggiore associazione italiana dell’autotrasporto, ha annunciato venerdì pomeriggio che, dopo l’incontro con il governo, ritirava il blocco, si è capito che il compromesso era stato trovato.
Poco dopo l'esecutivo approvava la proroga al mese di giugno del credito di imposta per l’autotrasporto: 300 milioni di euro in totale, dei quali 100 milioni già stanziati in precedenza.

Altra colonna dell’intesa era la riduzione da 60 a 30 giorni del meccanismo del silenzio assenso sul credito di imposta del settore, anch’essa messa nero su bianco dall’esecutivo insieme a misure per l’acquisto di fertilizzanti agricoli (introdotto un credito d’imposta fino al 30% della spesa) e per il gasolio per il settore primario.
Altri 100 milioni andavano all’ex Ilva, altre attese risorse ancora al Fondo nazionale per il trasporto pubblico locale.

In un Paese che trasporta circa l’80% delle merci su gomma, la tenuta del settore dell’autotrasporto è essenziale per il governo, che infatti ha deliberato l’avvio di un tavolo permanente di confronto con la categoria.

Carburanti, il nuovo taglio sulle accise

Il piatto forte della misura resta però il rinnovo del taglio delle accise in scadenza proprio venerdì scorso: il governo leva 5 centesimi di accise dalla benzina e 10 centesimi al litro dal gasolio.

Sulla scadenza, limitata ad appena il prossimo 6 giugno, monta qualche polemica. È difficile però chiedere a finanze pubbliche improntate alla prudenza durante tutta questa esperienza di governo, squilibri maggiori dei conti pubblici che - emerge sempre più chiaramente - non potranno a lungo essere reperite solo dal bilancio pubblico.

La prima cosa che balza all’occhio è il dimezzamento del taglio al diesel, che prima era appunto di 20 centesimi e ora si riduce a 10 centesimi, sempre al netto dell’IVA in questo caso.

L’associazione dei consumatori Codacons non fa sconti e sottolinea che il taglio delle accise del diesel, considerando l’IVA, si dimezza da 24,4 a 12,2 centesimi di euro al litro, portando un pieno di diesel a costare 6,1 euro in più e il costo degli interventi fatti finora per ridurre le accise a 1,7 miliardi di euro.

Più clemente Unimpresa, che parla di “prezzi assoluti più bassi di Francia e Germania su entrambi i carburanti” e di “incrementi percentuali al di sotto della media UE”.

È inevitabile notare che più la crisi iraniana si protrae nel tempo, più le risorse approntate dal governo si riducono: è una traiettoria discendente che lascia sempre più esposti consumatori e imprese e che a un certo punto dovrà trasformarsi una nuova strategia di Roma o di Bruxelles.

Intanto si avvicina quell’11 giugno per il quale l’ECB Watch Tool dà all’85% la probabilità di un rialzo dei tassi d’interesse dell’Eurozona (al 2,4% per il tasso di rifinanziamento delle operazioni principali). Se così fosse, come appare sempre più probabile, altri impatti si materializzerebbero.

Lo scenario insomma, nonostante l’ottimismo odierno dei mercati, è tutt’altro che luminoso.