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Musk compra Twitter, cosa si sa e cosa no

di Giovanni Digiacomopubblicato:

“L’uccellino è libero”, appena in tempo l’accordo da 44 miliardi di dollari che già era finito in Tribunale. Il patron della Tesla azzera il vertice, ma si temono licenziamenti assai più numerosi. Ecco come va Twitter e cosa (forse) vuole farci Musk

“L’uccellino è libero”, Elon Musk ha annunciato così il completamento della tormentata acquisizione di Twitter che valuta l’azienda 44 miliardi di dollari circa, dopo cause, accuse, tweet e altri spiacevoli episodi. L’imprenditore sudafricano della Tesla, di Space X, di PayPal e molto altro, l’uomo più ricco del mondo con un patrimonio accreditato di oltre 220 miliardi di dollari secondo Forbe ha subito confermato intenzioni bellicose: ha licenziato gran parte del top management, a partire dall’amministratore delegato Parag Agraw, dal direttore finanziario Ned Sagal e dalla numero uno degli affari legali, di policy pubblica e di fiducia e sicurezza Vijaya Gadde. Niente di strano.

Quando si compra un’azienda spesso si cambiano i manager per assorbirne le funzioni in vista di una nuova strategia o per rimpiazzarli con uomini di fiducia. Sicuramente è nello stile di Musk un accentramento almeno iniziale delle funzioni per la svolta nel social media dei cinguettii. Ma cosa cambierà in pratica?

Twitter cosa cambierà

Con oltre 230 milioni di utenti – e proprio sul numero degli effettivi utenti c’è stata gran parte dello scontro degli ultimi mesi con Musk che accusava l’azienda di avere troppi account “fake” – sicuramente Musk acquista un potere che va molto al di là del semplice calcolo economico.

Lo stesso Musk ha diverse volte annunciato e smentito su questo rapido social media a metà tra Facebook (Meta) e Instagram, ma alle prese, come la società di Zuckerberg con quel gigantesco tema della responsabilità sul quale le intenzioni di Musk non sono chiarissime.

Molti si chiedono se il suo annuncio di volere liberare “Twitter” non significhi, per esempio, la riattivazione dell’account di Donald Trump, l’ex presidente degli Stati Uniti poi bandito dopo i fatti di Capitol Hill. Sulla capacità di Musk di maneggiare con cura le nuove responsabilità editoriali dei social media sorgono d’altronde diversi dubbi dai suoi comportamenti passati.

Musk: tweet e show su Tesla e Dogecoin

Nel 2018 la Sec, ossia la Consob statunitense, multò Musk e la sua Tesla perché il manager aveva annunciato proprio in un tweet agostano l’intenzione di privatizzare la casa delle auto elettriche offrendo 420 dollari ad azione, cosa che poi mandò in tilt ovviamente il titolo, senza che l’azienda e i regolatori del mercato avessero il tempo di sorvegliare la gestione delle comunicazioni al mercato. L’annuncio peraltro non ebbe seguito e fra mille polemiche alla fine Musk dovette pagare 20 milioni di dollari di multa e Tesla altri 20 milioni.

Appena lo scorso 8 settembre Reuters aggiornava il mercato sulla class action da ben 258 miliardi di dollari lanciata dal Keith Johnson contro Musk e le sue società (Space Exploration Technologies Corp dba SpaceX, Tesla, Inc. and Space Exploration Technologies Corp. doing business as SpaceX) con l’accusa di aver gonfiato con schemi piramidali i valori della criptovaluta Dogecoin. Sotto accusa anche i suoi tweet sul Dogecoin: la valuta elettronica nata da un meme nel 2013 si era molto avvantaggiata dell’aperto appoggio dell’uomo più ricco del mondo.

I querelanti accusano Musk (tutte da dimostrare) di avere sostanzialmente gonfiato, lucrato e lasciato crollare il Dogecoin con uno schema societario piramidale e mettono nei documenti persino le sue parole nello spassoso show comico a Saturday Night Live della NBC il 9 maggio 2021.

Musk scherzando aveva confessato di soffrire della sindrome di Asperger, di volere un’umanità multiplanetaria e aveva fatto umorismo anche sui suoi rapporti con Twitter citando il suo tweet “69 day after 4/20 again haha”, che è un ormai celebre gioco di parole in ordine:

sul suo compleanno (è nato il 28 giugno 1971 e se si tolgono 69 giorni si arriva al 20 aprile),

sulla sua nota predilizione per la marijuana (4/20 o 4:20 420 è nello slang americano un riferimento al consumo di marijuana o hashish con un giorno dedicato proprio il 20 aprile, ossia 4/20 nella notazione Usa sulle date) e

persino sui 420 dollari annunciati per ogni azione Tesla.

Lo stesso Musk ricorda di aver fumato uno spinello durante il podcast di Joe Rogan (le foto circolano sul web), scherza su OJ Simpson e alla fine fa un duetto con sua madre che dice che non vede l’ora di scoprire il suo regalo per la festa della mamma, ma spera che non sia Dogecoin e lui brevemente “Sì lo è”.

Insomma scherzi da miliardario sulla passione per le criptovalute che era passata per investimenti della Tesla da 1,5 miliardi di dollari in bitcoin e per un breve periodo dalla possibilità di comprare le auto con questa criptovaluta (salvo poi scoprire che i consumi energetici impattavano sul pianeta e non era proprio in linea con la mission di una società delle auto elettriche).

Solo che poi il Dogecoin aveva preso un altro scivolone in borsa e qualcuno dai 12, 16 centesimi della sera prima dello show era arrivato in breve a un minimo 5 centesimi circa. Fra l’altro proprio in queste ore il Dogecoin, che Musk sostiene di supportare ancora, vola sui mercati con guadagni del 5,61% che lo riportano oltre i 7,7 centesimi.

Difficile escludere che sia collegato all’operazione di Musk su Twitter. Fra l’altro la data era nota: l’accordo doveva concludersi entro oggi e alcuni osservatori hanno persino insinuato che sia stata conclusa anche per evitare le conseguenze della causa legale scaturita in questi mesi.

Twitter: ma come è andata in pratica?

Il 25 aprile 2022, mentre qui festeggiavamo la Liberazione, Musk lavorava alla “liberazione” dell’uccellino dei social media: Twitter quel giorno emise un comunicato in cui confermava un accordo con le X Holding I Inc e X Holding II Inc dello stesso Musk in base al quale le holding del patron della Tesla si impegnavano a promuovere una fusione con Twitter e convertivano le sue azioni in 54,20 dollari ciascuna in contanti. Insomma un’operazione che sembra intavolata, ma non era così.

L’8 luglio un altro documento di Twitter alla SEC comunicava che già dal 9 maggio 2022 Musk e suoi advisor a Morgan Stanley chiedevano a Twitter alcune informazioni “critiche” in pratica per valutare se fosse vero che gran parte degli account della piattaforma Twitter erano falsi o spam.

Musk riteneva che la società non avesse fornito i dati richiesti e quindi che l’accordo per la maxi-acquisizioni non fosse stato rispettato per questa mancanza di trasparenza di cui alla sezione 6.4 del Merger Agreement. In altre parole non credeva più nella società e, ritenendo che ci fossero troppi account falsi, voleva tirarsi indietro dall’affare.

Twitter ovviamente avvia una contro-causa legale per violazione dell’accordo preso. In Delaware c’è stata un’altra udienza lo scorso 17 ottobre.

La scadenza ufficiale dell’intesa era oggi e sembra che alla fine, tra mille difficoltà, l’accordo sia stato chiuso.

Twitter: come va la società? Musk licenzierà il 75% del personale?

Anche se la cacciata immediata del management di Twitter (ma i rumors riportano che dopo 12 mesi di incarico come amministratore delegato il CEO uscente Parag Agrawal incasserà una buona uscita da 42 milioni di dollari) è un segnale forte e normale. Quel che più ha preoccupato l’azienda sono state invece le voci sull’intenzione di Musk di licenziare il 75% del personale di Twitter, ossia tre quarti dei circa 7.500 dipendenti, quindi circa 5.600 persone. Sono molte meno dell’indotto da 10 mila persone della raffineria Lukoil di Priolo (il 25% della raffinazione italiane), ma è comunque una bomba sociale, anche per il valore simbolico dell’occupazione nei colossi tecnologici statunitensi.

Sembra però, è stato riportato da Bloomberg, che lo stesso Musk abbia smentito l’intenzione di licenziare tre quarti dei dipendenti in un incontro con il management di Twitter il 26 ottobre 2022. Cosa davvero succederà non si sa.

Nel secondo trimestre del 2022, ossia tra aprile e giugno di quest’anno, mentre partiva la conquista di Musk, Twitter ha registrato ricavi da 1,17 miliardi di dollari, in leggero calo dell’1,15%, ma erano i costi, tutti i costi, che erano balzati del 31% portando le perdite del gruppo 270 milioni di euro in tre mesi a fronte di un utile da 65 milioni nello stesso periodo del 2021.

La cassa dalle attività operative era crollata da 381 milioni a 29,69 milioni di dollari. Insomma crisi trimestrale, anche se la società ha oltre 2,8 miliardi di cassa e non ha squilibri patrimoniali particolari.

Infatti i dati della prima metà dell’anno (primo e secondo trimestre) hanno comunque un bell’utile complessivo da 243 milioni e ricavi in crescita a 2,22 miliardi, la società ha inoltre investito in ricerca e sviluppo oltre 454 milioni soltanto tra giugno e aprile, quindi i dati sono da valutare con attenzione.

Comunque la semestrale viene ufficializzata il 22 luglio, c’è già la proposta di Musk, il suo passo indietro, la causa legale della società contro di lui. Non viene neanche fornita una guidance al mercato e non si tiene una call visto la presenza di una contrastata offerta per la società.

Il 28 ottobre del 2022 si chiude finalmente la partita, cambia la proprietà e il top management, Elon Musk prende le redini dell’uccellino. Il resto lo diranno i prossimi mesi.

Sicuramente la fase non sarà semplice: c’è il rischio di recessione (anche Musk ne ha parlato e teme duri fino almeno al prossimo aprile) e le sfide di un mercato dei social media Usa sempre più assediato dalla concorrenza e dall’evoluzione del settore, con Meta/Facebook in crisi e i vari Instagram e TikTok alle prese con problemi di responsabilità mentre la globalizzazione si sfilaccia non renderanno facile il rilancio di Twitter. Qualche battuta di certo non basterà.

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